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domenica 8 febbraio 2015

2083, una dichiarazione di indipendenza europea parte 12, il Libano

Cari amici, continuo con la traduzione del compendio di Breivik. Oggi parleremo dello stato cristiano del Libano, ridotto a un cagaio mediorientale dalle azioni dei nostri amici maomettani e da "errori di valutazione" da parte dei cristiani.  Questo è il modo in cui i maomettani si impadroniscono di una nazione, e questo è quello che fanno quando raggiungono il potere. Buona lettura.


1.19 La caduta dello stato cristiano libanese


Il Libano e' uno stato fantoccio, un campo di battaglia per gli Jihadisti amministrato da contabili dhimmi terrorizzati dai loro padroni maomettani. Solo il 25% del Libano è cristiano, dal 79% del 1911. Cosa è successo? Soprattutto, come hanno fatto Francia, UE e Stati Uniti a lasciare cadere il Libano cristiano?


Prefazione



I cristiani del medio oriente stanno sparendo rapidamente. I cristiani Libanesi, l'unica comunità influente del medio oriente, stanno perdendo la loro influenza e il loro potere.

Questo articolo parla della storia della minoranza cristiana in Libano, e il suo declino in favore della maggioranza maomettana, oltre che del contributo dei cristiani alla guerra civile e agli accordi di Ta'if che la portarono a termine. Questo articolo inizierà parlando della posizione particolare dei cristiani del diciannovesimo secolo e la loro guerra nel 1860 contro i Drusi, spiegando il ruolo dei cristiani nella formazione della repubblica Libanese e dell'indipendenza Libanese.

Si discuterà del nazionalismo cristiano e del suo ruolo nella guerra civile contro i maomettani, oltre che nelle differenze tra i partiti cristiani che hanno contribuito a incitare la guerra civile.

Questo articolo si concentra sul ruolo dei cristiani nelle guerre civili dal '75 al '90 e sulle cause della decadenza dei cristiani in Libano. Si dice che la guerra civile sia finita* nel 1990 dopo la sconfitta del Generale Michel Aoun da parte dell'esercito Siriano. Alla fine della guerra, i cristiani erano definiti gli sconfitti e i maomettani i vincitori, nonostante il ruolo dei cristiani fosse stato trascurabile.

*Si dice che la guerra non sia mai finita, dato che il Libano è ancora occupato 60,000 soldati Siriani e dal loro servizio segreto, oltre che da 5,000 guardie rivoluzionarie Iraniane e da migliaia di palestinesi del Fatah, "Jabha el Sha’beyyeh". Inoltre, altre organizzazioni terroristiche operano tranquillamente in Libano.



Capitolo 1: I cristiani prima del 1945
La nascita del cristianesimo libanese e l'arrivo dell Islam

Nonostante l'Islam sia arrivato 600 anni dopo il cristianesimo, oggi il Medio Oriente e' popolato da una maggioranza maomettana con una minoranza cristiana del 10%, circa 14 milioni di individui.

I cristiani, principalmente Maroniti, hanno vissuto nell'area oggi nota come Libano fin dal quarto secolo, trasferendosi in massa sul Monte Libano (Jabal Loubnan) nell'ottavo secolo. I Maroniti [44] prendono il loro nome da Giovanni Maron, monaco e Patriarca di Antiochia nell'ottavo secolo. I maomettani (sciiti, sunniti e drusi) arriveranno in un secondo momento.

Nel quinto secolo il cristianesimo era la religione dominante nel Libano, ma dopo l'arrivo dell'Islam molte comunità cristiane si convertirono. Le montagne del Libano rimasero un'area cristiana.

Secondo Peter Kolvenbach la storia del Libano e quella dei cristiani Libanesi sono collegate: senza i cristiani e senza la setta Maronita non ci sarebbe stato il Libano e il destino dei cristiani del Medio Oriente sarebbe stato differente.

La guerra civile del 1860 tra i Maroniti e i Drusi[45] cominciò quando i contadini Maroniti si rivoltarono contro i loro padroni Maomettani assegnatigli dall'impero Ottomano. I Drusi lanciarono un attacco preventivo contro i villaggi del nord con l'aiuto di ufficiali Turchi. Engine Akarli menzionò che pochi Sciiti e Sunniti si unirono all'attacco e che le truppe Ottomane non fermarono i Drusi data la loro riluttanza nel'attaccare altri maomettani.

