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sabato 4 gennaio 2014

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea - Parte 5, guida all'Islam

Cari amici, questo capitolo parla dell'Islam. Cosa è veramente, come è nato, come conoscerlo e perché combatterlo. Buona lettura




1. Cognizioni basilari

a. I cinque pilastri dell'Islam
I cinque pilastri dell'Islam sono i comandamenti basilari della religione. Essi sono:

1. La testimonianza di fede (iman) nell'unicità di Allah e nella profezia di Muhammad, indicata dalla dichiarazione [Shahadah]: "Allah è l'unico Dio e Maometto è il suo Profeta".
2. Le preghiere rituali (salah).
3. L'elemosina canonica (zakat).
4. Il digiuno (sawm).
5. Pellegrinaggio (hajj) alla Mecca per chi ne ha la possibilità.

Questi cinque pilastri non ci dicono molto sulla fede e sul comportamento Maomettano. Gli ultimi quattro sono aspetti comuni in molte religioni. La profezia di Muhammad è esclusiva dell'Islam. Per comprendere l'Islam e i Maomettani dobbiamo comprendere la figura di Muhammad oltre alle rivelazioni di Allah che formano il Corano.

b. Il Corano – Il Libro di Allah
Secondo gli insegnamenti Maomettani, il Corano è una serie di rivelazioni impartite dall'Arcangelo Gabriele a Muhammad, che poi le ha dettate ai suoi seguaci. I seguaci imparavano a memoria quello che sentivano e lo scrivevano dove capitava. I frammenti vennero compilati in un libro da Uthman, il terzo Califfo, vari anni dopo la morte di Muhammad.

Il Corano è lungo quasi quanto il Nuovo Testamento. Comprende 114 sure (da non confondersi con la Sira, la vita del Profeta) di varia lunghezza, che si possono considerare i capitoli del Corano.
Secondo la dottrina Maomettana, circa nel 610 AD in una caverna vicino la Mecca (l'Arabia Saudita di oggi) Muhammad ricevette la prima rivelazione, che ordinava solo di "recitare" o "leggere" (Sura 96); le parole che doveva recitare non erano sue, ma di Allah. Nei vent'anni successivi arrivarono altre rivelazioni che istruivano gli abitanti della Mecca di rinunciare al paganesimo e venerare solo Allah.

Nella Mecca Muhammad condannava il politeismo ma mostrava grande rispetto verso il monoteismo dei cittadini cristiani ed ebrei. Allah affermava di essere lo stesso Dio venerato da loro e di essersi rivelato alla gente araba tramite il suo messaggero, Muhammad. Le rivelazioni che arrivarono più tardi nella carriera di Muhammad dopo che lui e i primi Maomettani lasciarono Mecca per la Medina trasformarono l'Islam da un monoteismo abbastanza benigno a una ideologia espansionista, politica e militare che persiste ancora oggi.

L'Islam ortodosso non accetta che il Corano sia tradotto in altre lingue perché per loro la traduzione sarebbe per forza inaccurata. Un argomento degli apologeti Islamici per zittire le critiche è che il Corano può essere studiato e capito solo in Arabo. Ciò è falso, l'Arabo è una lingua come le altre e quindi pienamente traducibile. Infatti, molti Maomettani non conoscono l'Arabo. Nelle analisi di questo capitolo si usano le traduzioni di due studiosi Maomettani, a parte i miei commenti inclusi tra parentesi graffe { }.

c. La Sunnah – La Via del Profeta Muhammad
Nell'Islam, Muhammad è considerato al-insan al-kamil (l'uomo ideale). Muhammad non è considerato divino e non viene venerato (nessuna immagine di Muhammad è permessa per evitare l'idolatria). Lui è considerato un modello di comportamento su cui tutti i Maomettani si debbono basare. Attraverso gli insegnamenti personali e le azioni di Muhammad – la Via del Profeta, la Sunnah – i Maomettani hanno il termine di paragone su cui devono basarsi per vivere una vita buona e santa. I dettagli della vita del Profeta, come viveva, cosa faceva, le sue espressioni non coraniche e le sue abitudini personali sono una conoscenza indispensabile per ogni buon Maomettano.

La conoscenza della Sunnah viene dalle Hadith (rapporti) sulla vita di Muhammad, trasmessi oralmente fino alla scrittura nell'ottavo secolo, vari secoli dopo la morte di Muhammad. Le Hadith sono i testi più importanti dopo il Corano, una collezione di aneddoti sulla vita di Muhammad scritti da coloro che lo conoscevano personalmente.
Ci sono migliaia e migliaia di Hadith, alcune lunghe varie pagine, altre poche righe. Quando le Hadith vennero trascritte era chiaro che molte erano false. I primi studiosi Maomettani fecero sforzi tremendi per cercare di decidere quali fossero autentiche e quali no.

Le Hadith di cui si parla vengono dall collezione più affidabile, Sahih Al-Bukhari, riconosciuta come ispirata da tutte le scuole Maomettane. Le varie traduzioni delle Hadith variano nella suddivisione in capitoli, volumi e libri, ma il contenuto è lo stesso. Per ogni Hadith si riporta prima la classificazione, poi il nome dell'autore (un conoscente personale di Muhammad) e poi il contenuto. Anche se è quasi impossibile accertare l'autenticità delle Hadith esse vengono considerate ispirate nelle discussioni tra Maomettani.

Dato che Muhammad è la pietra di paragone della moralità le sue azioni non vengono giudicate secondo un codice morale, ma al contrario stabiliscono quel che è morale per un Maomettano.

Volume 7, Libro 62, Numero 88; Narrato da Ursa: Il Profeta scrisse il (contratto di matrimonio) con Aisha quando lei aveva sei anni, consumò il matrimonio con lei quando ne aveva nove e lei rimase con lui per nove anni (fino alla morte di lui)

Volume 8, Libro 82, Numero 795; Narrato da Anas: Il Profeta fece tagliare mani e piedi agli uomini appartenenti alla tribù di Uraina e non fece cauterizzare (i loro arti sanguinanti) fino alla loro morte.

Volume 2, Libro 23, Numero 413; Narrato da Abdullah bin Umar: Gli Ebrei {della Medina} portarono davanti al Profeta un uomo e una donna dei loro che avevano (commesso adulterio) una relazione illegale. Ordinò che entrambi fossero lapidati (a morte) vicino al luogo dove vengono recitate le preghiere funerarie dietro la moschea.

Volume 9, Libro 84, Numero 57; Narrato da Ikrima: Alcuni Zanadiqa (atei) vennero portati di fronte ad Ali {il quarto Califfo} e lui li fece bruciare. La notizia di questo evento raggiunse Ibn 'Abbas che disse, "Se fossi stato al suo posto non li avrei fatti bruciare, dato che l'Apostolo di Allah lo proibisce dicendo: non punite nessuno con la punizione di Allah (il fuoco)." Li avrei fatti uccidere secondo le istruzioni dell'Apostolo di Allah, "Chiunque rinneghi la sua religione Islamica, uccidetelo."

Volume 1, Libro 2, Numero 25; Narrato da Abu Huraira: Chiesero all'Apostolo di Allah quale fosse la migliore azione e lui rispose "Credere in Allah e nel suo Apostolo (Muhammad)". Quindi gli chiesero quale fosse la seconda migliore e Lui rispose "Partecipare alla Jihad in nome di Allah."


Nell'Islam, non esiste un senso di moralità o di giustizia che vada oltre l'esempio specifico e le istruzioni del Corano e della Sunnah. Dato che Muhammad è considerato il profeta finale di Allah e il Corano la parola eterna e inalterabile di Allah in persona, non esiste una evoluzione della moralità che permetta la modifica o l'integrazione della moralità Maomettana con quella di altre fonti. L'intero universo morale Maomettano gira intorno alla vita e agli insegnamenti di Muhammad.

Oltre le Hadith riconosciute, una fonte di conoscenza su Muhammad è la Sira (la vita) del Profeta, scritta da uno dei grandi studiosi Maomettani, Muhammad bin Ishaq, nell'ottavo secolo.

La carriera profetica di Muhammad si divide in due metà: la prima alla Mecca, dove predicò per quattordici anni, la seconda alla Medina (la città dell'Apostolo di Dio) dove divenne un potente leader politico e militare. Alla Mecca vediamo una figura quasi biblica che predicava il pentimento e la carità mentre veniva perseguitato e rifiutato da tutti.
Alla Medina vediamo invece un comandante e stratega che conquistava e uccideva i suoi oppositori. Questi sono gli ultimi anni della vita di Muhammad, tra il 622 e la sua morte nel 632, anni in cui non ci furono molta cortesia e civiltà.
Nel 622, quando il Profeta aveva più di 50 anni, lui e i suoi seguaci praticarono l'Egira (emigrazione o fuga), dalla Mecca all'oasi di Yathrib – poi chiamata la Medina – circa 200 miglia a nord. Il nuovo monoteismo di Muhammad aveva irritato i regnanti pagani della Mecca e la fuga alla Medina era stata causata probabilmente da un tentativo di assassinare Muhammad. Dopo avere inviato emissari alla Medina per essere sicuro di essere il benvenuto. Muhammed venne accettato dalle tribù della Medina come capo tribale e mediatore delle dispute fra le tribù.

Poco dopo la sua fuga un gruppo di nuovi seguaci si sottomise a Muhammed in una collina vicino la Mecca chiamata Aqaba. Ishaq descrive nella Sira questo evento:

Sira, p208: Quando Allah diede il permesso di fuga al suo Apostolo, il secondo giuramento di fedeltà ad Aqaba aveva condizioni di guerra che non c'erano nel primo. Ora loro {i seguaci di Muhammad} promisero guerra contro tutti gli oppositori di Dio e del suo Apostolo, mentre Lui gli promise la ricompensa del paradiso per la loro fedeltà.

E'chiaro che a questo punto la religione Maomettana intraprese un cambiamento radicale. Lo studioso Ishaq vuole impressionare i suoi lettori (Maomettani) con l'affermazione che nei suoi primi anni l'Islam era un credo tollerante capace di "sopportare gli insulti e perdonare gli ignoranti".
Il calendario Islamico dimostra l'importanza dell'Egira iniziando il calendario proprio da quel momento. L'anno dell'Egira, il 622 AD, è considerato più importante dell'anno della nascita o della morte di Muhammad, o dell'anno della prima rivelazione Coranica dato che l'Islam è prima di tutto una entità politica e militare. Solo quando Muhammad scappò dalla Mecca con il suo esercito l'Islam maturò nella sua forma politica e militare.

i. La battaglia di Badr

La Battaglia di Badr fu il primo scontro militare combattuto dal Profeta. Dopo essersi stabilito alla Medina durante l'Egira, Muhammad iniziò una serie di razzie contro le carovane delle tribù Quraish della Mecca dirette verso la Siria.

Volume 5, Libro 59, Numero 287; Narrato da Kab bin Malik: L'Apostolo voleva andare incontro alle carovane dei Quraish, ma Allah volle che (I Musulmani) incontrassero il loro nemico inaspettatamente (senza averne l'intenzione).

Volume 5, Libro 59, Numero 289; Narrato da Ibn Abbas: Nel giorno della battaglia di Badr, il Profeta disse, "O Allah! Ti chiedo (di mantenere) la Tua Alleanza e Promessa. O Allah! Se la Tua Volontà è che nessuno Ti veneri allora (dai la vittoria ai pagani)" Quindi Abu Bakr lo prese per mano e disse, "Ciò è sufficiente." Il Profeta rispose, "La loro orda verrà messa in fuga e mostreranno la schiena." (54:45)

Di ritorno alla Medina dopo la battaglia, Muhammad ammonì le tribù Ebraiche di Qaynuqa che dovevano accettare l'Islam o soffrire lo stesso fato dei Quraish (3:12-13). I Qaynuqa chiesero di andarsene dalla Medina con le loro proprietà, richiesta che Muhammad accolse. Dopo l'esilio dei Bani Qaynuqa, Muhammad si rivolse agli individui della Medina che secondo lui si erano comportati in maniera infida. Il Profeta disprezzava particolarmente i molti poeti che avevano ridicolizzato la sua religione e il suo comportarsi da profeta. Questo comportamento si rispecchia oggi nelle reazioni violente dei Maomettani verso ogni presa in giro reale o immaginaria.
Nel suo procedere contro i suoi oppositori, l'uomo ideale diede il precedente per come si sarebbero dovuti comportare i Maomettani verso i detrattori della loro religione.

Sira, p367: Quindi lui {Kab bin al-Ashraf} compose versi offensivi verso le donne Musulmane. L'Apostolo disse: "Chi mi libererà di Ibnul-Ashraf?" Muhammad bin Maslama, fratello di Bani Abdu'l-Ashhal, disse, "Me ne occupero io per te, Apostolo di Dio, lo ucciderò io." Lui rispose, "Fallo se ne sei in grado." "L'importante è che tu ci provi {disse il Profeta a Muhammad bin Maslama}. Lui disse , "Apostolo di Dio, per farlo dovremo mentire." {Il Profeta} gli rispose, "Dite quello che volete, in questo siete liberi."

Volume 4, Libro 52, Numero 270; Narrato da Jabir bin 'Abdullah: Il Profeta disse, "Chi è pronto a uccidere Kab bin Al-Ashraf che ha davvero ferito Allah e il suo Apostolo?" Muhammad bin Maslama disse, "Apostolo di Allah! Vuoi che io lo uccida?" Lui rispose di si. Quindi, Muhammad bin Maslama andò da lui(ossia Kab) e disse, "Quest'uomo (il Profeta) ci ha mandato in giro a chiedere elemosine." Kab rispose, "Per Allah, vi stancherete di lui!" Muhammad gli disse, "Lo abbiamo seguito finora, non vogliamo lasciarlo finché non vedremo come va a finire." Muhammad bin Maslama continuò a parlargli finché non trovò l'occasione per ucciderlo.

Buona parte della Sira si dedica alle poesie scritte dai seguaci di Muhammad e dai suoi nemici in duelli letterari che rispecchiavano quelli nel campo di battaglia. Sembra che ci fosse una gara nel vantarsi di se stessi, della propria tribù e del proprio Dio mentre si denigrava l'avversario in modo eloquente e memorabile. Kab bin Malik, uno degli assassini di suo fratello, Kab bin al-Ashraf, scrisse:

Sira, p368: Kab bin Malik disse: Kab venne lasciato prostrato a terra (dopo la sua caduta {la tribù ebraica di} al-Nadir venne sottomessa). Per ordine di Muhammad con la spada lo tagliammo a pezzi, dopo che il suo stesso fratello ce lo aveva portato di notte con l'inganno. Lo ha ingannato e abbattuto mentre Mahmud era fiero e fiducioso.

ii. La battaglia di Uhud

I Quraish della Mecca si raggrupparono per attaccare i Maomettani della Medina. Muhammad ebbe notizie dell'attacco e si accampò con le sue forze in una collina a Nord della Medina chiamata Uhud, dove diede battaglia.

Volume 5, Libro 59, Numero 377; Narrato da Jabir bin Abdullah: Nel giorno della battaglia di Uhud, un uomo venne dal Profeta e disse, "Puoi dirmi dove andrò se avrò il martirio?" Il Profeta rispose, "In Paradiso." L'uomo buttò via i datteri che stata trasportando e combatte fino al martirio.

Volume 5, Libro 59, Numero 375; Narrato da Al-Bara: Quando affrontammo i nemici, essi scapparono tanto in fretta che vedemmo le loro donne fuggire verso le montagne con le gonne sollevate e le cavigliere in mostra. I Musulmani iniziarono ad acclamare "Il bottino di guerra!" Abdullah bin Jubair disse, "Il Profeta mi ha fatto promettere di non lasciare questo luogo." Ma i suoi compagni rifiutarono (di restare). Quando si rifiutarono (di mantenere la postazione), (Allah) li confuse tanto da non fargli trovare la strada ed essi soffrirono settanta morti.

Anche se privato della vittoria a Uhud, Muhammad non era sconfitto. Continuava con le razzie che non erano solo virtuose ma anche redditizie. Nella visione del mondo Maomettana non c'è conflitto tra ricchezza, potere e santità. Infatti, è logico che un credente nella vera fede possa anche godere delle benedizioni materiali di Allah, anche a costo di rapinare gli infedeli.

Dopo aver neutralizzato le tribù Ebraiche di Bani Qaynuqa dopo Badr, Muhammad si rivolse verso i Bani Nadir dopo Uhud. Secondo la Sira, Allah avvertì Muhammad di un tentativo di assassinio e il Profeta ordinò ai Maomettani di prepararsi alla guerra contro i Bani Nadir. I Bani Nadir accettarono di andarsene in esilio se Muhammad gli avesse permesso di portarsi dietro le loro ricchezze. Muhammad accolse le loro richieste, a condizione che lasciassero indietro le loro armature.


iii. La battaglia di Medina

Nel 627 Muhammad affrontò la sua sfida più grande. In quell'anno i Quraish della Mecca tentarono il loro attacco più determinato contro la Medina. Muhammad preferì affrontarli nella città stessa, protetta su tre lati. I Quraish avrebbero dovuto attaccare da nord-ovest attraverso una vallata, in cui Muhammad fece scavare una trincea.