La guerra lascio' piu' di 15.000 morti e più di diecimila senzatetto tra i cristiani. Più avanti, gli Ottomani imprigionarono i comandanti Drusi e punirono gli ufficiali per non avere impedito la guerra civile.

Questa fu la prima guerra civile in Libano tra cristiani e maomettani, la prima guerra di questo tipo tra Libanesi, preceduta da secoli di persecuzioni da parte degli Ottomani nei confronti dei Maroniti.

La Chiesa Maronita nel Libano cercò di migliorare la posizione dei cristiani sotto il dominio Ottomano, particolarmente dopo la purga dei leader Drusi che lasciò il Libano in mano alla Chiesa. In quel periodo i cristiani erano la grande maggioranza e avevano più istruzione e risorse materiali dei maomettani.

Gli eventi del 1860 causarono grande scalpore in Europa, soprattutto in Francia. Anche se gli Ottomani intrapresero un'azione punitiva verso i Drusi, una grande forza francese sbarcò a Beirut per proteggere i Maroniti e gli altri cristiani. L'intervento straniero convinse gli Ottomani a formare un parlamento del monte Libano, formato da 160 uomini: 97 Maroniti, 40 Drusi, 16 Greci Ortodossi, 5 Cattolici Greci e 2 maomettani. Più avanti il Monte Libano riuscì ad organizzare una unità militare di 10,000 uomini, in cui si usava l'Arabo invece del Turco. Ciò rese molto felice la comunità Maronita, che voleva una sorta di indipendenza dagli Ottomani.
John Spagnolo scrive che in quel periodo la comunità internazionale si prendeva cura degli interessi delle comunità Libanesi. Ad esempio, la Russia chiese che tre seggi nel parlamento fossero riservati ai Greci Ortodossi, mentre la Francia chiese che ci fosse una rappresentanza Maronita nel consiglio amministrativo dei mutasarrifiyya.

La protezione dei cristiani da parte della comunità internazionale ne aiutò la sopravvivenza tra le conquiste dei maomettani. Secondo Marguerite Johnson fin dai tempi di Bisanzio e delle Crociate, i cristiani Libanesi hanno dovuto affidarsi all'aiuto straniero per conservare la sopravvivenza e il potere politico.

Il materiale seguente è preso da un altro articolo nel sito "Phoenician Christians[46]:"


L'arrivo dell Islam e dei cristiani d'Oriente
Dr. George Khoury, Catholic Information Network (CIN)


Il Profeta Arabo

Durante la sua vita, Muhammad reagì in modo differente nei confronti di ebrei e cristiani. All'inizio, Muhammad favoriva i cristiani e condannava gli ebrei perché gli si erano opposti politicamente, come si legge nella Sura 5:82 : Troverai che i più acerrimi nemici dei credenti sono i giudei e i politeisti e troverai che i più prossimi all'amore per i credenti sono coloro che dicono: “In verità siamo nazareni”, perché tra loro ci sono uomini dediti allo studio e monaci che non hanno alcuna superbia. . (Sura 5:85; Sura 2:62; 5:69; 12:17).

Piu' avanti, Muhammad attaccò i cristiani negando la loro credenza in Gesù come figlio di Dio (Sura 9:30), denuncio' il dogma della Trinità (4:17) e le divisioni interne dei cristiani (5:14). Spesso Muhammad aveva una posizione intermedia: i cristiani erano menzionati con gli ebrei come “Popolo del Libro”, anche se si negava che possedessero la vera religione (Sura :114; 3:135, 140; 9:29) e si affermava che sarebbero stati puniti da Dio.

Combattete coloro che non credono in Allah e nell'Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo*, e siano soggiogati. (Sura 9:29-31).

Durante la sua vita, Muhammad trattò con i cristiani lasciandogli le chiese e i preti e stabilendo accordi diplomatici con cui dovevano pagare tributi e offrire servizi ai maomettani.

Nei due secoli dopo la morte di Muhammad l'atteggiamento verso il cristianesimo rimase lo stesso: i cristiani venivano considerati paralleli all'Islam, ma corrotti. L'Islam era considerato superiore, il cristianesimo era considerato corrotto e inaffidabile. Questa idea, unita alla pena di morte per l'apostasia, mantenne i maomettani del tutto isolati dalla propaganda cristiana.


L'alleanza di Umar I (634-644)

Solo un anno dopo la morte del profeta in Arabia, l'Islam era pronto per l'invasione delle terre circostanti. Nel le forze Arabe ottenevano una vittoria decisiva ad Ajnadayn, con la capitolazione di Damasco a Khalid ibn-al-Waleed nel Settembre del 635. Gerusalemme capitolò nel 638 e Caesarea nel 640. Fra il 639 e il 646 tutta la Mesopotamia e l'Egitto erano stati soggiogati. L'ultimo ponte che collegava i territori cristiani con Roma e Bisanzio venne tagliato. In meno di dieci anni le conquiste maomettane cambiarono il volto del Medio Oriente, in meno di un secolo cambiarono il mondo intero. Le vittorie dell'Islam tarparono le ali alla cristianità Orientale.

Dopo le invasioni, il problema era l'amministrazione delle terre conquistate, compito di cui si occupò Umar ibn-al-Khattab (634-644). I popoli conquistati ricevettero lo stato di dhimmi (o ahl-al-Dhimmi). Come dhimmi venivano soggetti a un tributo composto da una tassa sulle proprietà (kharaj) e da una tassa pro capite (jizyah), mentre ricevevano la protezione dell'Islam e venivano esentati dal servizio militare dato che solo un maomettano poteva combattere in difesa dell'Islam.


Come la scienza Greca passo' agli Arabi

La comunità cristiana, educata e civilizzata alla maniera dell' Oriente Bizantino, era la catalisi che porto' l'educazione moderna alle tribù arabe invasori. I cristiani traducevano le opere dei primi pensatori Greci e i loro contributi successivi, trasmettendo la conoscenza alle generazioni future. Più avanti, questa conoscenza fiori' nei contributi Arabi alle arit e alle scienze. Ad esempio, ecco alcuni dei cristiani orientali che dovrebbero essere ricordati per il loro lavoro:

Yusuf al-Khuri al-Qass, che tradusse l'opera perduta di Archimede sui triangoli partendo da una versione siriana, traducendo anche l'opera di Galeno “Galen's De Simplicibus temperamentis et facultatibus” in Arabo. Qusta Ibn Luqa al-Ba'lbakki, un cristiano Siriano tradusse Hypsicles, lo “Sphaerica” di Teodosio, la “Meccanica” di Erone, il “Meteora” di Autolycus Theophrastus, il catalogo di Galeno, la Fisica di Aristotele di John Philoponus e molte altre opere. Tralaltro, corresse le traduzioni di Euclide. Abu Bishr Matta Ibn Yunus al-Qanna'i, che tradusse la Poetica di Aristotle'. Abu Zakariya Yahya Ibn 'Adi al-Mantiqi, un cristiano monofisita, che tradusse opere di medicina e di logica, tra cui i Prolegomena di Ammonius e un'introduzione all'Isagoge di Porfirio. Al-Hunayn Ibn Ipahim Ibn al-Hasan Ibn Khurshid at-Tabari an-Natili, e il monofisita Abu 'Ali 'Isa Ibn Ishaq Ibn Zer'a. Yuhanna Ibn Batriq, un Assiro, che scrisse il Sirr al-asrar. 'Abd al-Masih Ibn 'Aballah Wa'ima al-Himse, un altro Assiro, che tradusse la Teologia di Aristotele. Abu Yahya al-Batriq, Assiro, che tradusse il Tetrabiblos di Tolomeo. Jipa'il II, figlio di Bukhtyishu' II, della famiglia di medici Assiri menzionata prima, Abu Zakariah Yahya Ibn Masawaih, un Nestoriano Assiro. Quest'ultimo tradusse un testo di Oftalmologia, Daghal al-'ayn (Le malattie dell'occhio). Hunayn Ibn Ishaq, Assiro. Sergius di Rashayn, "un eminente medico e filosofo, esperto in Greco e traduttore in Siriaco di varie opere di medicina, filosofia, astronomia e teologia".