Volume 4, Libro 52, Numero 208; Narrato da Anas: Nel giorno della (battaglia della) Trincea gli Ansar {appena convertitisi all'Islam} dissero, "Siamo quell che hanno giurato alleanza a Muhammad per la Jihad (eterna) per tutta la nostra vita." Il Profeta gli rispose , "Allah! Non c'è vita tranne quella nel Paradiso. Onora gli Ansar e gli emigranti {dalla Mecca} con la Tua Generosità."

Narratore Mujashi: Io e mio fratello siamo andati dal Profeta e gli abbiamo chiesto di fare giuramento di fedeltà per emigrare. Lui rispose "L'emigrazione ormai è finita". Io gli chiesi "E per cosa dovremo giurare, allora?". Lui rispose "Accetterò (il vostro giuramento) per l'Islam e per la Jihad."

I Quraish si fecero bloccare dalla trincea e riuscirono a mandare solo dei gruppetti ridotti all'attacco. Dopo vari giorni se ne tornarono alla Mecca. Dopo questa vittoria, Muhammad si rivolse alla terza tribù ebraica della Medina, i Bani Quraiza. Mentre i Bani Qaynuqa e i Bani Nadir subirono l'esilio, il fato dei Bani Quraiza fu ancora peggiore.

Sira, p463-4: Quando loro {la tribù Quraiza} si arresero, l'apostolo li confinò nel quartiere di al-Harith, nella Medina.
Quindi l'apostolo fece scavare dei fossati nel mercato della Medina. A questo punto li fece catturare a decine e decapitare in quei fossati. Tra loro c'era il nemico di Allah Huyayy bin Akhtab e il loro capo Kab bin Asad. C'è n'erano circa 600 o 700, anche se alcuni dicono 800 o 900.
Mentre venivano portati a decine per volta davanti all'Apostolo chiedevano a Kab cosa ne sarebbe stato di loro. Lui rispose, "Non lo capite? Non vedete che i soldati non smettono mai di portare gente e che quelli portati via non ritornano? Per Allah, il nostro fato è la morte!" Questo andò avanti finché l'Apostolo non li fece uccidere tutti.

Qui abbiamo il precedente che spiega la tendenza tipicamente Maomettana di decapitare le vittime. E' un altro insegnamento del loro Profeta.

Dopo un altra delle razzie dei Maomettani, questa volta in un posto chiamato Khaibar "Le donne di Khaibar vennero distribuite tra i Maomettani" come era pratica comune (Sira, p511). La razzia a Khaibar era diretta contri i Bani Nadir, che Muhammad aveva esiliato dalla Medina.

Sira, p515: Kinana bin al-Rabi, che aveva la custodia del tesoro di Bani al-Nadir, venne portato dinanzi all'Apostolo quando Lui lo richiese. Kinana negava di sapere dove fosse il tesoro. Un Ebreo disse all'Apostolo di aver visto Kinana fare il giro di certe rovine ogni mattina . Quando l'Apostolo disse a Kinana, "Sai che se scopriamo che tu sapevi dove fosse il tesoro ti farò uccidere?", lui rispose di si. L'apostolo ordinò che le rovine fossero scavate e parte del tesoro venne ritrovata.
Quando gli chiesero dove fosse il resto Kinana si rifiutò di parlare, così che l'Apostolo ordinò ad al-Zubayr bin al-Awwam, "Torturatelo fino a farlo parlare" e loro gli accesero un fuoco con le pietre focaie sul petto finchè non fu quasi morto. Dopo di ciò l'Apostolo lo mandò a Muhammad bin Maslama che lo fece decapitare come vendetta per la morte di suo fratello Mahmud.


iv. La conquista della Mecca

La grande vittoria di Muhammad's arrivò nel 632 AD, dieci anni dopo che lui e i suoi seguaci erano stati costretti a scappare alla Medina. In quell'anno lui assemblò una forza di circa diecimila Maomettani e assaltò la Mecca. "L'Apostolo aveva istruito i suoi comandanti di uccidere solo quelli che facevano resistenza, a parte alcuni che sarebbero stati uccisi dovunque fossero nascosti." (Sira, p550)

Volume 3, Libro 29, Numero 72; Narrato da Anas bin Malik: L'Apostolo di Allah entrò alla Mecca nell'anno della Conquista con un elmetto arabo in testa. Quando lo levò un uomo venne da lui e gli disse, "Ibn Khatal si è aggrappato alla copertura della Kaba (si era rifugiato nella Kaba)." Il Profeta disse, "Uccidetelo."

Dopo la conquista della Mecca, Muhammad progettò il futuro della sua religione.

Volume 4, Libro 52, Numero 177; Narrato da Abu Huraira: L'Apostolo di Allah disse, "Il Giorno {del Giudizio Universale} non sarà stabilito finchè non combatterete gli Ebrei, al punto che ogni pietra dietro cui si nasconderà un Ebreo dirà, “Musulmano! C'è un Ebreo nascosto dietro di me, uccidilo!"

Volume 1, Libro 2, Numero 24; Narrato da Ibn Umar: L'Apostolo di Allah disse: "Ho avuto ordine (da Allah) di combattere contro i popoli finchè non dichiareranno che nessuno ha diritto di essere venerato se non Allah e che Muhammad è il Suo Apostolo, finchè non offriranno preghiere in maniera perfetta e non praticheranno l'obbligo della carità. Se faranno ciò avranno salva la vita e le proprietà secondo le leggi Islamiche."

Frasi guerrafondaie come queste portano gli studiosi Maomettani a dividere il mondo in dar al-Islam (La casa dell'Islam, ossia le nazioni che si sono sottomesse ad Allah) e in dar al-harb (La casa della Guerra, ossia tutte le altre). Sono questi gli ordini dei tempi di Muhammad ancora validi al giorno di oggi. Allora come adesso il messaggio dell'Islam al mondo è sempre lo stesso: sottomettetevi o vi distruggeremo.

d. La Legge Sharia
A differenza di molte altre religioni, l'Islam include un sistema legale e politico altamente dettagliato, detto Sharia, parola che si traduce con “via” o “percorso”.
I precetti della Sharia derivano dai comandamenti del Corano e della Sunnah (gli insegnamenti e i precedenti di Muhammad come appaiono nelle Hadith approvate e nella Sira). La Sharia è il progetto per una società Maomettana. Dato che la Sharia è ordinata dal Corano e dalla Sunnah essa è obbligatoria. La Sharia è il codice legale ordinato da Allah per tutta l'umanità. Violare la Sharia o non accettare la sua autorità è commettere ribellione contro Allah, ribellione che i fedeli di Allah hanno l'ordine di combattere.

Non c'è separazione tra religione e politica nell'Islam. L'Islam e la Sharia sono un mezzo per gestire la società in tutti i suoi livelli. Anche se è teoricamente possibile per una società Maomettana avere una forma esteriore diversa (un sistema democratico o una monarchia ereditaria, ad esempio), la Sharia è il contenuto obbligatorio. E'questo fatto che mette la Sharia in conflitto contro tutte le forme di governo che si basano su tutto ciò che non sia il Corano o la Sunnah.

I precetti della Sharia si dividono in due parti:

1. Obblighi rituali (al-ibadat):


Purificazione Rituale (Wudu)

Preghiere (Salah)
Digiuno (Sawm and Ramadan)
Carità (Zakat)
Pellegrinaggio alla Mecca (Hajj)

2. Transazioni (al-muamalat):


Transazioni Finanziarie

Finanziamenti
Eredità
Matrimonio, divorzio e figli
Cibi e bevande (inclusi la macellazione rituale e la caccia)
Punizioni Penali
Guerra e Pace
Obblighi Giudiziari (incluse le testimonianze e le prove)

Come è chiaro, ci sono pochi aspetti della vita su cui la Sharia non dia ordini. Ogni cosa, dal come lavarsi le mani a come allevare i bambini, dalla tassazione al servizio militare, cade sotto i suoi dettati. Dato che la Sharia deriva dal Corano e dalla Sunnah ci sono spazi di manovra e di interpretazione.
In ogni caso, basta esaminare le fonti del diritto Maomettano per capire che ogni posto in cui viene applicata la Sharia sarà molto differente da una società libera e aperta in senso occidentale.
La lapidazione degli adulteri, la pena capitale per apostati e blasfemi, la repressione delle altre religioni e una ostilità obbligatoria verso le società non Maomettane condita da una condizione di guerriglia permanente sarà la norma.
E'abbastanza accurato definire l'Islam e la legge della Sharia come una forma di totalitarismo.


2. Jihad e la Dhimmitude

a. Cosa significa "Jihad"?
Jihad si traduce letteralmente come “lotta” o “combattere”. Parlando correttamente, Jihad non significa “guerra santa” come dicono alcuni apologisti Maomettani. La domanda rimane la stessa, cosa significa Jihad? E'una lotta interiore e spirituale contro le passioni, o una lotta fisica?

Come al solito, per determinare quali sono gli insegnamenti Maomettani su un argomento bisogna leggere il Corano e la Sunnah. Da queste fonti (vedi il capitolo precedente) è evidente che un Maomettano deve lottare contro tante cose: la pigrizia nella preghiera o nel dare zakat (elemosina) o altro. E'chiaro che Muhammad ordinava anche il combattimento fisico contro gli infedeli. La notevole carriera militare di Muhammad dimostra il ruolo centrale dell'azione militare nell'Islam.

b. Hasan Al-Banna sulla jihad
Qui si riportano estratti dal trattato sulla Jihad di Hasan Al-Banna's treatise, Jihad. Nel 1928, Al-Banna fondò i Fratelli Musulmani, l'organizzazione non governativa più potente di tutto l'Egitto. Nel suo trattato, Al-Banna afferma coscientemente che i Maomettani devono prendere le armi contro gli infedeli. Lui dice che, "I versi del Corano e della Sunnah chiamano il popolo (con le espressioni più chiare ed eloquenti) alla Jihad, alla guerra, al servizio militare e a tutti i tipi di guerra per terra e per mare"


Tutti i Maomettani devono praticare la Jihad

La Jihad è un obbligo dato da Allah a tutti i Maomettani, che non può essere ignorato o evitato. . Allah ha dato grande importanza alla Jihad e ha reso stupenda la ricompensa per i martiri e i combattenti in Suo nome. Solo quelli che hanno agito come i martiri nel loro compiere la Jihad hanno diritto a una ricompensa simile.
Inoltre, Allah ha dato grande onore ai Mujahideen {coloro che praticano la jihad} impartendogli capacità eccezionali, fisiche e spirituali, in questo mondo e nel successivo. Il loro sangue puro è un simbolo di vittoria in questo mondo e il marchio del successo e della felicità nel mondo a venire.

Quelli che sanno solo trovare scuse sono stati avvertiti: soffriranno una punizione estremamente dolorosa perché Allah li descrive con i nomi più spregevoli. Li ha rimproverati per la loro codardia e mancanza di spirito, li ha castigati per la loro debolezza e le loro mancanze.
In questo mondo saranno circondati dal disonore, mentre nel prossimo saranno circondati dal fuoco da cui non potranno sfuggire, per quanto siano ricchi. La debolezza di chi si rifiuta di compiere la Jihad è uno dei peccati più gravi di fronte al Allah, uno dei sette peccati capitali che portano alla dannazione.

L'Islam intende arruolare l'intera Ummah {la comunità globale Maomettana} in un solo esercito per difendere la giusta causa contro ogni altro sistema di vita, religioso o civile, antico o moderno.
I versi del Corano e della Sunnah di Muhammad sono pieni di questi ideali e chiamano il popolo (con le espressioni più chiare ed eloquenti) alla Jihad, alla guerra, al servizio militare e a tutti ti tipi di guerra per terra e per mare.

Qui Al-Banna cita i versi del Corano e delle Hadith che dimostrano la necessità della guerra per i Maomettani. Le citazioni sono le stesse della sezione 1b del capitolo “Islam 1”.

Cosa dicono gli studiosi sulla Jihad

Vi ho appena mostrato alcuni versi del Corano e dalle Hadith riguardanti l'importanza della jihad. Ora vorrei mostrarvi alcune delle opinioni prese dalla varie scuole di giurisprudenza Islamica, incluse alcune autorità moderne. Da questo vedremo quanto la Ummah sia cambiata nella sua pratica della Jihad.

L'autore di 'Majma' al-Anhar fi Sharh Multaqal-Abhar', descrive le regole della Jihad secondo la scuola Hanafi: 'Letteralmente Jihad significa esercitare il proprio sforzo nelle parole e nelle azioni; Nella Sharia significa combattere gli infedeli in tutti i modi possibili. Ciò include pestaggi, saccheggi, distruzione dei loro luoghi di culto e dei loro idoli. Ciò significa che la Jihad deve colpire nel modo più duro possibile per assicurare la vittoria dell'Islam. E'necessario combattere gli infedeli e i Dhimmi {non-Maomettani che vivono sotto il dominio Maomettano} se violano i termini del trattato, nonché gli apostati (essi sono i peggiori infedeli, perchè hanno smesso di credere dopo aver affermato la loro fede)

E' fard (obbligatorio) per noi combattere contro i nemici. L'Imam deve inviare una spedizione militare alla Dar-al-Harb {Casa della Guerra – il mondo non-Maomettano} almeno una o due volte l'anno, col supporto del popolo. Sono tutti obbligati, anche se sono solo alcuni a combattere. Se il fard kifayah (obbligo comune) non può essere svolto da un gruppo, la responabilità ricade sul gruppo più vicino. Se il fard kifayah diviene impossibile, allora diventa un fard 'ayn (obbligo individuale) per ciascuno, come la preghiera.

L'opinione degli studiosi si questo argomento è comune, sia che si tratti di studiosi Mujtahideen o Muqalideen, sia che siano salaf (antichi) o khalaf (moderni). Sono tutti d'accordo nel dire che la Jihad è un fard kifayah su tutta l'Ummah Islamica per diffondere la Da'wah Islamica, e che la Jihad è un fard 'ayn se un nemico attacca il mondo Islamico.
Oggi, fratelli miei, sapete che i Musulmani sono costretti a servire altri e ad essere governati da infedeli. La nostra terra è assediata, i nostri hurruma'at (proprietà, rispetto, onore, dignità e privacy) vengono violati. I nostri nemici controllano i nostri affari e i rituali del nostro din sono sotto la loro giurisdizione.
Nonostante ciò i Musulmani non riescono a compiere la loro responsabilità di Da'wah. In questa situazione il dovere di ogni Musulmano è quello della Jihad, quello di prepararsi fisicamente e mentalmente in modo da essere pronto ad agire quando avverrà la decisione di Allah.

Non posso certo finire questa discussione senza menzionare il fatto che i Musulmani, durante gli inizi della loro storia (prima che la nostra dignità venisse perduta in questo momento di oppressione) non hanno mai abbandonato la Jihad e non sono mai diventati negligenti nella pratica di essa. I Musulmani sono sempre stati pronti all'azione. Ad esempio, Abdullah ibn al Mubarak, un uomo pio e istruito, militò da volontario Jihadista per buona parte della sua vita. Abdulwahid bin Zayd, un sufi devoto, fece lo stesso. Ai suoi tempi, Shaqiq al Balkhi, lo shaykh dei sufi incoraggiava i suoi studenti alla pratica della Jihad.

Faccende connesse alla Jihad

Molti Musulmani oggi credono che combattere il nemico sia jihad asghar (jihad minore) e che combattere il proprio ego sia jihad akbar (jihad maggiore). Essi usano la narrazione [athar] seguente come prova: "Siamo tornati dalla Jihad minore per partire verso la Jihad maggiore." Loro chiesero: "Qual'è la più grande delle jihad?" Lui rispose: "La jihad del cuore, quella contro il proprio ego."

Questa narrazione è usata da alcuni per sminuire l'importanza del combattimento, per scoraggiare la preparazione al combattimento, per evitare ogni offerta di Jihad ad Allah. Questa narrazione non è una tradizione saheeh (corretta): Il grande muhaddith Al Hafiz ibn Hajar al-Asqalani scrive nel Tasdid al-Qaws:

'E' chiaro e spesso ripetuto, ed era un detto di Ibrahim ibn 'Abla.'

Al Hafiz Al Iraqi scrive nel Takhrij Ahadith al-Ahya':

'Al Bayhaqi trasmetteva attraverso una catena debole di narratori sotto l'autorità di Jabir, e Al Khatib trasmetteva nella sua storia sotto l'autorità di Jabir.'

Anche se fosse una tradizione corretta, non sarebbe una scusa per l'abbandono della Jihad o della preparazione ad essa, ossia il salvataggio dei territori dei Musulmani contro gli attacchi degli infedeli. Che sia chiaro che questa narrazione vuole solo enfatizzare l'importanza del lottare contro il proprio ego per fare si che Allah sia l'unico motivo di ogni nostra azione

Altra cosa connessa alla Jihad è l'ordinare ciò che è buono e proibire ciò che è malvagio. Si scrive nelle Hadith: "Una delle forme più grandi di Jihad è pronunciare una parola di verità di fronte a un tiranno." Ma ciò è niente rispetto all'onore dello shahadah kubra (il martirio supremo) e della ricompensa che attende di Mujahideen.