Per altri dettagli, vedere l'opera: How Greek Science Passed to the Arabs[47]


Gli Ummayadi

I Califfi Ummayadi (661-750) erano per prima cosa Arabi e per seconda maomettani. Per questo, la loro epoca fu liberale dal punto di vista politico e religioso. Durante il regno del Califfo Umar II (717-720) ci furono delle preoccupazioni riguardo alla gestione dei popoli conquistati e alla partecipazione di tutti i maomettani alla vita sociale e politica. Umar rimase stupito dal fatto che ci fossero non maomettani che avessero autorità sui maomettani, e cercò di impedirlo, ad esempio rimuovendo gli ufficiali di religione Copta in Egitto e sostituendoli con maomettani. Umar scriveva al governatore Egiziano: "Non ho mai conosciuto un segretario o un ufficiale governativo che non fosse maomettano senza averlo sostituito con un maomettano.” La politica di Umar II venne espansa durante la dinastia Abbaside, data la scontentezza dei maomettani verso gli eccessi e la corruzione dei califfi liberali Ummayadi e dalla frustrazione di molti maomettani non Arabi, particolarmente Persiani, nell'essere trattati da cittadini di seconda classe. Date le circostanze politiche e i comportamenti aggressivi di alcuni gruppi cristiani, Umar II reagì con violenza contro i cristiani, abrogando la jizyah per i cristiani che si convertissero e imponendo queste condizioni umilianti:

I cristiani non possono testimoniare contro i maomettani, non possono avere incarichi statali, non possono pregare a voce alta, indossare la qabà o cavalcare. Un maomettano che uccida un cristiano sarà condannato al pagamento di una multa, non a morte. Inoltre, si aboliscono i trattati con cui si mantenevano chiese, conventi e opere caritatevoli cristiane.

Nonostante queste condizioni, il regno Ummayde era un regno di liberalismo religioso ed economico, tanto che nessun califfo a parte Umar II fece pressioni per la conversione alla fede maomettana.


L'era Abbaside (750-1258)

Con la caduta degli Umayyadi nel 750 l'egemonia Siriana sul mondo Islamico ebbe termine. La salita al potere della dinastia Abbaside causò un cambiamento radicale nella politica del califfato. In un mondo vasto e complesso come quello del califfato c'era una rete intricata di interessi di partito, a volte in aperto conflitto. Non fu facile ritrovare un equilibrio, ci volle tutto l'ottavo secolo e l'opera dei califfi nel formare una politica che guidasse tutti i cittadini. In un ambiente Islamico e' inevitabile che uno scontro politico abbia anche implicazioni religiose. Intanto, gli Abbasidi dovevano affrontare un numero di Kharajiti che rifiutavano di sottomettersi al loro dominio, oltre ad altri avversari che rifiutavano la loro pretesa al califfato.
L'era Abbaside si rivelerà meno tollerante verso i cristiani e gli altri ahl-al-Dhimmi, con nuove restrizioni e la ripresa di pratiche anticristiane.

Gli Abbasidi scelsero Baghdad come quartier generale, anche se per un breve periodo al-Mutawakkil (847-861) riporto' il trono a Damasco(885). Dato che i Melkites[48] erano pochi, furono i Nestoriani e i Giacobiti a portare i contributi piu' grandi sotto il regno abbaside. La chiesa Nestoriana fiori' dall'inizio del califfato Abbaside fino al regno di al-Mutawakkil (847-861), un successo prodigioso reso possibile da un gran numero di monaci zelanti ed educati, addestrati da varie scuole. A Baghdad c'erano molti monasteri importanti, ad esempio le scuole di Deir Kalilisu, Deir Mar Fatyun e Karh.

Le ultime due scuole insegnavano medicina e filosofia, oltre che discipline sacre. I medici e gli scribi cristiani offrivano una sorta di patronaggio verso la chiesa Nestoriana, cercando di ottenere una legislazione più benevola da parte dei dominatori maomettani. Anche se gli Abbasidi erano tolleranti verso le altre religioni, preferivano mostrare la loro tolleranza verso gli altri maomettani che vivevano ai margini dell'Islam tradizionale.

I cristiani, specialmente i Melkiti che vivevano nelle provincie orientali, avevano molto da sopportare. Al-Mutawakkil Abu Gafar al-Mansur (754-775) imponeva loro molte leggi vessatorie, proibendo la costruzione di chiese, l'esposizione pubblica della croce e il discutere di religione con i maomettani. Nel 757 ipose tasse sui monaci e uso' gli ebrei per depredare le sacrestie. Nel 759 rimosse tutti i cristiani dalle posizioni di potere e proibi' lo studio di tutte le lingue a parte l'Arabo, fino a richiedere, nel 722, che i cristiani e gli ebrei esponessero segni che li distinguessero dai credenti. Abu Gafar al-Mansur fece incarcerare il patriarca Melkita Theodoret, il Patriarca Georges, e il Cattolico Nestoriano James. Al-Mahdi (775-785) intensificò la persecuzione facendo distruggere tutte le chiese costruite dopo la conquista Araba. Le tribù cristiane di Banu Tanuh, con tutti i loro 5000 guerrieri, vennero costrette a convertirsi all'Islam. Al-Mahdi, infuriato dalle sconfitte subite per mano dei Bizantini, mandò truppe in Siria per costringere tutti i cristiani Siriani all'abiura. Comunque, molte di queste leggi non vennero applicate, ad esempio quando Umar II provò a licenziare tutti i dhimmi dal servizio civile, ne risultò una tale confusione che l'ordine venne ignorato.

I Visir turchi Barmakidi, braccio militare dei califfi Abbasidi, dimostravano una certa tolleranza verso gli ahl-al-Dhimmi e particolarmente verso i cristiani. Solo alla fine del regno di Harun al-Rahid (786-809), ossia dopo la caduta dei Barmakidi, ci furono discriminazioni anticristiane. Harun al-Rashid riprese le misure anticristiane e antisemite di Umar II (717-720), ad esempio ordinando la demolizione di tutte le chiese cristiane nel 807. Buona parte delle sue prescrizioni non venne mai attuata. Ci fu una persecuzione generale in Siria e in Palestina sotto il regno di suo figlio al-Ma'mun (813-833), durante il quale molti cristiani scapparono verso Cipro e Bisanzio. Le condizioni non migliorarono sotto al-Watheq (842-847) o sotto al-Mutawwakil (847-861). Secondo l'insegnamento coranico (Sure 2:70; 5:16-18), i giuristi dichiararono che la testimonianza di un ebreo o di un cristiano non era valida contro un maomettano, ponendo il Dhimmi al di sotto del maomettano da tutti i punti di vista legali.

Nonostante tutto, vi erano molti cristiani dotati di potere e influenza, ad esempio nella medicina e nell'amministrazione pubblica, ad esempio Abu l-Hasan Sa'id ibn Amr-ibn-Sangala, segretario sotto il Califfo al-Radi (934-40), e sotto i suoi due figli, oltre che Ministro dell'Interno. Dato che l'Islam proibisce la pratica dell'usura ai maomettani, i cristiani avevano il monopolio nei campi dell'oreficeria, gioielleria e nei prestiti, cosa che rendeva molti cristiani ricchi e molti maomettani gelosi della loro ricchezza. In generale le relazioni tra cristiani e maomettani erano buone.

I cristiani soffrivano per la loro situazione di inferiorità, per quanto i califfi cercassero di proteggerli dati i loro contributi nelle scienze e nelle arti. Dopo le vittorie militari arabe, molti cristiani si convertivano per sfuggire dalla condizione di inferiorità sociale, al punto da adottare la lingua araba e rinunciare al parlare greco e siriaco.