Epilogo

Fratelli! L'Ummah che sa come morire una morte nobile e onorevole avrà diritto ad una vita esaltata in questo mondo e all'eterna felicità nell'altro. La degradazione e il disonore sono il risultato dell'amore per questo mondo e della paura della morte. Preparatevi per la Jihad e amate la morte. La vita stessa verrà a cercarvi.

Fratelli, sapete bene che un giorno affronterete la morte e che tale giorno capiterà solo una volta. Se in quel giorno soffrirete in nome di Allah, sarete beati in questo mondo e ricompensati nell'altro. Ricordate, fratelli, che niente può accadere se non è il volere di Allah. Ricordate che Allah onnipotente ha detto:

'Dopo la tristezza, fece scendere su di voi un senso di sicurezza e un sopore che avvolse una parte di voi, mentre altri piangevano su se stessi e concepirono su Allah pensieri dell'età dell'ignoranza, non conformi al vero. Dicevano: “Cosa abbiamo guadagnato in questa impresa?”. Di' loro: “Tutta l'impresa appartiene ad Allah”. Quello che non palesano, lo nascondono in sé: “Se avessimo avuto una qualche parte in questa storia, non saremmo stati uccisi in questo luogo”. Di': “Anche se foste stati nelle vostre case, la morte sarebbe andata a cercare nei loro letti, quelli che erano predestinati. Tutto è accaduto perché Allah provi quello che celate in seno e purifichi quello che avete nei cuori. Allah conosce quello che celano i cuori.' {Sura 3:154}


c. Dar al-Islam e dar al-harb: La casa dell'Islam e la casa della Guerra

Le ingiunzioni violente del Corano e i precedenti violenti di Muhammad sono le basi per la visione Maomettana della storia e della politica. I Maomettani dividono il mondo in due sfere di influenza, la Casa dell'Islam (dar al-Islam) e la Casa della Guerra (dar al-harb). Islam significa sottomissione, quindi la Casa dell'Islam indica quelle nazioni che si sono sottomesse al dominio Maomettano e ubbidiscono alla Sharia. Il resto del mondo, che non accetta la Sharia e non è sottomesso, esiste in uno stato di ribellione o di guerra contro la volontà di Allah. E'obbligo del dar al-Islam portare la guerra contro il dar al-harb finché tutte le nazioni non si sottometteranno alla volontà di Allah e non accetteranno la Sharia. Il messaggio dell'Islam al mondo non-Maomettano è sempre lo stesso fin dai tempi di Muhammad: sottomettetevi o sarete conquistati. Gli unici momenti dai tempi di Muhammad in cui il dar al-Islam non è stato in guerra contro il dar al-harb sono stati quelli in cui il mondo Maomettano era troppo debole o diviso per combattere.

Le pause nella guerra che la Casa dell'Islam ha dichiarato contro la Casa della Guerra non indicano un abbandono della Jihad, ma un cambiamento strategico. E'accettabile per una nazione Maomettana dichiarare la hudna, tregua, nei momenti in cui le nazioni infedeli sono troppo forti per potere fare guerra aperta.
La Jihad non è un assalto suicida, nemmeno mentre i Maomettani “uccidono e vengono uccisi” (Sura 9:111). Negli ultimi secoli il mondo Maomettano è stato troppo frammentato politicamente e troppo inferiore tecnologicamente per minacciare direttamente l'Occidente. Questa situazione sta cambiando.

1.5 Al-Taqiyya – Menzogna religiosa e politica

Dato lo stato di guerra tra i due mondi, mentire sistematicamente agli infedeli è una parte integrante delle tattiche maomettane. Ripetere a pappagallo in tutto il dar-al-Harb che “L'Islam è una religione di pace” e che la violenza Maomettana è solo nelle menti malate dei fanatici, è una tecnica di disinformazione tesa a convincere il mondo infedele ad abbassare la guardia.
Ovviamente, ci sono dei Maomettani che credono sinceramente che la loro religione sia “pacifica”, ma solo perchè sono ignoranti riguardo ad essa. Una eccezione è quella del teorico Egiziano Sayyid Qutb, che postulava nel suo “Islam and Universal Peace” che la vera pace nel mondo si avrà quando l'Islam lo conquisterà del tutto.

Una cosa importante è che ci sono molti Maomettani che definiscono l'Islam una religione di pace nel dar-al-Harb, mentre non ce ne sono nel dar-al-Islam. Un apostata Maomettano mi suggerì una prova da far fare a quegli occidentali che credono che l'Islam sia una religione di “pace e tolleranza”. La prova è provare ad affermare ciò in un qualunque angolo di strada di Ramallah, Riyadh, Islamabad, o in una qualunque città del mondo Maomettano. Mi ha assicurato che non sopravviverebbe cinque minuti.

{Un} problema riguardo la legge {per i Maomettani nel dar al-harb} nasce dall'antico principio legale Islamico del taqiyya, una parola la cui radice significa “rimanere fedele”, ma che in effetti significa "dissimulazione."
Questo principio è sancito dal Corano (3:28 e 16:106) e permette ad un Musulmano di conformarsi esteriormente alle pratiche di un governo non-Islamico, rimanendo “interiormente fedele” ai precetti dell'Islam aspettando il momento in cui la situazione cambierà. (Hiskett, Some to Mecca Turn to Pray, 101.)

Volume 4, Libro 52, Numero 269; Narrato da Jabir bin 'Abdullah: Il Profeta disse, "La guerra è inganno."

Esempi storici della al-taqiyya sono il permesso di rinnegare l'Islam per salvarsi la vita o guadagnarsi la fiducia di un nemico. Non è difficile capire che le implicazioni della taqiyya sono estremamente insidiose: in pratica è impossibile negoziare o comunicare con il dar al-Islam. E'ovvio che una comunità che si ritiene in guerra voglia ingannare gli avversari riguardo ai propri mezzi e alle proprie intenzioni. Hugh Fitzgerald della “Jihad Watch” descrive la taqiyya e il kitman, un'altra forma di menzogna.

La "Taqiyya" è la dottrina Islamica che rende accettabile il mentire sulla religione pur di proteggere l'Islame i credenti. Le sue origini sono nell'Islam Sciita, ma è praticata anche dai non Sciiti. Un termine correlato, anche se più generico, è "kitman," ossia la “riserva mentale”. Un esempio di "Taqiyya" è l'insistenza degli apologeti Maomettani nel dire che esiste la libertà di coscienza nell'Islam citando il versetto Coranico: “Non c'è costrizione nella religione." {2:256}
Ciò è falso, perchè non si parla della pratica Maomettana dell'abrogazione, il naskh, in cui un versetti come quello viene cancellato dai versi successivi, molto più intolleranti e malevoli. In ogni caso, la Storia insegna che nell'Islam c'è sempre stata e c'è ancora “costrizione nella religione” per Maomettani e non-Maomettani.

"Kitman" è simile alla "taqiyya," ma invece di essere una menzogna è l'affermare solo parte della verità, adottando una “riserva mentale” riguardo al resto. Basterà un esempio.
Quando un Maomettano afferma che “Jihad” in realtà significa “sforzo spirituale” non dice che questa definizione è molto recente (risale a poco più di un secolo fa), praticando così il “kitman”.
Quando il Maomettano riporta la Hadith in cui Muhammad, di ritorno da una battaglia dice di essere di ritorno dalla Jihad minore, non dice che quell è una Hadith “debole” considerata dagli studiosi come di dubbia provenienza. Anche in questo caso lui sta praticando Kitman

Nei momenti in cui la forza superiore del dar-al-Harb richiede che la Jihad agisca in modo indiretto, la tendenza naturale di un Maomettano verso gli infedeli sarà quella di ingannnare e nascondere. Rivelare francamente che il dar-al-Islam intende conquistare e saccheggiare il dar-al-Harb, proprio mentre esso ha maggior potere militare, sarebbe un atto di idiozia.
Fortunatamente per i Jihadisti, molti infedeli non sanno leggere il Corano e non si informano sulla figura di Muhammad, così che si fanno ingannare dalle omissioni e dalle citazioni selettive che danno l'impressione di una “religione di pace”. Un infedele che desidera credere in questa fantasia continuerà a crederci, dato che conosce solo una manciata di versetti accuratamente selezionati per fare apparire Muhammad come un uomo di grande pietà e carità. Basta scavare un po' in profondità per scoprire l'inganno.


ii. Perchè la al-Taqiyya è il concetto più importante nell'Islamizzazione Europea
L'articolo seguente dimostra che il concetto di "al-Taqiyya" è parte integrante dell'Islam, non una invenzione degli Sciiti. Ho dovuto abbreviare notevolmente le analisi. Nelle fonti ci sono i materiali originali.

La parola "al-Taqiyya" significa letteralmente: "Nascondere o mentire sulle proprie opinioni, strategie, idee, convinzioni e/o idee religiose in un momento di pericolo, sia immediato che futuro, allo scopo di salvarsi da danni fisici o mentali”. In una parola, "Dissimulazione."

Rifiutare la al-Taqiyya significa rifiutare il Corano, come si dimostra qui:


Riferimento 1:
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Jalal al-Din al-Suyuti nel suo libro, "al-Durr al-Manthoor Fi al-Tafsir al-Ma'athoor," narra che Ibn Abbas', il più serio e rispettato tra i narratori delle tradizioni Sunnite ha questa opinione della al-Taqiyya:

"I credenti non si alleino con i miscredenti, preferendoli ai fedeli. Chi fa ciò contraddice la religione di Allah, a meno che temiate qualche male da parte loro. [3:28]", inoltre Abbas scrive:

"La al-Taqiyya è solo per la bocca; chi è stato costretto a dire cose che sono male per Allah ma abbia salda la sua fede nel suo cuore, non ne avrà conseguenze. La al-Taqiyya è solo per la bocca, non per il cuore."

NOTA: Qui si definisce “cuore” il centro della fede di un individuo. E'un concetto menzionato spesso nel Corano.

Riferimento 2:
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Ibn Abbas ha commentato sul verso di sopra, come narrato nella Sunan al-Bayhaqi e Mustadrak al-Hakim, dicendo:

"al-Taqiyya è il parlare con la lingua mentre il cuore rimane fermo nella fede."

NOTA: Ciò significa che la lingua ha il permesso di dire quel che è necessario in tempi di pericolo, sempre che il cuore non ne sia partecipe; si può mentire e rimanere fedeli alla fede.

Riferimento 3:
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Abu Bakr al-Razi nel suo libro, "Ahkam al-Quran," v2, p10, spiega che il versetto di sopra affermando che la al-Taqiyya deve essere usata quando si è in pericolo di vita e di salute . Inoltre, narra quel che dice Qutadah riguardo allo stesso versetto:

"E'permesso affermare parole miscredenti quando la al-Taqiyya è obbligatoria."

Riferimento 4:
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E narrato da Abd al-Razak, Ibn Sa'd, Ibn Jarir, Ibn Abi Hatim, Ibn Mardawayh, al-Bayhaqi nel libro "al- Dala-il," e da al-Hakim nel libro "al- Mustadrak" che:

"I miscredenti arrestarono Ammar Ibn Yasir e (lo torturarono finchè) non pronunciò insulti contro Muhammad e non lodò i loro dei (idoli); quando lo rilasciarono lui andò di corsa dal Profeta. Il Profeta gli disse: “Qualcosa non va?” Ammar Ibn Yasir rispose: "Cattive nuove! Non mi hanno rilasciato finchè non ti ho insultato e lodato i loro dei!" Il Profeta disse: "Come senti il tuo cuore?" `Ammar rispose: "Ancora fermo nella fede." Allora il Profeta disse "Se li vedi tornare, fai di nuovo la stessa cosa” Allah in quel momento rivelò il versetto: " (L'apostata avrà un castigo terribile) eccetto colui che ne sia costretto, mantenendo serenamente la fede in cuore .[16:106]"

NOTA: Il versetto completo è “Quanto a chi rinnega Allah dopo aver creduto - eccetto colui che ne sia costretto, mantenendo serenamente la fede in cuore - e a chi si lascia entrare in petto la miscredenza; su di loro è la collera di Allah e avranno un castigo terribile [16:106]."

Riferimento 5:
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Nella Sunan al-Bayhaqi, Ibn Abbas spiega il versetto precedente [16:106] dicendo:

"Questo significa che Allah riserva una punizione terribile a chi rinnega la propria fede dopo aver creduto. Però quelli che sono stati costretti a negare la loro fede e ad affermare con la bocca quello che i loro cuori non credono pur di salvarsi la vita, non hanno nulla da temere; Allah ritiene i propri servi responsabili solo per quello che i loro cuori credono"

Riferimento 6:
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Un'altra spiegazione del versetto precedente viene da Jalal al-Din al-Suyuti nel suo libro, "al-Durr al-Manthoor Fi al- Tafsir al-Ma-athoor," vol. 2, p178:

"Ibn Abi Shaybah, Ibn Jarir, Ibn Munzir, e Ibn Abi Hatim narravano sotto l'autorità di Mujtahid che questo versetto venne rivelato in relazione a questo evento:
Un gruppo di persone dalla Mecca accetarono l'Islam e proclamarono la loro fede: per questo gli abitanti di Medina gli mandarono a dire di emigrare da loro, dato che se non lo avessero fatto non sarebbero stati contati tra i credenti.
Il gruppo lasciò la Mecca ma venne assalito dagli infedeli (Quraish) lungo la strada, che li costrinsero a proclamare frasi miscredenti.
Per questo motivo venne rivelato il versetto [16:106] che li esentava dal castigo.

Riferimento 7:
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Ibn Sa'd nel suo libro, "al-Tabaqat al-Kubra," narra sotto l'autorità di Ibn Sirin:

Il Profeta vide che Ammar Ibn Yasir stava piangendo, gli asciugò le lacrime e gli disse : "Gli infedeli ti hanno arrestato e affogato finche non hai detto quelle cose (ossia parlare male del Profeta e lodare gli dei pagani per aver salva la vita); se torneranno, dille pure di nuovo."

Riferimento 8:
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Si narra nel al-Sirah al-Halabiyyah, v3, p61, che:

Dopo la conquista della città di Khaybar da parte dei Maomettani, il Profeta venne avvicinato da Hajaj Ibn`Aalat che gli disse: "Profeta di Allah: Ho delle ricchezze e dei parenti alla Mecca e li rivorrei indietro. Posso parlare male di te (per evitare di essere perseguitato?)” Il Profeta glielo permise e disse: "Dì quello che devi dire."

Riferimento 9:
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Al-Ghazzali narra nel suo libro Ihya `Uloom al-Din:

Salvare la vita di un Maomettano è un obbligo da osservare. Mentire è permesso se è per evitare lo spargere di sangue Maomettano.

Riferimento 10:
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Jalal al-Din al-Suyuti afferma nel suo libro, "al-Ashbah Wa al-Naza'ir,":

"E'accettabile (per un Musulmano) mangiare la carne di un animale morto in periodi di carestia (quando lo stomaco è vuoto) e bere un sorso di alcoolici pur di non soffocare con un boccone di cibo. E'accettabile anche pronunciare parole degne di un infedele; se uno vive in un ambiente dove il male e la corruzione sono la norma e le cose permesse (Halal) sono una rarità, allora gli sarà permesso di usare qualunque mezzo pur di raggiungere i suoi scopi."

NOTA: Questa nota illustra il fatto che anche cose proibite diventano permesse in momenti di necessità.

Riferimento 11:
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Jalal al-Din al-Suyuti nel suo libro, "al-Durr al-Manthoor Fi al-Tafsir al-
Ma'athoor," v2, p176, narra che:

Abd Ibn Hameed, sotto autorità di of al-Hassan, disse: "al-Taqiyya è permessa fino al Giorno del Giudizio."
Riferimento 12:
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Nel Sahih al-Bukhari, v7, p102, Abu al-Darda' dice:

"(In verità) noi sorridiamo davanti a certe persone mentre il nostro cuore le maledice."

Riferimento 13:
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Narrata da Sahih al-Bukhari, v7, p81, che il Profeta disse:

"O `Aisha, le persone peggiori agli occhi di Allah sono quelle che vengono evitate dagli altri per la loro maleducazione."

NOTA: Il significato è che è permesso usare l'inganno pur di farsi apprezzare dalla gente. La tradizione venne narrata quando una persona chiese di parlare col Profeta, e lui rispose che non si trattava d una brava persona, ma che l'avrebbe ricevuta lo stesso. Il Profeta parlò con quella persona con molto rispetto, ma dopo Aisha chiese perchè il Profeta aveva parlato così rispettosamente con quella persona nonostante il suo carattere. La risposta del Profeta è quella qui riportata.

Riferimento 14:
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So narra nel Sahih Muslim, Capitolo MLXXVII, v4, p1373,
Tradizione #6303:

Humaid b. 'Abd al-Rahman b. 'Auf racconta che sua madre Umm Kulthum figlia di 'Uqba b. Abu Mu'ait, era una delle prime emigranti che avevano giurato fedeltà all'Apostolo di Allah e che lo aveva sentito dire:
Chi cerca di portare riconciliazione tra le persone (mentendo) non è un bugiardo. Ibn Shihab disse che questa eccezione è riconosciuta in tre casi: durante la battaglia, mentre ci si infiltra tra i nemici e per portare la riconciliazione tra le persone.

Il commentatore Sunnita di questo volume delle Sahih Muslim, Abdul Hamid Siddiqi, commenta così:

Mentire è un peccato grave, ma un Musulmano ha il permesso di mentire in vari casi.

Riferimento: Sahih Muslim Volume IV, Capitolo MLXXVII, Tradizione no. 6303 p1373, Traduzione Inglese - Abdul Hamid Siddiqui


Al-Taqiyya o Ipocrisia? [2]
Alcuni confondono la al-Taqiyya con l'ipocrisia, quando in realtà sono cose esattamente opposte. Al-Taqiyya è il nascondere la fede fingendo di non credere, mentre l'ipocrisia è fingere di credere a ciò che non si crede. Sono opposti in funzione, forma e significato.

Il Corano descrive l'ipocrisia nel versetto:

"Quando incontrano i credenti, dicono: “Crediamo”; ma quando sono soli con i loro dèmoni, dicono: “Invero siamo dei vostri; non facciamo che burlarci di loro” [2:14]."

Mentre la al-Taqiyya viene descritta nel versetto:

"Un credente che apparteneva alla famiglia del Faraone e che celava la sua fede, disse: “Uccidereste un uomo [solo] perché ha detto: "Allah è il mio Signore" ....[40:28]"

Inoltre:

"Quanto a chi rinnega Allah dopo aver creduto - eccetto colui che ne sia costretto, mantenendo serenamente la fede in cuore - e a chi si lascia entrare in petto la miscredenza; su di loro è la collera di Allah e avranno un castigo terribile [16:106]."

"I credenti non si alleino con i miscredenti, preferendoli ai fedeli. Chi fa ciò contraddice la religione di Allah, a meno che temiate qualche male da parte loro .[3:28]"

Quando Mosè, adirato e contrito, ritornò presso il suo popolo, disse: “Che infamità avete commesso in mia assenza! Volevate affrettare il decreto del vostro Signore?”. Scagliò [in terra] le tavole e afferrò per la testa suo fratello e lo trasse a sé: “O figlio di mia madre _ disse quello _ il popolo ha preso il sopravvento su di me e c'è mancato poco che mi uccidessero. Non permettere che i nemici si rallegrino [della mia sorte] e non annoverarmi tra gli ingiusti [7:150]"

Da questo si vede che Allah in persona afferma che uno dei suoi fedeli ha NASCOSTO la propria fede, fingendo di credere nella religione del Faraone pur di evitare la persecuzione. Vediamo anche che il Profeta Aronne (Haroon) ha praticato la Taqiyya quando la sua vita era in pericolo. La al-Taqiyya è CHIARAMENTE consentita in momenti di necessità. Infatti, il Corano spiega come scappare da una situazione che causerebbe la distruzione:

"non gettatevi da soli nella perdizione [2:195]"


Le ragioni e la logica dietro alla al-Taqiyya

A parte le istruzioni del Corano e delle Hadith, la necessità della Taqiyya ha anche una base logica e razionale. E'ovvio per l'osservatore attento, che Allah ha donato alle sue creature l'istinto di protezione dal pericolo. A seguire, alcuni esempi che convalidano questa osservazione.

E' chiaro che la Taqiyya, come sistema di attacco e di difesa, è il dono di Allah ai suoi discepoli per non lasciarli indifesi. La capacità di usare le parole per sfuggire ai pericoli nelle situazioni di debolezza e vulnerabilità è un esempio supremo di capacità di difesa. La al-Taqiyya soddisfa il bisogno istintivo di sopravvivere e prosperare.


Commenti

E'stato dimostrato che è permesso mentire e ingannare nelle situazioni di vulnerabilità nei confronti degli infedeli (ad esempio in Europa finché i Maomettani sono ancora una minoranza), come afferma al-Ghazzali;
E' legittimo parlare come un infedele, come afferma al-Suyuti stated;
E'legittimo sorridere ad una persona che si odia, come afferma al-Bukhari;
La al- Taqiyya è parte integrante del Corano, come si vede nella sezione “Al-Taqiyya o Ipocrisia”
La Taqiyya era praticata da uno dei compagni più fedeli del Profeta, Ammar Ibn Yasir;
La Taqiyya è permessa fino al Giorno del Giudizio (in cui l'Islam conquisterà il mondo intero);
Una persona può dire quel che vuole, anche bestemmiare contro il Profeta se si trova in una situazione di pericolo;
Anche il Profeta praticò la Taqiyya per ingannare i vicini prima di poterli conquistare militarmente.
Infine, il Profeta non rivelò la sua missione durante i primi tre anni di apostolato, praticando la al-Taqiyya per salvare l'Islam nascente dalle persecuzioni.

NON ESITE DIFFERENZA tra Sunniti e Sciiti riguardo alla Taqiyya, a parte il fatto che gli Sciiti la praticano per difendersi dai Sunniti, mentre i Sunniti la usano contro l'Occidente. Tra questi vi sono i Maomettani a maggioranza Sunnita che sono emigrati in Occidente.

Basta dire “Sono uno Sciita” in paesi come l'Arabia Saudita per essere condannati alla decapitazione, anche al giorno d'oggi. I Sunniti non hanno mai subito persecuzioni simili, anche perché sono sempre stati in buoni rapporti col cosiddetto governo Islamico.

Anche i Wahhabiti praticano la al-Taqiyya, ma sono stati indottrinati talmente tanto dai loro mentori che non la riconoscono nemmeno mentre la praticano. Ahmad Didat dice che i Cristiani sono stati talmente indottrinati che potrebbero leggere la Bibbia un milione di volte senza trovare nemmeno un errore. Sono fissati nel credere che non ci siano errori, quindi leggono a livello superficiale. La stessa cosa si applica alla al-Taqiyya.

Il Dr. al-Tijani scrive un aneddoto in cui era seduto accanto a uno studioso Sunnita in un volo per Londra; entrambi erano diretti verso una Conferenza Islamica. In quel periodo c'era ancora tensione per lo scandalo Salman Rushdie. La conversazione era ovviamente sull'unità della Ummah e sul paragone tra Sunniti e Sciiti. Lo studioso Sunnita disse: “Gli Sciiti devono lasciare perdere le loro credenze e convinzioni che causano divisioni e animosità tra i Musulmani”.
Al-Tijani chiese: “Quali?”
Il Sunnira rispose: “Ad esempio, la Taqiyya e la Muta”. Al-Tijani gli citò diverse prove per sostenere le due nozioni, ma il Sunnita non era convinto e disse che anche se le prove erano corrette andavano rifiutate per il bene dell'unità della Ummah.
Quando i due scesero a Londra l'agente doganale chiese al Sunnita quale fosse la ragione del suo viaggio. Il Sunnita risposte “Cure mediche”
L'agente rivolse la stessa domanda ad al-Tijani e lui rispose “Vado a trovare degli amici”
Al-Tijani seguì il Sunnita fuori dall'aeroporto e gli disse “Lo avevo detto che la al-Taqiyya vale per tutti i tempi e per tutte le occasioni!". Il Sunnita chiese perchè.
Al-Tijani rispose: "Abbiamo mentito entrambi al doganale, siamo entrambi qui per partecipare alla Conferenza Islamica!”
Il Sunnita sorrise e rispose: “Beh, una Conferenza Islamica è una cura medica per l'anima!” e Al-Tijani replicò: "Se è per questo, è anche una buona occasione per andare a trovare dei vecchi amici!"

Come vedete, i Sunniti praticano la Al-Taqiyya, che ne siano consapevoli o no. E'una cosa innata nella loro natura mentire per salvarsi, tanto che molti di loro lo fanno senza accorgersene neanche.

al-Imam Ja'far al-Sadiq [Il Sesto Imam di Ahlul-Bayt] disse:


"al-Taqiyya è la mia religione, la religione dei miei antenati." Disse anche: "Chi non pratica la al-Taqiyya, non pratica la sua religione."


Fonti:

http://www.al-islam.org/ENCYCLOPEDIA/chapter6b/1.html
1. http://www.al-islam.org/ENCYCLOPEDIA/chapter6b/3.html

1.6 Naskh – Abrogazione Coranica

La Naskh, l'Abrogazione Coranica, è un altro concetto importante e malcompreso dell'Islam.

Quegli Occidentali che aprono una traduzione del Corano tendono a capirci poco data l'ignoranza di un concetto importante dell'interpretazione Coranica, l'Abrogazione. Il principio dell'Abrogazione -- al-naskh wa al-mansukh (l'abrogazione e l'abrogato) – indica quali versetti dettati dal Profeta “abrogano” (ossia cancellano e sostituiscono) quelli scritti precedentemente che sembrano contraddirli. I versetti dettati alla fine della carriera di Muhammad nella Medina sostituiscono quelli dettati prima, alla Mecca. Il Corano stesso riporta il principio dell'abrogazione:

2:106. Non abroghiamo un versetto, né te lo facciamo dimenticare, senza dartene uno migliore o uguale. Non lo sai che Allah è Onnipotente?

Il versetto 2:106 è stato rivelato come risposta allo scetticismo diretto verso Muhammad perchè le rivelazioni di Allah sembravano contraddirsi l'una con l'altra. La risposta di Muhammad era che “Allah è capace di tutto”, anche di cambiare idea. Per confondere ulteriormente le idee, il Corano non è compilato in ordine cronologico.
Quando il Corano venne finalmente compilato in forma scritta dal Califfo Uthman, le sure vennero ordinate dalla più lunga alla più corta senza rispetto per l'ordine cronologico o per il contenuto. Per capire cosa dice il Corano su un argomento bisogna consultare le altre fonti Maomettane che indicano il momento della vita di Muhammad in cui una Sura è stata scritta.
Le sure della Mecca, dettate quando i Maomettani erano vulnerabili, sono generalmente benigne. Quelle della Medina, dettate dopo che Muhammad era divenuto il capo di un esercito, sono decisamente bellicose.

Per esempio, le sure 50:45 e 109, dettate alla Mecca:

50:45. Ben conosciamo quello che dicono: tu non sei tiranno nei loro confronti! Ammonisci dunque con il Corano chi non teme la Mia minaccia
109: 1. Di’: «O miscredenti!
2. Io non adoro quel che voi adorate
3. e voi non siete adoratori di quel che io adoro.
4. Io non sono adoratore di quel che voi avete adorato
5. e voi non siete adoratori di quel che io adoro:
6. a voi la vostra religione, a me la mia».


Questa sura è dettata nel momento in cui i Maomettani avevano appena raggiunto la Medina ed erano ancora vulnerabili:
2:256 Non c'è costrizione nella religione*. La retta via ben si distingue dall'errore. Chi dunque rifiuta l'idolo e crede in Allah, si aggrappa all'impugnatura più salda senza rischio di cedimenti. Allah è audiente, sapiente.

Invece, il versetto 9:5, detto il "Versetto della Spada", dettato verso la fine della vita di Muhammad:

5. Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati. Se poi si pentono, eseguono l'orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro strada. Allah è perdonatore, misericordioso

Essendo stato dettato dopo i versetti 50:45, 109, e 2:256, il Versetto della Spada abroga i versetti pacifici precedenti, come ordina il versetto 2:106. La Sura 8, dettata prima della Sura 9, ha un tema simile:


8:39. Combatteteli finché non ci sia più politeismo e la religione sia tutta per Allah. Se poi smettono... ebbene, Allah ben osserva quello che fanno.

8:67. Non si addice ad un profeta prendere prigionieri (per liberarli dietro riscatto), finché non avrà completamente soggiogato la terra. Voi cercate il bene terreno (i soldi del riscatto), mentre Allah vuole [darvi] quello dell'altra vita. Allah è eccelso, saggio.

9:29. Combattete coloro che non credono in Allah e nell'Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura (Ebrei e Cristiani), che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati.

9:33. Egli è Colui Che ha inviato il Suo Messaggero con la guida e la Religione della verità, onde farla prevalere su ogni altra religione, anche se ciò dispiace agli Mushrikun (politeisti, pagani, idolatri, atei).

Il comandamento Coranico ai Maomettani di portare guerra in nome di Allah contro gli infedeli è chiarissimo e autorevole perchè dettato verso la fine della vita di Muhammad e quindi più valido rispetto ai primi versetti più pacifici. Senza la conoscenza del principio di abrogazione (naskh), gli occidentali continueranno a travisare il Corano e a prendere l'Islam come una religione di pace.


Le origini e l'utilizzo del Naskh – Abrogazione Coranica

La Naskh (abrogazione coranica) è una pratica legale iniziata dagli studiosi Maomettani del nono secolo per risolvere le contraddizioni tra i vari versetti del Corano e delle hadith. La conseguenza pratica di ciò è che i versetti aggressivi della Medina abrogano i versetti pacifici della Mecca. Fin dall'inizio la giurisprudenza Maomettana descrive l'abrogazione coranica ('Naskh' o 'Man-sookh'). Una delle discussioni più antiche su questo argomento è la al-Naskh wa-al-mansukh fi al-quran by Abu Ubayd (Anno 839).
Un'altra fonte dal nono secolo è il Kitab Fahm al-quran of al-Harith ibn Asad al-Muhasibi. Altre fonti dello stesso periodo sono gli scritti di al-Shafii e di Ibn Qutaybah. Le conclusioni di queste “opere” sono che i versi (violenti) della Medina cancellano i versi (pacifici) della Mecca in ogni caso.

Anche se le parti abrogate rimangono nel Corano e sono recitate durante le preghiere, l'applicazione pratica di esse è proibita. Questa doppia natura rende il Corano e le Hadith estremamente efficaci nel contestare le critiche. Ogni Maomettano userà le parti dei suoi testi che più si adattano alle circostanze.
I versetti della Mecca vengono riportati per ragioni tattiche nella conquista pacifica delle nazioni tramite guerra demografica (come sta accadendo in Europa), mentre i versetti aggressivi della Mecca vengono citati nei luoghi dove la Jihad ha una forma militare, come succede in Sudan.



Le basi per l'abrogazione


Il concetto di abrogazione deriva principalmente da due testi:

[2:106] Non abroghiamo un versetto (Ayaat), né te lo facciamo dimenticare, senza dartene uno migliore o uguale. Non lo sai che Allah è Onnipotente?

La parola 'Ayaaat' significa “segno”. In tutto il Corano si usa questa parola per indicare varie cose, non solo versetti coranici. [ad esempio 30:21].
Il secondo versetto è il seguente:

[87:6-7] Noi [Allah] ti faremo recitare il Corano e non dimenticherai se non ciò che Allah vuole. Egli conosce il palese e l'occulto.

Possiamo comprendere lo sviluppo del concetto di Naskh in questo modo: gli studiosi erano perplessi nel contare le contraddizioni tra i versetti. Per fare ordine, esaminarono i comportamenti di Mohammed (specialmente nelle varie hadith) e le azioni delle prime generazioni di Maomettani.


Ad esempio il versetto [8:61], che ordina ai Maomettani di mantenere la pace con quelli che vogliono la pace è stato sostituito dal versetto 9:73;

[9:73] O Profeta, combatti i miscredenti e gli ipocriti, e sii severo con loro. Il loro rifugio sarà l'Inferno, qual triste rifugio! .

Ignorando il versetto pacifico 8:61, dettato mentre l'Islam era debole, vulnerabile e sotto costante attacco da parte dei suoi nemici, si è fondata una Jihad costante che durerà finchè il mondo intero non sarà islamizzato.

Versetti come il 9:73 vengono citati dai Maomettani ovunque.

Il versetto 2:62 è il'esempio perfetto. Insieme al 5:69, esso nomina alcuni gruppi di non-Maomettani che saranno ricompensati da Allah per la loro fede e le loro opere. Questi versetti sono abrogati dal versetto 3:85 [e da altri come il 5:3], oppure vengono definiti come relativi solo ai popoli dei tempi di Muhammad.

Alla fine, non ci sono più dubbi sugli obiettivi di Muhammad, come spiegano le seguenti Hadith:

Hadith del Profeta

"Lataftahanna al-Qustantiniyya wa lani`ma al-amiru amiruha wa lani`ma
al-jayshu dhalika al-jaysh."
"In verità conquisterete Constantinopoli. Che generale meraviglioso sarà, e come sarà meraviglioso il suo esercito!"