Appendice: La persecuzione della Chiesa coptica
La Chiesa cristiana Ortodossa Coptica in Egitto[49]

Forse la gloria piu' grande della chiesa coptica è anche la sua croce. I Copti vanno fieri di essere stati perseguitati fin dal 68 AD, quando il loro santo patrono San Marco venne ucciso il giorno di Pasqua. I copti sono stati perseguitati da quasi tutti i sovrani di Egitto, il loro clero è stato perseguitato persino dai loro fratelli cristiani durante lo scisma di Calcedonia nel 451 e fino alla conquista araba del 641. Per mostrare il loro orgoglio, i Copti adottarono il Calendario dei Martiri, iniziato nel 29 Agosto 284, in memoria dei loro martiri durante il regno dell'imperatore Diocleziano. Tale calendario è usato ancora oggi.

Durante i quattro secoli dopo la conquista araba dell'Egitto, la chiesa copta se la passò generalmente bene, più che altro perché Maometto predicava una certa tolleranza verso di loro. I copti erano autonomi e potevano professare la loro religione dopo pagamento del tributo. La letteratura dell'epoca mostra che i copti non avevano sofferto particolarmente, tanto che fino al 15mo secolo la lingua copta era ancora in uso comune.

La situazione iniziò a peggiorare dal 12mo secolo, con attacchi di violenza da parte dei maomettani e un cambiamento graduale della società verso l'islamizzazione.

La situazione migliorò durante il Novecento, sotto il governo stabile e tollerante della dinastia di Muhammad Ali. Nel 1855 la Jizyia venne abolita e i copti iniziarono a servire nell'esercito. Durante la rivoluzione del 1919 maomettani e copti agivano in concerto, rendendo la società copta un posto stabile, al riparo dagli eccessi dei gruppi estremisti. I martiri moderni, come Padre Marcos Khalil, ci ricordano come la sopravvivenza della comunità copta sia un miracolo.

Nonostante le persecuzioni, la chiesa copta si tenne separata dal governo egiziano, rifiutando di controllarlo o di farsene controllare secondo il detto “Date a Cesare ciò che è di Cesare” [Matteo 22:21]. La chiesa copta non ha mai combattuto contro o a favore di alcuna autorità, seguendo il detto biblico: “Allora Gesù gli disse: Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada(Matteo 26:52). La sopravvivenza della chiesa copta fino ad oggi è prova del valore e della saggezza di questi insegnamenti.


Governo autonomo e potere settario dopo la guerra civile del 1860

Il potere politico dei cristiani libanesi inizio' nel 1861, quando le potenze straniere imposero il "Reglement Organique" secondo cui gli ottomani dovevano trattare il Monte Libano come una provincia autonoma governata da un governatore cristiano non libanese, scelto dal Sultano e approvato dalle potenze europee. Questa provincia autonoma doveva diventare un protettorato Ottomano (mutasarrifiyya), con un parlamento da 12 membri allocati dal governatore. Secondo Aziz Abu Hamad questo sistema dava il potere ai Maroniti e lo toglieva ai Drusi e alle altre sette religiose.

Secondo lo storico Aziz Abu Hamad, i cristiani divennero autonomi nel 1861, dando il via all'ideologia nazionalista e ai loro piani per la formazione di uno stato cristiano. Molti Maroniti vedevano il mutasarrifiyya come la base per un Libano indipendente, un bastione della cristianità e dell'occidente in Medio Oriente.

La lotta tra cristiani e drusi inizio' all'inizio del Novecento. Ad esempio, nel settembre 1903, gli scontri tra cristiani e maomettani lasciavano 7 morti tra i cristiani e 15 tra i maomettani. Circa ventimila cristiani, particolarmente Maroniti, si rifugiarono tra le montagne aspettando che le violenze settarie si calmassero.


Il mandato francese e il potere politico cristiano

La fondazione dello stato libanese nel 1920 ingrandì il potere politico dei cristiani. Il generale Gouraud, Alto Commissario per la Siria e il Libano, fondò il Grand Liban (Gran Libano) come mezzo per la creazione di uno stato cristiano maronita libanese sotto la protezione francese. Tale atto era il sogno secolare dei cristiani, specialmente dei maroniti. Per i maomettani in Siria e nelle aree libanesi (Akkar, Tripoli, Beirut, Bekaa e il meridione), questa era l'ultima delle sconfitte umilianti iniziate sei settimane prima, quando l'esercito arabo era stato sconfitto a Maisalun e Damasco era stata occupata dai francesi.