Inutile dirlo; ogni capitale non-Maomettana viene considerata una Costantinopoli moderna. L'unica differenza è che l'arma strategica usata nella Jihad contro l'Europa è la guerriglia demografica, invece degli assalti di fanteria usati nella Jihad Sudanese.


d. La Jihad nella storia

Nel 622 AD (Anno 1 del calendario Maomettano, AH 1), Muhammad abbandonò la Mecca per fuggire a Medina (Yathrib) circa 200 miglia a Nord. Alla Medina, Muhammad stabilì una organizzazione paramilitare che avrebbe diffuso la sua influenza e la sua religione per tutta l'Arabia. Dato che non c'è mai stata la separazione tra politica, esercito e religione nell'Islam, tale evoluzione rientrava nei principi Islamici. Nell'anno della sua morte, il 632 AD, Muhammad aveva esteso il suo controllo tramite razzie in buona parte dell'Arabia del Sud. Le popolazioni delle aree conquistate dovevano sottomettersi al governo dei Maomettani e pagare una tassa, oppure convertirsi all'Islam.


i. La prima ondata di Jihad: gli Arabi, 622-750 AD

Verso la fine della sua vita, Muhammad mandò lettere ai grandi imperi del Medio Oriente in cui pretendeva la sottomissione alla sua autorità. Il profeta non aveva alcuna intenzione di fermare l'espansione dell'Islam in Arabia. Per lui era logico che l'unica vera religione, rivelata dall'ultimo profeta, si diffondesse in tutto il mondo. Così come Muhammad aveva combattuto e sottomesso i popoli Arabi, i suoi successori Abu Bakr, Umar, Uthman, e Ali (detti i quattro califfi ortodossi) e gli altri Califfi combatterono e sottomisero i popoli del Medio Oriente, Africa, Asia, ed Europa nel nome di Allah.

Volume 4, Libro 53, Numero 386; Narrato da Jubair bin Haiya: Umar {il secondo Califfo} mandò i Maomettani nei grandi paesi per combattere i pagani. Quando raggiunse le terre del nemico i rappresentanti della Khosrau {Persia} arrivarono con quaranta mila guerrieri e un interprete chiese di parlare con qualcuno. Al-Mughira rispose, "Il nostro Profeta, il Messaggero di Dio, ci ha ordinato di combattervi finchè non venererete solo Allah oppure non pagherete Jizya (Tributo)
Il nostro Dio ci dice tramite il nostro Profeta che: "Chiunque di voi venga ucciso (martirizzato) andrà in Paradiso dove godrà una vita lussuriosa come non ha mai avuto. Coloro di voi che rimarranno vivi saranno i padroni."

Nei decenni dopo la morte di Muhammad l'Islam usò tattiche simili alla blitzkrieg per diffondersi rapidamente nei territori di Bisanzio, Persia e in Europa Occidentale. Gli imperi Persiano e Bizantino, già vacillanti dopo essersi combattuti per secoli, opposero poca resistenza all'assalto. Gli eserciti dei Maomettani caricarono in Terrasanta conquistando i territori che ora sono Iran e Iraq, per poi rivolgersi ad Occidente verso il nordafrica, la Spagna e infine la Francia.
L'offensiva Maomettana alla fine venne arrestata durante la battaglia di Poitiers/Tours, non lontano da Parigi, nel 732. In Oriente la Jihad penetrò fino all'Asia Centrale.

Come Muhammad aveva saccheggiato i suoi nemici, così i suoi successori spogliarono le terre conquistate, incredibilmente ricche materialmente e culturalmente rispetto alle sabbie desolate dell'Arabia. In pochi giorni le civiltà più avanzate del Medio Oriente, del Nordafrica, della Persia e dell'Iberia videro la loro agricoltura, la loro religione e il loro popolo distrutti o saccheggiati. A parte per poche città fortificate, la distruzione di quelle terre fu completa.

Ibn Hudayl, uno scrittore di Granada del quattordicesimo secolo, autore di un importante trattato sulla Jihad, spiegò il metodo che facilitava le conquiste caotiche e violente della Jihad in Europa:

E'permesso dare fuoco alle terre del nemico, ai suoi depositi di grano, alle sue bestie da soma, se non è possibile prenderne possesso. E'permesso anche tagliare gli alberi, razziare le città e fare tutto ciò che sia possibile per rovinare e demoralizzare il nemico, sempre che l'Imam dia la sua approvazione. Tutto ciò contribuisce al trionfo militare o alla resa del nemico.

Lo storico algerino del diciassettesimo secolo al-Maqqari, racconta che il panico causato dalla vista dei marinai e dai cavalleggeri Arabi facilitava la conquista, tanto che:

Allah ha instillato tanta paura tra gli infedeli che non osano uscire a combattere i conquistatori. Riescono solo a presentarsi come supplicanti per chiedere la pace.

Bat Ye'or, la studiosa dell'espansione Maomettana e del trattamento riservato ai non-Maomettani, ha svolto un ruolo inestimabile compilando e traducendo numerosi documenti che descrivono secoli di conquiste Maomettane. Lei ha incluso questi documenti nei suoi libri sulla storia Maomettana e sulle sofferenze dei non-Maomettani sotto il dominio dell'Islam.
Nella storia della Jihad il massacro dei civili, la profanazione delle chiese e il saccheggio dei campi sono comuni. Questo è il racconto di Michael il Siriano dell'invasione della Cappadocia (Turchia meridionale) nel 650 da parte delle truppe del Califfo Umar:

quando Muawiya {il comandante dei Maomettani} arrivò {ad Euchaita in Armenia} ordinò che tutti gli abitanti fossero passati alla spada. Piazzò guardie per non fare scappare nessuno. Dopo aver raccolto tutte le ricchezze della città fece torturare i capi per fargli rivelare dove fossero le ricchezze che fossero state nascoste.
I Taiyaye {Maomettani Arabi} portarono tutti in schiavitù, uomini, donne, ragazzi e ragazze – e commisero molti atti di abuso su quella città sfortunata. Amavano commettere atti immorali dentro le chiese. Ritornarono al loro paese pieni di gioia (Michael il Siriano, citato da Bat Ye'or, “The Decline of Eastern Christianity under Islam”, 276-7.)

La descrizione seguente da parte dello storico Maomettano Ibn al-Athir (1160-1233 AD), delle razzie nella Spagna Settentrionale e nella Francia del settimo e ottavo secolo non dimostra altro che soddisfazione all'idea delle violenze inflitte sugli infedeli, anche i non combattenti.

Nel 177 <17 Aprile 793>, Hisham, principe di Spagna, mandò un grande esercito comandato da Abd al-Malik b. Abd al-Wahid b. Mugith nel territorio nemico e fece una scorreria fino a Narbonne e Jaranda. Il generale attaccò per prima Jaranda dove c'era una guarnigione di veterani Franchi, uccidendone i più coraggiosi, distruggendo le mura e le torri della città e riuscendo quasi a conquistarla.
Dopo marciò su Narbonne, dove ripeté le stesse azioni per poi spingersi in avanti sulle terre di Cerdagne {vicino Andorra nei Pirenei}.
Per vari mesi razziò la terra in ogni direzione, violentando donne, uccidendo guerrieri, distruggendo fortezze, bruciando e saccheggiando tutto, mandando il nemico in fuga in tutte le direzioni.
Ritornò in patria vivo e vegeto, trascinandosi dietro solo Dio sa quanto bottino. Questa è una delle più famose tra le spedizioni dei Musulmani in Spagna.
Nel 223 <2 Dicembre 837>, Abd ar-Rahman b. al Hakam, sovrano di Spagna, mandò un esercito contro Alava; si accampò vicino a Hisn al-Gharat, che cinse d'assedio; si prese tutto il bottino che c'era, uccise gli abitanti e si ritirò portandosi dietro donne e bambini come prigionieri. Nel 231 <6 Settembre 845>, un esercito Musulmano avanzò nel territorio degli infedeli vicino Galizia dive saccheggiò e massacrò chiunque. Nel 246 <27 Marzo 860>, Muhammad b. Abd ar-Rahman avanzò con molti soldati e un grande apparato militare contro la regione di Pamplona. Dovunque passava lasciava la morte (Ibn al-Athir, Annals, citato da Bat Ye'or, “The Decline of Eastern Christianity under Islam”, 281-2.)

Questa prima ondata di Jihad conquistò buona parte degli imperi Bizantino, Visigoto, Franco e Persiano, portando il controllo del neonato Impero Maomettano dalla Spagna e Francia meridionali, attraverso il Nordafrica fino all'India e alla Russia. All'inizio del secondo millennio dopo Cristo l'invasione Mongola dall'Oriente indebolì l'Impero Maomettano e finì la dominazione Araba.


ii. La seconda ondata di Jihad: I Turchi, 1071-1683

Circa 25 anni prima che della Prima Crociata, gli eserciti Turchi (Impero Ottomano) iniziarono ad assalire l'Impero Cristiano Bizantino che aveva dominato l'area corrispondente alla Turchia di oggi da quando la capitale dell'Impero Romano era passata a Costantinopoli nel 325 dopo Cristo. Durante la battaglia di Manzikert nel 1071 gli eserciti Cristiani subirono una sconfitta disastrosa che lasciò buona parte dell'Anatolia (Turchia) aperta all'invasione. Questa seconda ondata di Jihad venne arrestata temporaneamente dagli eserciti latini durante le Crociate (vedi “Cosa mi dici delle Crociate?”), ma nel quattordicesimo secolo i Turchi minacciavano Costantinopoli e l'Europa intera.

In Occidente gli eserciti Cristiani stavano liberando poco alla volta la penisola Iberica dai Maomettani, finché nel 1492 non ne vennero definitivamente espulsi (la Reconquista). In Oriente invece, l'Islam era vittorioso. Una delle battaglie più significative tra i Maomettani e i Cristiani locali fu la battaglia della Piana dei Merli nel 1389, in cui i Turchi annientarono un esercito di varie nazionalità unite sotto il principe Serbo Lazzaro, anche se la loro avanzata venne rallentata considerevolmente.
Dopo vari tentativi Costantinopoli, il gioiello della Cristianità Orientale, cadde nel 1453 sotto il dominio del Sultano Mahomet II. Anche se molti incolpano gli Arabi delle atrocità della Jihad, i Turchi non furono da meno nel seguire i precetti sanguinari del Corano e della Sunnah. Paul Fregosi nel suo libro “Jihad” descrive la scena dell'assalto finale a Costantinopoli.

Varie migliaia di sopravvissuti si erano rifugiati nella cattedrale: nobili, servi, cittadini, donne, bambini, preti e suore. Chiusero il portone, pregarono e aspettarono. Il Califfo Mahomet II aveva dato libertà di saccheggio alle truppe.
Le suore furono le prime vittime, violentate e macellate. Circa quattromila persone vennero uccise prima che Mahomet fermasse i massacri a mezzogiorno. Ordinò a un muezzin {quello che chiama alla preghiera} di arrampicarsi sul pulpito di St. Sophia e di consacrare l'edificio ad Allah. Fin da allora è rimasto una moschea. Cinquanta migliaia di abitanti, più di metà della popolazione, vennero ridotti in schiavitù. Per mesi gli schiavi vennero venduti a prezzo stracciato nei mercati della Turchia.
Mahomet chiese di avere il cadavere dell'ultimo imperatore. I soldati Turchi lo trovarono e lo riconobbero dalle aquile dorate sui suoi stivali. Il sultano ordinò che la sua testa venisse mozzata e piazzata tra le gambe del cavallo della statua bronzea dell'imperatore Giustignano. La testa venne poi imbalsamata e fatta girare tra le città dell'Impero Ottomano per il ludibrio dei cittadini.
Dopo di ciò, Mahomet ordinò che il Granduca Notaras, sopravvissuto al massacro, venisse portato davanti a lui. Si fece dare i nomi e gli indirizzi dei nobili e dei cittadini importanti e li fece arrestare e decapitare.
Mahomet comprò personalmente vari nobili fatti prigionieri per il piacere sadico di vederli mentre venivano decapitati. (Fregosi, Jihad, 256-7.)

La seconda ondata di Jihad raggiunse la massima espansione negli assedi falliti di Vienna del 1529 e del 1683, quando l'esercito Maomettano comandato da Kara Mustapha venne ricacciato indietro dai Cattolici Romani comandati dal sovrano Polacco John Sobieski. Nei decenni seguenti gli Ottomani vennero ricacciati oltre i Balcani, anche se non vennero mai espulsi completamente dal continente Europeo. Anche se la Jihad stava crollando le razzie nei territori Cristiani continuarono per mare e per terra. Ci furono Cristiani rapiti e ridotti in schiavitù fino al 19mo secolo.


e. Dhimmitude

La persecuzione dell'Islam verso i non-Maomettani non è certo limitata alla Jihad, anche se essa è il modo in cui i Maomettani si rivolgono al mondo infedele.
Quando una Jihad si conclude con la conquista di un territorio infedele gli Ebrei, i Cristiani e gli Zoroastriani, ossia “la gente del libro”, possono approfittare della Dhimma, il trattato di protezione.
La Dhimma stabilisce che la vita e i beni degli infedeli sono esentati dalla Jihad finchè i regnanti Maomettani lo permettono. Ciò significa di solito, finchè è economicamente vantaggioso per lo stato. Il Corano stabilisce il pagamento della jizya (tassa pro-capite; Sura 9:29), il modo più evidente con cui i Maomettani sfruttano i dhimmi. La funzione della jizya non è solo economica; serve anche per umiliare i dhimmi e impressionarli con la superiorità dell'Islam. Al-Maghili, un teologo Maomettano del quindicesimo secolo spiega che:

Nel giorno del pagamento {della jizya} loro {i dhimmi} devono essere raccolti in un luogo pubblico, ad esempio il suq {mercato}. Devono essere tenuti in attesa nel luogo più basso e più sporco. Gli agenti che rappresentano la Legge devono essere piazzati sopra di loro e devono avere un atteggiamento minaccioso, tanto che essi, e tutti gli altri, devono avere l'impresione che il nostro scopo sia quello di umiliarli, non di tassarli. Devono capire che gli facciamo un favore nell'accettare da loro la Jizya e lasciarli vivi. (Al-Maghili, citato in Bat Ye'or, “The Decline of Eastern Christianity under Islam”, 361.)

La legge Maomettana definisce altre limitazioni per i Dhimmi, tutte derivate dal Corano e dalla Sunnah. Vari secoli di pensiero Maomettano sul trattamento dei Dhimmi vengono riassunti da Al-Damanhuri, un preside del diciassettesimo secolo presso l'Università di Al-Azhar nel Cairo, il centro culturale più prestigioso del mondo Maomettano:

così come i dhimmi hanno la proibizione di costruire chiese, così devono avere altre proibizioni. Non devono testimoniare a favore di un infedele contro un Musulmano... farsi il segno della croce in un assemblea Islamica... alzare bandiere durante le loro festività; portare armi o tenerne in casa. Se faranno qualcosa del genere dovranno essere puniti e avere le armi confiscate. I Compagni [del Profeta] hanno deciso ciò per dimostrare l'umiliazione degli infedeli e proteggere la fede del credente di cuore debole.
Se egli li vedrà umiliati, non si rivolgerà verso la loro fede, cosa che potrebbe capitare se li vedesse potenti, orgogliosi o avvolti nel lusso, cose che lo porterebbero a stimarli e rispettarli se confrontate alla sua povertà. Provare stima per un infedele è miscredenza. (Al-Damanhuri, citato in Bat Ye'or, “The Decline of Eastern Christianity under Islam”, 382.)

I popoli Cristiani, Ebrei e Zoroastriani del Medio Oriente, del Nordafrica e di parte dell'Europa, soffrirono sotto il giogo del Dhimma per secoli. Le condizioni dei Dhimmi era pari a quella degli schiavi liberati negli Stati Sudisti d'America dopo la guerra.
I Dhimmi erano impossibilitati a costruire o riparare le loro case, economicamente distrutti dalla Jizya, socialmente umiliati, discriminati legalmente e generalmente mantenuti in uno stato di debolezza e vulnerabilità dai loro signori Maomettani. Non è strano il fatto che il loro numero sia sceso nel corso dei secoli, fino all'estinzione in alcuni luoghi.
Il declino della civiltà Maomettana negli ultimi secoli è facilmente spiegabile con il declino demografico della popolazione Dhimmi, che forniva i talenti tecnici e amministrativi alla società.

Quando i Dhimmi violavano le condizioni della Dhimma, ad esempio praticando in segreto la loro religione o non mostrando deferenza verso un Maomettano, la Jihad ricominciava. Molte volte nella storia dell'Islam i Dhimmi si sono ribellati al loro stato di sottomissione, cosa che ha causato violente reazioni da parte dei popoli Maomettani.
Alcuni apologisti dell'Islam raccontano che l'Andalusia Medievale (Spagna dei Mori) era un paradiso multiculturale, in cui gli Ebrei e i Cristiani potevano raggiungere gli incarichi più alti del governo e dell'istruzione.
Quello che non dicono è che questo atteggiamento tollerante causò rivolte di massa da parte dei Maomettani, che uccisero centinaia di Dhimmi, soprattutto tra gli Ebrei. Rifiutandosi di convertirsi all'Islam e di sottomettersi alla schiavitù della Dhimma (anche se con l'approvazione del governo che aveva un bisogno disperato di manodopera qualificata), i Dhimmi avevano implicitamente scelto l'unica possibilità che il Corano offriva a loro: la morte.


Dhimmitude in Spagna (Penisola Iberica)

La penisola iberica venne conquistata tra il 710 e il 716 dopo Cristo dalle tribù provenienti dall'Arabia. Prima avvenne una massiccia immigrazione Araba e Berbera, poi una conquista militare. Molte chiese vennero convertite in moschee. Anche se la conquista era stata pianificata e attuata con l'aiuto di dissidenti Iberici di religione Cristiana, tra cui un vescovo, essa avvenne come tutte le altre Jihad. Vi furono saccheggi, riduzioni in schiavitù, deportazioni e massacri.
Toledo, la prima città a sottomettersi agli Arabi nel 711, si ribellò nel 713. La città venne saccheggiata e tutti i maggiorenti finirono sgozzati. Nel 730, Cerdagne (in Septimania, vicino Barcellona) veniva rasa al suolo e il suo vescovo finiva bruciato vivo.
Nelle regioni sotto controllo Maomettano gli Ebrei e i Cristiani sotto l'istituzione del Dhimmi avevano la proibizione di costruire o riparare le loro chiese e sinagoghe, erano segregati nei ghetti e costretti ad indossare abiti particolari.
I contadini cristiani venivano tassati pesantemente e trasformati in una classe servile sfruttata dai loro padroni Arabi. Molti abbandonarono le loro terre e scapparono nelle città. I Mozarabi (Dhimmi Cristiani) venivano condannati a mutilazioni e crocefissioni se chiedevano aiuto ai re cristiani. Se un Dhimmi feriva un Maomettano tutta la sua comunità perdeva al protezione e rimaneva esposta a massacri, saccheggi e riduzione in schiavitù.

Alla fine dell'ottavo secolo i regnanti Nordafricani e Andalusi avevano introdotto una giurisprudenza di scuola Malikita rigorosa e crudele. Circa 75 anni fa, prima che la “Tolleranza” rendesse obbligatorio parlare bene dell'Islam, l'eminente storico dell'Andalusia, Évariste Lévi-Provençal, scriveva:

Lo Stato Maomettano Andaluso appare fin dalle sue origini il difensore e il campione dell'ortodossia più retrograda, ingessato in un'aderenza cieca a una dottrina rigida, sospettoso e maldisposto verso ogni tipo di speculazione razionale.

Dufourcq illustra le discriminazioni religiose e legali imposte sui Dhimmi e gli incentivi alla loro conversione all'Islam. Convertendosi non erano più costretti a vivere in un ghetto e a soffrire umiliazioni o discriminazioni. Inoltre, la legge Islamica favoriva le conversioni. Quando un “infedele” diventava Maomettano godeva di amnistia per tutti i suoi crimini, anche se era stato condannato a morte, anche se aveva insultato il Profeta o bestemmiato contro la Parola di Dio. La sua conversione lo assolveva dai suoi crimini e peccati precedenti.

Per compredere questo tipo di situazione basta leggere un caso legale riportato da un mufti del nono secolo. Un Dhimmi Cristiano aveva rapito e violato una donna Maomettana; dopo l'arresto e la condanna a morte si era immediatamente convertito all'Islam. A questo punto era stato automaticamente perdonato e “condannato” solo a sposare la donna e a pagarle una dote. Il mufti che era stato consultato riguardo al caso, forse da un fratello della donna, dichiarò che il caso era perfettamente legale. Comunque, specificò che se l'uomo non si fosse convertito in buona fede e fosse rimasto segretamente un Cristiano sarebbe stato frustato, massacrato e crocefisso.

Al-Andalus era la terra della Jihad in tutto e per tutto. Ogni anno (in certi casi due volte l'anno) venivano inviate delle bande di razziatori all'assalto dei regni Cristiani della Spagna del Nord, della regione Basca o della valle del Reno, saccheggiando schiavi e ricchezze.
I corsari Andalusi attaccavano e razziavano le coste Italiane e Siciliane, fino ad arrivare alle isole Egee. Molte migliaia di prigionieri infedeli vennero deportati in schiavitù in Andalusia, dove il Califfo manteneva una milizia di decine di migliaia di schiavi Cristiani provenienti da tutta l'Europa Cristiana (la Saqaliba) e uno harem pieno di prigioniere Cristiane.
La società era divisa nettamente secondo l'etnia e la religione, con gli Arabi in cima alla gerarchia. Subito dopo venivano i Berberi, da sempre considerati inferiori nonostante fossero Islamizzati. Ancora più in basso c'erano i “mullawadun” , ossia i convertiti e in fondo i Dhimmi Cristiani ed Ebrei.

Il giurista Malikita Ibn Abdun (d. 1134) dava queste indicazioni sul trattamento degli Ebrei e dei Cristiani a Seville verso il 1100:

Nessun Ebreo o Cristiano potrà indossare l'abito di un aristocratico, di un giurista o di un individuo benestante; al contrario, dovranno essere detestati ed evitati. E' proibito [salutarli] con l'[espressione], "La pace sia con voi”. Satana si è impadronito di loro, al punto di far sì che dimenticassero il Ricordo di Allah. Sono il partito di Satana e il partito di Satana in verità è perdente " (Corano 58:19). Deve essere imposto un segno distintivo su di loro in modo da renderli riconoscibili nella loro disgrazia.
Ibn Abdun proibiva la vendita dei testi scientifici ai Dhimmi col pretesto che avrebbero potuto tradurli e attribuirli ai loro vescovi. A dire il vero, questi atti di plagio sono difficili da provare dato che intere librerie Ebraiche e Cristiane erano state saccheggiate e distrutte. Un altro giurista Andaluso, Ibn Hazm di Cordoba (d. 1064), scrive che Allah aveva permesso agli infedeli di possedere proprietà solo per dare bottino da saccheggiare ai Maomettani.

A Granada, il visir Ebraico Samuel Ibn Naghrela e suo figlio Joseph, che proteggevano la comunità Ebraica, vennero assassinati tra il 1056 e il 1066, poco prima dell'annientamento della popolaizone Ebraica da parte dei Maomettani locali. Si crede che circa cinque migliaia di Ebrei perirono nei pogrom successivi all'assassinio del 1066. Questa cifra supera il numero di Ebrei uccisi dai Crociati durante il loro saccheggio della valle del Reno circa trenta anni dopo, durante la Prima Crociata. Il pogrom di Granada era stato probabilmente accelerato dalle odi antisemite di Abu Ishaq, un giurista e poeta molto noto a quei tempi:

Metteteli al posto che si meritano, nella massima umiliazione. Loro ci giravano attorno coperti di stracci, di disprezzo e di umiliazioni. Loro scavavano tra l'immondizia per cercare uno straccio lurido in cui avvolgere i loro cadaveri. Non pensiate che ucciderli sia tradimento. No, sarebbe un tradimento lasciarli vivere. “[Il traduttore riassume: Gli Ebrei hanno infranto il patto di alleanza di Umar, quindi si meritano tutto il male possibile.]

I Berberi Maomettani Almohad in Spagna e nel Nordafrica (1130-1232) causavano enormi distruzioni sulle popolazioni Ebraiche e Cristiane, come descrivono il cronista Ebreo Abraham Ibn Daud e il poeta Abraham Ibn Ezra.
Gli “inquisitori” Maomettani (circa tre secoli prima della loro controparte Spagnola) facevano rapire i figli delle famiglie Ebraiche convertite all'Islam e li affidavano a famiglie Maomettane perchè non si fidavano della sincerità dei convertiti. Maimonide,il grande medico e filosofo, subì le persecuzioni degli Almohad e dovette fuggire con tutta la sua famiglia nel 1148, fermandosi a Fez sotto mentite spoglie prima di trovare asilo in Egitto.

Anche se Maimonide viene spesso citato come un paragone della tolleranza dei Maomettani Andalusi verso gli Ebrei, lui stesso racconta una storia differente:

..Gli Arabi ci hanno perseguitato duramente e hanno passato leggi ingiuste e discriminatorie contro di noi... Mai una nazione ci ha degradato, umiliato, maltrattato e odiato come ci odiano loro...


Dhimmitude Ottomana

Persino lo scrittore Turcofilo del 19mo secolo Ubicini era costretto ad ammettere l'oppressione della Dhimmitude Ottomana in questa descrizione:

La storia dei popoli schiavi è la stessa ovunque, anzi non hanno storia. Anni e secoli passano ma la loro situazione non cambia. Le generazioni vanno e vengono in silenzio. Sembra quasi che abbiano paura di svegliare i loro padroni, addormentati accanto a loro. Però basta studiarli per capire che la loro immobilità è solo superficiale. Sono sempre in preda ad una agitazione silenziosa e costante. Sembra di vedere quei fiumi che sono scomparsi sottoterra, se metti l'orecchio al suolo senti il suono delle acque che riemergeranno intatte dopo pochi chilometri. Questo è lo stato delle popolazioni Cristiane in Turchia sotto il regno degli Ottomani.


Il sistema Devshirme-Giannizzeri degli Ottomani
Gli studiosi che hanno esaminato seriamente il sistema dei Devshirme-Giannizzeri sono arrivati a varie conclusioni; Per esempio, Vryonis, Jr. offre queste osservazioni sensate ma troppo moderate:

...nel discutere il devshirme dobbiamo parlare di quei numerosi Cristiani che, nonostante i vantaggi materiali offerti dalla conversione all'Islam, scelsero di rimanere fedeli ad una religione che li rendeva cittadini di seconda classe. Quindi è insensato affermare, come fanno certi storici, che i Cristiani apprezzavano la devshirme perché permetteva l'avanzamento sociale ai loro figli. Quei Cristiani avevano scelto coscientemente di rimanere Cristiani.
Ci sono numerose testimonianze sulla disperazione causata dal rapimento dei loro figli. Ciò è ovvio, data la natura solida del legame familiare e l'attaccamento verso la Cristianità da parte di coloro che avevano rifiutato l'apostasia.
Per prima cosa, gli Ottomani sfruttavano la paura dei Cristiani di perdere i loro figli e offrivano esenzioni dalla devshirme in cambio di terreni. Questo tipo di esenzione era incluso nei trattati di sottomissione delle città di Jannina, Galata, the Morea, Chios, e altre. I Cristiani con compiti di lavoratori specializzati erano esentati da questa “tassa” come riconoscimento per l'importanza delle loro professioni per l'Impero. Essere esenti dalla devshirme era un privilegio, non una pena.

Ci sono altri documenti dove la disperazione [dei Cristiani] era anche più esplicita. Ci sono serie di documenti Ottomani in cui si descrive come i devshirme stessi scappavano dagli ufficiali addetti alla raccolta. Un decreto del 1601 [relativo ai devshirme] istruiva gli ufficiali [Ottomani] sull'applicazione di punizioni severe, un fatto che suggerisce che i genitori non fossero contenti di essere privati dei loro figli.

..per applicare i comandi della santa fetva[fatwa] di Seyhul [Shaikh]- Islam. Se mai un genitore infedele o chiunque altro si opponga al prelievo del figlio per i Giannizzeri, che venga immediatamente impiccato alla soglia di casa sua e il suo sangue definito indegno.”

Vasiliki Papoulia parla della violenta disperazione da parte dei popoli Cristiani contro questa coscrizione brutale imposta dagli Ottomani:

E'ovvio che il popolo si opponeva a questa imposizione [e alla coscrizione] e che questa potesse essere svolta solo con la forza. Coloro che si rifiutavano di consegnare i loro figli, i più forti, i più piacevoli e i più intelligenti, venivano impiccati sul posto. Ci sono esempi di resistenza armata. Nel 1565 una rivolta scosse l'Epiro e l'Albania. Gli abitanti uccisero gli ufficiali del reclutamento e la rivolta venne sedata solo con l'aiuto di cinquecento Giannizzeri mandati in aiuto al sanjak-bey locale.
Grazie agli archivi storici di Yerroia siamo informati riguardo alla rivolta di Naousa del 1705 in cui gli abitanti uccisero il Silahdar Ahmed Celebi e i suoi assistenti per poi andarsi a rifugiare sulle montagne come ribelli. Alcuni di loro vennero catturati e messi a morte.

Dato che non c'era modo di salvarsi [dalla leva] le popolazioni ricorrevano a sotterfugi. Alcuni lasciavano i loro villaggi e scappavano in certe città esenti dalla leva, o verso i territori dominati dai Veneziani. Il risultato era lo spopolamento delle campagne. Altri facevano sposare i loro figli in giovane età ...Nicephorus Angelus... affermava che in quei tempi i bambini scappavano di loro iniziativa, ma quando venivano a sapere che i loro genitori erano stati arrestati e torturati si presentavano dai reclutatori.
La Giulletiere cita il caso di un giovane Ateniese che era ritornato da dove si era nascosto per salvare la vita di suo padre, ma aveva preferito morire piuttosto che abiurare. Secondo le fonti Turche, alcuni genitori riuscivano addirittura a rapire i loro figli dopo il reclutamento. Il modo più comune per scappare era corrompere i funzionari.
Ciò era molto diffuso, data la quantità enorme di danaro che venivano confiscate dal sultano durante gli arresti degli ufficiali corrotti. Infine, nella loro disperazione i genitori si appellavano al Papa o alle potenze europee.

Papoulia conclude:

Non c'è dubbio: questo era il peso più gravoso e la tribolazione più dura per le popolazioni Cristiane.


La Dhimmitude in Grecia sotto gli Ottomani

A.E. Vacalopoulos, History of Macedonia, 1354-1833, Thessaloniki, 1973, pp. 67-74, 353-358, 636-652; "Background and Causes of the Greek Revolution", Neo-Hellenika, Vol. 2, 1975, pp.53-68; The Greek Nation, 1453-1669, New Brunswick, New Jersey, 1976, Chaps. 1-4.

Vacalopoulos descrive come la Dhimmitude imposta dalla Jihad sotto il regno Ottomano diede motivazione alla Rivoluzione Greca (Background and Causes of the Greek Revolution, Neo-Hellenika, pp.54-55):

La Rivoluzione del 1821 non è altro che l'ultima grande fase della resistenza Greca alla dominazione Ottomana; era una guerra incessante e non dichiarata, iniziata già nei primi anni di servitù.
Era ovvio che ci fosse opposizione a un regime autocratico, brutale, caratterizzato da rapine, decadenza intellettuale e regressione culturale. Restrizioni di tutti i tipi, tassazioni ingiuste, lavori forzati, persecuzioni, violenza, carcerazioni, uccisioni, rapimenti di ragazzi e ragazze per gli harem Turchi, vari atti di molestie sessuali e tante altre offese minori, tutto questo era una offesa continua all'istinto di sopravvivenza e a ogni decenza umana.
I Greci non tolleravano gl insulti e le umiliazioni, tanto che la loro frustrazione li portò alla rivolta armata. Il bey Arta non esagerava mentre esponeva la ferocia della rivolta:
Abbiamo oppresso i rayas (i Dhimmi Cristiani) e abbiamo distrutto le loro ricchezze e il loro onore. Sono diventati disperati e hanno preso le armi. Questo è solo l'inizio, ciò porterà la distruzione del nostro impero.” Le sofferenze dei Greci sotto l'Impero Ottomano erano la base per la loro insurrezione, con un incentivo psicologico dato dal modo in cui erano stati oppressi.

Dhimmitude in Palestina

Nel suo studio comparato degli Ebrei Palestinesi del 19mo secolo sotto l'Impero Ottomano (The Jews of Palestine, pp. 168, 172-73), il Prof. Tudor Parfitt faceva queste osservazioni:

"… Nelle città gli Ebrei e gli altri Dhimmi erano spesso attaccati, feriti e uccisi dai Maomettani locali e dai soldati Turchi. Spesso gli attacchi avvenivano per futili motivi: Wilson [nella corrispondenza dell'Ufficio degli Esteri Britannico] ricordava di aver incontrato un Ebreo che era stato gravemente ferito da un soldato Turco per non essere smontato abbastanza in fretta quando gli era stato ordinato di dare il suo asino a un soldato del Sultano. Molti Ebrei venivano uccisi per molto meno. In certe occasioni le autorità cercavano di dare qualche forma di tutela, ma ciò non avveniva spesso: in certi casi erano le stesse autorità Turche a fare picchiare gli Ebrei a morte per una accusa infondata. In una di queste occasioni Young [Console Britannico] affermò: 'Devo dire di essere rattristato e sorpreso dal fatto che il Governatore si sia comportato in modo così selvaggio. Per come lo conoscevo mi sembrava superiore a comportamenti così inumani. Gli Ebrei poveri, anche nel diciannovesimo secolo, vivono nel continuo terrore per la loro vita"

Dhimmitude durante e dopo il periodo del Tanzimat – Impero Ottomano

Il Tanzimat, ossia la riorganizzazione dell'Impero Ottomano, era un periodo di riforme che iniziò nel 1839 e finì con la Prima era Costituzionale del 1876. La riforma Tanzimat era caratterizzata da vari tentativi di modernizzare l'Impero Ottomano per tutelare la sua incolumità contro i movimenti nazionalisti interni e le minacce esterne.
Le riforme volevano incoraggiare l'Ottomanismo tra le varie etnie dell'Impero e fermare l'azione dei gruppi nazionalisti. Le riforme cercavano di integrare i non-Maomettani e i non Turchi nella società Ottomana tramite la diffusione delle libertà civili e dell'uguaglianza tra i vari gruppi etnici dell'Impero.

Edouard Engelhardt, La Turquie et La Tanzimat, 2 Vols. In 1882, Paris; Engelhardt traeva queste conclusioni da uno stutio dettagliato del periofo Tanzimat, notando che un quarto di secolo dopo la guerra di Crimea(1853-56), e dopo un secondo tentativo di riforme, i problemi erano sempre gli stessi:
La società Maomettana non si è ancora liberata dai pregiudizi verso i popoli conquistati… I raya [dhimmi] sono ancora inferiori ai Turchi; il fanatismo dei primi tempi non si è allentato …[anche i Maomettani liberali rifiutano]… l'uguaglianza politica e civile, ossia l'assimilazione dei conquistati con i conquistatori.

Nel 1860 i Consoli Britannici stazionati nell'Impero Ottomano conducevano un esame sistematico e documentato delle condizioni dei raya Cristiani [54]. A quei tempi la Gran Bretagna era l'alleato pricipale della Turchia, ed era suo interesse affermare che l'oppressione dei Cristiani era terminata. Ciò doveva scoraggiare interventi diretti da parte dei Russi o degli Austriaci. Nel 22 Luglio del Console James Zohrab inviò un lungo rapporto da Sarajevo al suo ambasciatore a Costantinopoli, Sir Henry Bulwer, descrivendo l'amministrazione delle province di Bosnia ed Herzegovina dopo le riforme Tanzimat del 1856. Qui si descrive l'effetto delle riforme:

Posso dire con sicurezza che sono rimaste lettera morta... anche se non è più permesso trattare i Cristiani come venivano trattati prima, rimane insopportabile e ingiusto il modo in cui i Maomettani li rovinano con continue esazioni.
Gli arresti sotto accuse false sono all'ordine del giorno. Un Cristiano ha solo una vaga possibilità di essere assolto se il suo accusatore è un Maomettano (…) Le testimonianze da parte dei Cristiani non sono ammesse in tribunale (…) I Cristiani hanno il permesso di possedere beni immobili, ma sono ostacolati e vessati in modo tale che pochissimi hanno osato farlo. Essendo questo il trattamento dei Cristiani nella capitale (Sarajevo) della provincia in cui risiedono i Consoli dei paesi Europei, è facile immaginare il trattamento riservato ai Cristiani nei distretti più remoti, governati dai Mudirs (governatori) di solito fanatici e ignoranti riguardo alle riforme legislative.

Persino l'Ottomanista moderno Roderick Davison (in "Turkish Attitudes Concerning Christian-Muslim Equality in the Nineteenth Century" American Historical Review, Vol. 59, pp. 848, 855, 859, 864) ammette che le riforme fallirono e offre una spiegazione basata sulla mentalità Maomettana che è alla base del sistema di dhimmitude:

Non sarà mai possibile ottenere l'uguaglianza... Tra i Turchi rimane un sentimento Musulmano che a volte scoppia in attacchi di fanatismo. A parte questi attacchi, c'è un atteggiamento innato di superiorità tipico del Turco Musulmano. Per lui l'Islam è l'unica, vera religione. Il Cristianesimo è solo una rivelazione parziale della verità, che Muhammad ha rivelato in pieno. Quindi il Cristiano non è allo stesso livello del Musulmano. L'Islam non è solo una religione, ma anche un modo di vivere. L'Islam definisce le relazioni tra gli uomini, tra l'uomo e Dio e le basi per la società, la legge e il governo.
I Cristiani saranno sempre considerati cittadini di seconda classe per la loro religione, oltre per il fatto che sono stati conquistati dagli Ottomani. L'intera mentalità Musulmana si può riassumere nel termine gavur (o kafir), che significa “miscredente” o “infedele”, spesso detto in tono sprezzante.
Fare amicizia o trattare equamente il gavur è considerato quantomeno discutibile. “Trattare con familiarità gli infedeli e i miscredenti è proibito per la gente dell'Islam”, disse Asim, uno storico del primo novecento, “è indesiderabile che ci siano relazioni amichevoli tra due gruppi che sono distanti tra loro come il giorno e la notte”.
La sola idea di eguaglianza sociale, specialmente la legge anti diffamazione del 1856, offendeva il senso morale dei Turchi. Alcuni dicevano “Ora non possiamo più chiamare gavur i gavur”, spesso con tono amaro, a volte dicendo apertamente che con quella legge non si poteva più dire la pura verità.
La mentalità Turca, condizionata da secoli di dominazione Maomettana e Ottomana, non era pronta ad accettare il concetto di eguaglianza. L'uguaglianza non venne accettata nel periodo Tanzimat (1839-1876) e nemmeno dopo la rivoluzione dei Giovani Turchi del 1908.

Dhimmitude – Gli Zorastriani in Iran

Boyce, A Persian Stronghold of Zoroastrianism, pp. 7-8; Napier Malcolm viveva tra gli Zoroastriani della città di Yezd nell'Iran centrale verso la fine del novecento. Ha documentato il brano seguente nella sua narrazione, Five Years in a Persian Town, New York, 1905, pp. 45-50:

Fino al 1895 nessun Parsi (Zoroastriano) aveva il permesso di portare un ombrello, occhiali o anelli. I Parsi dovevano indossare vesti di canapa, erano obbligati a arrotolare i turbanti invece di piegarli. Fino al 1898 gli unici colori permessi per la qaba [soprabito] o la arkhaluq [camicione] erano marrone, grigio e giallo, ma dopo vennero ammessi tutti i colori a parte blu, nero, rosso vivo e verde. C'era anche una proibizione contro i pantaloni bianchi e fino al 1880 i Parsi dovevano indossare una scarpa bruttissima con la punta rivolta in altro.
Fino al 1885 erano costretti a indossare un cappello strappato, fino al 1891 tutti gli Zoroastriani dovevano andare a piedi in città e smontare da cavallo appena vedevano un Maomettano.
Mentre vivevo a Yezd per loro era permesso cavalcare nel deserto ed erano costretti a smontare solo davanti a un Maomettano importante. C'erano altre restrizioni nel vestiario, troppo numerose e fastidiose per menzionarle.

Le case dei Parsi e degli Ebrei, così come le mura attorno, dovevano essere costruite così basse che un Maomettano doveva essere in grado di toccare il soffitto. In ogni caso, avevano il permesso di scavare sotto il livello della strada. Le pareti dovevano essere macchiate di bianco attorno alle porte. Le porte doppie, comuni in Persia, erano probite, così come stanze con più di due finestre. I cortili interni [Bad-girs] erano proibiti, anche se nel 1900 uno dei più grandi mercanti Parsi fece una grossa donazione al Governatore e al capo dei mujtahid (preti Maomettani) per costruirne uno.

Fino al 1860 i Parsi non potevano commerciare. Di solito nascondevano le merci in cantina per venderle in segreto. Dopo il 1860 potevano vendere negli ostelli o nei cavanserragli, ma non nei mercati. Fino al 1870 non potevano avere una scuola per i loro bambini.

L'ammontare della Jizya, la tassa sugli infedeli, variava a seconda della ricchezza dell'individuo, ma non era mai meno di due toman [10.000 dinari]. Anche a quei tempi, con la moneta così svalutata, era la paga di un operaio per dieci giorni. La tassa doveva essere pagata sul momento, quando il farrash [letteralmente spazzatappeti, in pratica un servo], che raccoglieva i tributi incontrava il Parsi.
Il farrash aveva la libertà di fare quello che voleva durante l'esazione della jizya. Il Parsi non poteva neanche andare a casa a prendere i soldi, veniva picchiato sul posto.

Nel 1891 un mujtahid trovò un mercante Zoroastriano che indossava pantaloni bianchi in una piazza pubblica. Lui ordinò che il Parsi venisse picchiato e che i pantaloni venissero confiscati. Nel 1860 un Parsi di settanta anni andò al mercato con dei pantaloni bianchi di canapa. Venne picchiato e costretto a tornare a casa con i pantaloni in mano. A volte i Parsis venivano costretti a stare su una gamba sola nella casa di un mujtahid finché non accettavano di pagare una grossa somma di denaro.

Durante il regno dello Shah Nasirud Din, Manukji Limji, un Parsi Britannico proveniente dall'India, visse a lungo a Tehran come rappresentante per i Parsi. Quasi tutte le leggi contro i Parsi vennero ritirate, insieme alla Jizya, ma non la legge ereditaria in base alla quale un Parsi che si convertiva all'Islam aveva la precedenza sui suoi fratelli e sorelle Zoroastriani per l'eredità. La Jizya venne abolita, così come alcune delle restrizioni, ma il resto del decreto rimase lettera morta.

Nel 1898 lo Shah, Muzaffarud Din, decretò che tutte le discriminazioni contro i Parsi dovevano essere abrogate e che sarebbe stato proibito usare frode o inganno per convincere i Parsi alla conversione. Il decreto non ha mai avuto alcun effetto pratico.

Nel 1883, dopo il decreto di Nasirud Din Shah un Parsi, , Rustami Ardishiri Dinyar, costruì a Kucha Biyuk, un villaggio vicino a Yezd, una casa con una piano superiore, leggermente più alto dell'altezza precedentemente obbligatoria. Dopo avere saputo che i Maomettani volevano ucciderlo se ne scappò a Tehran. I Maomettani uccisero per sbaglio un altro Parsi, Tirandaz, ma non distrussero la casa.

La difficoltà non era approvare le leggi, quanto farle rispettare. Quando Manukji [Il Parsi Britannico console a Tehran] era a Yezd, nel 1870, due Parsi vennero assaliti dai Maomettani fuori città, dove uno venne ucciso e l'altro ferito terribilmente durante un tentativo di decapitazione. Manukji trasportò gli assalitori aTehran. Il Primo Ministro gli disse che nessun Maomettano sarebbe mai stato ucciso per la morte di uno Zardushti, o Zoroastriano, e che sarebbero stati solo bastonati.
A quel punto Manukji chiese se fosse vero che il prezzo di sangue per la morte di un Parsi fosse solo sette tomans. I Maomettani gli risposero che era già troppo.

I Parsi di Yezd sono stati aiutati notevolmente da agenti Britannici provenienti da Bombay.


f. La Jihad nell'Era Moderna

Dopo la sconfitta alle porte di Vienna nel 1683, l'Islam entrò in un periodo di declino strategico in cui venne dominato dalle potenze europee che stavano nascendo in quel periodo. Data la sua povertà materiale nei confronti dell'Europa, il dar al-Islam era incapace di continuare le campagne militari contro gli infedeli. L'Impero Islamico, governato dai Turchi Ottomani, era ridotto al difendersi contro gli Europei.

Nel 1856 la pressione internazionale costringeva il governo Ottomano a sospendere l'istituzione della Dhimma. Questo apriva grandi opportunità di avanzamento sociale e personale per gli ex Dhimmi, ma causava risentimento da parte dei Maomettani ortodossi che vedevano in ciò una violazione della Sharia e della loro superiorità sancità da Allah.

Nel tardo novecento le tensioni tra i vari Europei sotto l'Impero esplosero. Nel 1876 il governo Ottomano fece massacrare 30.000 Bulgari con l'accusa di ribellione. Dopo l'intervento Europeo che portò all'indipendenza della Bulgaria il governo Ottomano e i Maomettani divennero sempre più nervosi all'idea che gli altri infedeli si potessero ribellare.

In questa situazione di panico avvenne la prima fase del genocidio Armeno del 1896, con il massacro di circa 250mila Armeni. Il massacro venne praticato da personale civile e militare. Peter Balakian, documenta tutta la storia nel suo libro, The Burning Tigris
I massacri del 1896 erano solo il preludio per l'olocausto del 1915, che fece circa un milione e mezzo di vittime. Anche se ci furono vari fattori che portarono al massacro, non c'è alcun dubbio che quei massacri erano una Jihad contro i popoli Armeni, ormai privi della protezione della Dhimma.
Nel 1914, mentre l'Impero Ottomano entrava nella Prima Guerra Mondiale dalla parte degli Imperi Centrali, veniva proclamata una Jihad globale anticristiana.

Per promuovere l'idea della Jihad lo sheikh-ul-Islam’s {il più importante tra i leader religiosi dell'Impero Ottomano} pubblicava proclami in cui si chiamavano i Musulmani di tutto il mondo alla rivolta e al massacro degli oppressori Cristiani.
Musulmani,” diceva il documento, “Coloro che sono pieni di felicità e pronti a sacrificare la loro vita e i loro beni per la giusta causa, si raccolgano attorno al trono Imperiale”
Nei giornali Turco, appena passati sotto controllo dei Tedeschi, veniva sottolineata l'importanza della Jihad: “Gli atti dei nostri nemici hanno causato la furia di Allah. E'rimasta solo una speranza. Tutti i Maomettani, giovani e vecchi, uomini, donne e bambini, devono compiere il loro dovere.... Se faremo ciò la liberazione dei regni Maomettani dall'oppressione è assicurata”
Un foglio di propaganda diceva: “Chi uccide anche solo un infedele tra coloro che ci comandano, che lo faccia segretamente o apertamente, sarà ricompensato da Allah” (Citato da Balakian, The Burning Tigris, 169-70.)

La Jihad anticristiana arrivò al culmine nel 1922 a Smirne, sulla costa del Mediterraneo, dove 150,000 Cristiani Greci vennero massacrati dall'esercito Turco sotto lo sguardo indifferente delle navi da guerra Alleate. Dal 1896 al 1923 circa 2 milioni e mezzo di Cristiani sono stati uccisi, il primo genocidio moderno, cosa che il governo Turco continua a negare ancora oggi.

Dal crollo dell'Impero Islamico dopo la Guerra ci sono state varie Jihad nel mondo da parte di nazioni Maomettane e di gruppi indipendenti Jihadisti.
Gli sforzi più costanti sono stati diretti verso Israele, che ha commesso il peccato imperdonabile di ricostruire il dar al-harb in un territorio che era dar al-Islam.
Altre Jihad sono quelle combattute contro i Sovietici in Afghanistan, in Ex Yugoslavia e Kossovo contro i Serbi da parte dei Maomettani Bosniaci e Albanesi, contro i Russi in Cecenia. La Jihad è stata praticata anche in Nordafrica, nelle Filippine, in Thailandia, in Kashmir, e in molti altri posti in tutto il mondo.
Inoltre, la stragrande maggioranza degli attacchi terroristici nel mondo sono stati commessi dai Maomettani, tra cui gli attacchi del 9/11/01 (USA), 3/11/04 (Spagna), e del 7/7/05 (UK). (Per una lista completa degli attacchi Maomettani vedi www.thereligionofpeace.com.)

Il fatto è che la percentuale di conflitti in cui non è coinvolto l'Islam è veramente bassa. L'Islam è pronto alla riscossa.

3. Conclusioni
Ciò che impedisce oggi di comprendere l'Islam, a parte la paura, è il linguaggio inappropriato. Iniziamo con la cosiddetta “guerra al terrorismo”. Esaminando la frase, ci si accorge che è come dire guerra contro la blitzkrieg, contro i proiettili o contro i bombardamenti strategici.
Dire “guerra al terrorismo" sembra implicare che è giusto che il nemico cerchi di distruggerci, ma non deve fare atti di terrorismo nel frattempo.

Il "Terrorismo", come è ovvio, è una tattica o uno stratagemma per arrivare a un obiettivo. Dobbiamo capire qual'è l'obiettivo del terrorismo Islamico e per farlo dobbiamo capire come funziona l'Islam.

Come abbiamo visto, contrariamente alla diceria che “il vero Islam è pacifico e che solo alcuni dei suoi aderenti sono violenti”, le stesse fonti Islamiche dicono chiaramente che comportarsi violentemente contro gli infedeli è un concetto importante e indispensabile per l'Islam. L'Islam, più che una professione di fede personale, è una ideologia politica che esiste in uno stato di guerra permanente e fondamentale contro le culture, le società e gli individui non-Maomettani.
I testi sacri dell'Islam descrivono un sistema sociale, economico e governativo per tutta l'umanità. Le culture e gli individui che non si sottomettono al governo Maomettano sono considerate esistere in uno stato di ribellione di fatto contro Allah, tanto da dover essere forzate alla sottomissione. Il termine “Islamo-fascismo” è ridondante: l'Islam è un fascismo che si rivela nella sua vera forma solo quando arriva al potere nello Stato.

Gli atti di terrorismo Islamico negli ultimi decenni sono solo la manifestazione di una guerra globale di conquista che l'Islam ha condotto senza interruzione fin dai tempi di Muhammad nel settimo secolo dopo Cristo. Questa è la verità pura e semplice che sta guardando il mondo in faccia, così come lo ha guardato varie volte nel passato. Sembra che oggi pochi abbiano il coraggio di guardare la verità in faccia.

E'importante notare che finora abbiamo sempre parlato dell'Islam, non del “fondamentalismo”, “estremismo”, “fanatismo”, “Islamo-fascismo," o "Islamismo", ma dell'Islam vero e proprio nella sua forma canonica riconosciuta e praticata dai Maomettani fin dai tempi di Muhammad. Gli episodi di terrorismo Islamico negli ultimi decenni sono dovuti ai cambiamenti geopolitici dovuti alla fine della Guerra Fredda e alla tecnologia avanzata su cui i terroristi hanno messo le mani.

Con il crollo dell'egemonia Sovietica sul mondo Maomettano e l'arricchimento esplosivo dei paesi Maomettani produttori di petrolio, il mondo Maomettano ha di nuovo la libertà e i mezzi per finanziare la Jihad in tutto il mondo. In breve, i Maomettani stanno muovendo di nuovo guerra agli infedeli solo perchè adesso hanno la possibilità di farlo.

E'importantissimo notare che anche se non ci fossero altri attacchi terroristici nel mondo occidentale, l'Islam rimarrebbe comunque un pericolo mortale per l'Occidente. Un arresto del terrorismo significherebbe soltanto un cambiamento nelle tattiche, forse una strategia a lungo termine che punta sull'immigrazione e sulla natalità superiore per indebolire l'occidente prima della prossima ondata di violenza.
Non si può fare a meno di notare che il terrorismo è solo un sintomo, che può aumentare o diminuire di intensità. L'Islam, invece, rimane sempre ostile.

Muhammad Taqi Partovi Samzevari, nel suo “Future of the Islamic Movement” (1986), riassume la visione del mondo Maomettana.

Il nostro Profeta (…) era un generale, un uomo di stato, un amministratore, un economista, un legislatore e un manager. … Nella visione storica Coranica, con l'aiuto di Allah l'impeto rivoluzionario del popolo deve abbattere i regnanti Satanici e metterli a morte. Un popolo che non sia preparato a uccidere e a morire pur di creare una società giusta non può aspettarsi alcun aiuto da Allah.
L'Onnipotente ci ha promesso che un giorno l'umanità intera vivrà sotto lo stendardo dell'Islam e che il segno della Mezzaluna di Muhammad sarà supremo ovunque. … Ma quel giorno dovrà essere reso più vicino dalla nostra Jihad, dalla nostra prontezza nell'offrire le nostre vite e nello spargere il sangue impuro di quelli che non vedono la luce portata dal Paradiso da Muhammad nel suo mi’raj {“viaggi notturni alla corte di Allah”}.
E'Allah che mette il fucile nelle nostre mani. Ma non possiamo chiedere a Lui di tirare il grilletto solo perchè non abbiamo il coraggio di farlo.

Bisogna tenere a mente: tutte le analisi qui riportate derivano dalle stesse fonti Maomettane, non da studiosi occidentali. (A dire il vero, buona parte dello studio occidentale moderno dell'Islam non è uno studio ma una apologia). E'l'Islam che vede se stesso come violento, non sono gli estranei a dipingerlo in quel modo.


4. Domande e Risposte Frequenti

Ci sono delle domande che ricorrono ogni volta che si discute sulla violenza dell'Islam. Per la maggior parte sono pretestuose o irrilevanti e non contestano le prove della violenza inerente nell'Islam. Rimangono comunque efficaci dal punto di vista retorico, quindi qui si riportano alcune risposte pronte.

a. Le Crociate?

La risposta ovvia è "Ok, e allora?". La violenza commessa in nome di una religione non ha alcun rapporto con la violenza inerente nell'Islam. Menzionando le Crociate gli apologeti Maomettani sperano di distrarre dalla violenza Islamica e di dimostrare che tutte le religioni sono moralmente equivalenti.

Nelle università occidentali e nel mondo Islamico le Crociate sono definite come una guerra di aggressione combattuta da Cristiani sanguinari contro Maomettani pacifici. Anche se le Crociate sono state sanguinarie, erano più una risposta occidentale a secoli di Jihad che un attacco unilaterale. Il dominio Maomettano nella Terra Santa iniziò nella seconda metà del Settimo secolo con la conquista di Damasco e Gerusalemme da parte del secondo Califfo Umar.
Dopo la prima Jihad sanguinaria, la vita dei Cristiani e degli Ebrei veniva tollerata tramite il Dhimma. Gli Arabi Maomettani permettano ai Cristiani il pellegrinaggio nei loro luoghi sacri, pratica lucrosa per lo Stato.
Nell'undicesimo secolo la guerra civile nell'Impero fece passare l'amministrazione ai Turchi Selgiuchidi, che mossero guerra all'Impero Cristiano Bizantino scacciandolo dalle sue roccheforti in Antiochia e Anatolia (la Turchia di oggi). Nel 1071 le forze Bizantine soffrirono una sconfitta schiacciante nella Battaglia di Manzikert (Turchia Orientale).
I Turchi ripresero la Jihad nella Terra Santa, rapinando, schiavizzando e uccidendo i Cristiani in tutta l'Asia Minore. Minacciavano di tagliare fuori la Cristianità dal proprio luogo più sacro, la Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, ricostruita dai Bizantini dopo la distruzione da parte del Califfo Al-Hakim bi-Amr Allah nel 1009.

Nell'ambito di una nuova Jihad nel Medio Oriente il Papa Urbano II chiamò tutti i Cattolici Romani in aiuto dei loro cugini Bizantini (forse con la speranza di dominare Gerusalemme in nome del Papato dopo il Grande Scisma con i Cristiani Bizantini del 1054)
Questo 'pellegrinaggio armato' a cui presero parte numerosi civili insieme ai soldati, sarebbe stato chiamato anni dopo Prima Crociata. L'idea di una crociata come la conosciamo noi, ossia una "guerra santa" Cristiana si sviluppò anni dopo quando organizzazioni come i Cavalieri Templari presero la "crociata" come uno stile di vita. Si deve notare che i Crociati più fanatici erano i Franchi, quelli che avevano affrontato Jihad e razzie Maomettane per secoli, attraverso il confine Franco-Spagnolo. I Franchi conoscevano bene gli orrori che i Maomettani infliggevano ai Cristiani.
Ai tempi della Prima Crociata i popoli dell'Asia Minore, della Siria e della Palestina erano prevalentemente Cristiani, anche se dominati dai Maomettani. Le Crociate erano giustificate con la liberazione dei Cristiani Bizantini le cui terre, popoli e culture erano devastate da secoli di Jihad e Dhimmitude. Conquistare un territorio per Dio alla maniera della Jihad era un concetto estraneo alla Cristianità, tanto che cadde in disuso in Occidente e non fece mai presa in Oriente.

Dopo la presa sanguinosa di Gerusalemme nel 1099 da parte degli eserciti Latini e la fondazione dello Stato Crociato a Edessa, Antiochia, e Gerusalemme le forze Maomettane e Cristiane combatterono una serie infinita di guerre in cui entrambi i contendenti si resero colpevoli di vari atti immorali. Nel frattempo, anche con i rinforzi Europei gli Stati Crociati, dipendenti da linee precarie di rifornimenti, crollarono sotto i colpi dei Maomettani.

Nel 1271 cadde Antiochia, l'ultima cittadella Cristiana. Non dovendo più impegnare le forze nel combattere la testa di ponte Cristiana nel Mediterraneo, i Maomettani si raggrupparono in una Jihad da 400 anni contro l'Europa meridionale e Orientale, tanto da raggiungere Vienna due volte prima di essere fermati.

In termini geo-strategici, le Crociate erano un tentativo da parte dell'Occidente di ritardare la distruzione da parte della Jihad portando la guerra alle porte del nemico. Per un pò sembrò funzionare.

Mentre l'Occidente si è pentito per le Crociate definendole un errore, non c'è mai stata menzione da parte di nessuna autorità Islamica di un pentimento per i secoli e secoli di Jihad e Dhimmitude contro le altre società. Ciò è ovvio, mentre la violenza religiosa contraddice i fondamenti del Cristianesimo, essa è insita nel DNA dell'Islam.


b. Se l'Islam è violento, perchè ci sono tanti Maomettani pacifici?

Fare questa domanda è come chiedere "Se il Cristianesimo insegna l'umiltà, la vera tolleranza e il perdono, come mai ci sono tanti Cristiani arroganti, intolleranti e vendicativi?" La risposta è semplice in tutti e due i casi: in ogni religione o ideologia ci sono quelli che professano ma non praticano. Per molti Cristiani è più facile vendicarsi, darsi le arie o disprezzare, così per molti Maomettani è più facile restare a casa che impegnarsi nella Jihad. Gli ipocriti sono dappertutto.

Inoltre, ci sono molti che non capiscono nulla della loro stessa fede e che si comportano contro le loro stesse prescrizioni. Nell'Islam ci sono molti Maomettani che non sanno niente della loro religione perché recitano il Corano in Arabo senza comprendere nulla di quello che dicono. Sono le parole e il suono della recitazione del Corano che attraggono la benevolenza di Allah, non la conoscenza del Corano da parte del supplicante. Specialmente in Occidente i Maomettani sono propensi ad essere sedotti dallo stile di vita Occidentale (ciò spiega perché sono venuti qui) e meno disposti ad attaccare una società che li ha accolti dopo la loro fuga da una tirannia Maomettana.

Nonostante tutto, se in un contesto sociale l'Islam prende piede – incrementando il numero dei fedeli, costruendo moschee e "centri culturali" o altro – maggiore è la possibilità che alcuni dei suoi aderenti lo prenderanno seriamente. Questo è il problema dell'Occidente di oggi.


c. Che ne dici dei passaggi violenti nella Bibbia?

Primo, il fatto che ci siano passaggi violenti nella Bibbia è irrilevante per l'argomento della violenza Maomettana.

Secondo, i passaggi biblici violenti non corrispondono a un ordine permanente di commettere violenza contro il resto del mondo. A differenza del Corano, la Bibbia è una enorme raccolta di documenti scritti da diverse persone in tempi e luoghi differenti, molto più complessa da interpretare. Il Corano viene tutto dalla stessa fonte: Muhammad, quindi deve essere interpretato attraverso la vita di Muhammad per essere capito, come dice il Corano stesso. Le guerre e gli omicidi di Muhammad riflettono e chiariscono il messaggio del Corano. Inoltre, il Corano è strettamente letterale, tanto da non lasciare spazio all'interpretazione. I Cristiani interpretano le Scritture attraverso l'esempio di Cristo il Buon Pastore, così come i Maomettani interpretano il Corano attraverso l'esempio del despota, guerriero e assassino che era Mohammed.


d. Si potrebbe pacificare l'Islam con una "Riforma"?

Come è chiaro a chiunque abbia esaminato le fonti, per ridurre la violenza nell'Islam si dovrebbero eliminare il Corano come parola di Allah e l'esempio di Muhammad come Profeta. In altre parole, per pacificare l'Islam bisognerebbe trasformarlo in qualcosa che non è. La Riforma Cristiana, spesso usata come esempio, è stata un tentativo (forse andato a buon fine) di ritrovare l'essenza Cristiana, ossia l'esempio e l'insegnamento di Cristo e degli Apostoli. Cercare di ritrovare l'esempio di Muhammad avrebbe ben altre conseguenze. Alcuni dicono che l'Islam di oggi è già nella fase di "Riforma" dato l'incremento dell'attività Jihadista in tutto il mondo. Oggi le scuole Maomettane Salafite (le prime generazioni) stanno facendo proprio questo: stanno ritornando all'esempio della vita di Muhammad e dei suoi primi discepoli. Questi riformatori sono noti con il termine offensivo di Wahabiti.
Prendendo ispirazione da Muhammad e dal Corano, i Wahabiti sono totalmente orientati verso la violenza. Il fatto triste è che l'Islam di oggi è lo stesso di quattordici secoli fa: violento, intollerante ed espansionista. E'una follia pensare che noi, in pochi decenni saremmo in grado di cambiare la visione del mondo di una civiltà estranea.
La natura violenta dell'Islam deve essere accettata così com'è. Solo a questo punto saremo in grado di studiare una risposta appropriata alla nostra sopravvivenza.


e. Cosa mi dici della storia del colonialismo Occidentale nel mondo Maomettano?

Dopo la sconfitta dell'esercito Ottomano alle porte di Vienna l'11 Settembre 1683 da parte dell'esercito Polacco, l'Islam entrò in un periodo di declino strategico in cui venne dominato dalle potenze Europee. Buona parte del dar al-Islam venne colonizzato dagli Europei, che usavano la loro tecnologia superiore e le rivalità interne nel mondo Maomettano per stabilire il dominio coloniale.

Molte delle pratiche delle potenze imperiali europee erano chiaramente ingiuste, ma è del tutto ingiustificato considerare l'imperialismo Europeo come un enorme atto criminale solo per atto di risentimento verso l'Occidente. E'stato solo grazie alle potenze Occidentali che stati nazionali moderni come l'India, il Pakistan, Israele, il Sud Africa, lo Zimbawe e altri sono nati. Senza l'organizzazione occidentale queste aree sarebbero rimaste caotiche e tribali come lo erano state fino ad allora.

Quando si guarda al mondo post coloniale è chiaro che le nazioni di successo hanno qualcosa in comune: non sono Maomettane. Gli Stati Uniti, l'Australia, Hong Kong, Israele, l'India, e le nazioni SudAmericane sono migliori degli stati post coloniali Maomettani, come Iraq, Algeria, Pakistan, Bangladesh, Indonesia -- da tutti i punti di vista.


f. Come può la può essere che una ideologia politica violenta sia la seconda religione più grande del mondo e quella con più conversioni?

Non ci si deve sorprendere del fatto che una ideologia violenta sia così attraente verso buona parte del mondo. Il potere di attrazione delle idee fasciste è dimostrato dalla storia. L'Islam combina la tranquillità interiore data da una fede religiosa con il potere esteriore di una ideologia politica tesa a trasformare il mondo. Come la violenza rivoluzionaria del Comunismo, la Jihad offre una giustificazione altruistica per la morte e la distruzione. Un'ideologia simile attrae le mentalità violente e incoraggia le mentalità non violente a prendere le armi o a fornire aiuto indiretto ai violenti. Il fatto che una cosa sia popolare non la rende buona.
Inoltre, nelle aree in cui l'Islam sta crescendo più rapidamente, come l'Europa Occidentale, l'Islam è stato spogliato della sua eredità religiosa e culturale per renderlo l'unica ideologia attraente per un mondo in cerca di ideali.


g. E'giusto definire tutte le scuole Islamiche come violente?

Gli apologisti dell'Islam spesso ripetono che l'Islam non è un monolito e che ci sono differenze tra le scuole di pensiero. Ciò è vero, ma anche se ci sono differenze ci sono anche elementi in comune, allo stesso modo dei Cattolici Romani, Protestanti e Ortodossi che differiscono su molti aspetti ma sono d'accordo sugli argomenti più importanti.
Uno degli argomenti su cui tutte le scuole Maomettane sono d'accordo è la Jihad, intesa come l'obbligo da parte dell'Ummah di conquistare e sottomettere il mondo in nome di Allah e comandarlo sotto la legge Sharia.
Le Quattro Madhhabs Sunnite (scuole del fiqh, la giurisprudenza religiosa dei Maomettani) -- Hanafi, Maliki, Shafi'i, and Hanbali – sono d'accordo sull'obbligo collettivo dei Maomettani di fare guerra al resto del mondo.
Oltre ciò, anche le scuole di pensiero al di fuori dell'ortodossia Sunnita, tra cui il Sufismo e la scuola Jafari (Sciita) sono d'accordo sulla necessità della Jihad.
Quando si parla di Jihad le scuole sono in disaccordo su questioni come il dare la possibilità agli infedeli di convertirsi prima dell'inizio delle ostilità (Osama bin Laden chiese all'America di convertirsi prima degli attacchi di Al-Qaeda); come distribuire il bottino tra i vari Jihadisti dopo la vittoria; se una strategia Fabiana a lungo termine (guerra di logoramento) contro il dar al-harb sia preferibile ad un attacco frontale e altre domande del genere.


h. Cosa ne dici delle grandi conquiste Islamiche nell'arte, nella scienza, nella medicina e altro ancora?

Queste grandi conquiste Islamiche non cambiano il fatto che l'Islam sia intrinsecamente violento. Le civiltà Greche e Romane hanno prodotto grandi capolavori, ma avevano anche tradizioni violente. Anche se i Romani ci hanno dato Virgilio e Orazio, Roma era anche la patria del combattimento gladiatorio, del massacro dei Cristiani e in certi periodi di un militarismo feroce.

Inoltre, le conquiste della civiltà Islamica sono abbastanza scarse per 1300 anni di storia, se paragonate alle civiltà Occidentali, Hindu o Confuciana. Molti dei grandi Maomettani in realtà erano non-Maomettani che vivevano nell'Impero o si erano convertiti recentemente. Averroè, uno dei più grandi filosofi Islamici, venne censurato ed esiliato per avere infastidito i Maomettani ortodossi con il suo studio dei filosofi Greci non-Maomettani e con la sua preferenza per la cultura Occidentale.
Col declino della popolazione Dhimmi del 15mo secolo l'Islam iniziò a declinare socialmente e culturalmente.


Fonti originali (con aggiunte e cambiamenti da parte degli autori di 2083):

http://jihadwatch.org/islam101/ by Gregory M. Davis


1 commento :

  1. Lavoro enorme ed encomiabile. Grazie da un occidentale libero, che vuole restare tale.
    Claude

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Ma che cazzo vuoi? Chi sono secondo te, quel porco di cristo?