I maomettani libanesi avrebbero voluto unirsi alla Siria musulmana, mentre i cristiani erano felici di essere stati aiutati dalla Francia a fondare un sistema politico che li vedeva come in posizione dominante. Secondo l'abate Paul Naaman tale sistema era il migliore risultato degli sforzi della chiesa Maronita.

I rapporti tra cristiani e maomettani divennero ostili subito dopo la fondazione del Grande Libano. I maomettani iniziarono subito ad attaccare i villaggi cristiani e a ritenersi più legati alla Siria e alle nazioni arabe che al nuovo stato. Eyal Zisser spiega che appena le nuove regioni vennero aggiunte al Grande Libano, la percentuale di cristiani crollo' dal 85% al 54%.

Il patto del 1943

E' importante notare come funzionasse il regime politico settario, ossia il regime che mantenne i cristiani al potere fino al 1990. Dopo il crollo del mandato francese nel 1943 il Presidente Bishara Al-Khouri (cristiano) e il Primo Ministro Riad Soleh (maomettano) si accordarono con un accordo verbale, chiamato il Patto Nazionale.

Il Patto Nazionale era il nuovo sistema politico libanese, rivolto al conservare la posizione della presidenza per i Maroniti, il posto di PM per i Sunniti e il posto di capo del parlamento per gli Sciiti. Inoltre, il Patto prometteva di distribuire i seggi in parlamento e le posizioni importanti nell'esercito e nell'amministrazione pubblica su base settaria. Secondo Sami Ofeish il Patto Nazionale favoriva i cristiani e particolarmente l'élite Maronita.

I cristiani rimasero al potere per 32 anni finché il sistema non inizio' a crollare nel 1975. Anche se due dei due seggi più importanti in politica erano riservati ai maomettani, i cristiani avevano il controllo del paese.

Mark Tomass fa notare come i cristiani avessero la maggior parte dei posti di potere:

Nella costituzione del 1943, scritta sotto il mandato francese (1920-1945), si nota un settarismo pervasivo, al punto da destinare i posti più importanti del governo ai capi delle sette religiose. Dati i loro legami con la Francia, i maroniti avevano la parte più importante dei seggi.

Tutto ciò fa capire come fecero i cristiani ad avere il potere politico sui maomettani e a mantenerlo fino all'inizio della guerra civile.


Capitolo 2: i cristiani rimangono al potere dal 1943 al 1975

In questo capitolo si spiega come fecero i cristiani a restare al potere nonostante le pressioni dei maomettani. Secondo Brenda Seaver, tra il '43 e il '75 c'era molta tensione politica, causata dalla guerra civile del '58, dalla guerra arabo-israeliana, dall'immigrazione di rifugiati palestinesi e dagli interventi dell'OLP in Libano[1]. Questi eventi faranno da catalisi per la guerra civile del '75 e per la caduta del sistema nel '90.


La fondazione dello stato di Israele e la sua influenza in Libano

Nel 1948, l'armonia tra cristiani e maomettani venne turbata dalla fondazione dello stato di Israele. Mentre i leader cristiani si incontravano pubblicamente con Israele, i maomettani vedevano il nuovo stato come il nemico principale del mondo arabo e consideravano ogni cooperazione con esso come un tradimento.

Nel 1946, il Patriarca Antoine Arida fu il primo leader cristiano a firmare un trattato tra Sionisti e Maroniti [2], trattato che descriveva la fondazione di legami di cooperazione tra i maroniti in Libano e gli ebrei Yishuv in Palestina, sulla base del riconoscimento reciproco dei diritti e bisogni nazionali[3]. I cristiani ammettevano apertamente di credere nella comunione di interessi tra loro e gli Yishuv[4].

Secondo Eyal Zisser:

I maroniti volevano soltanto ottenere l'aiuto israeliano per i loro problemi politici interni, mantenendo la più assoluta segretezza[5].

Nonostante il fatto che alla fine il trattato non venne ratificato, i maomettani capirono che i cristiani stavano cercando un alleato contro di loro e iniziarono a disconoscere il Patto Nazionale del 1943.

Secondo Eyal Zisser, c'erano altri leader cristiani che esprimevano pubblicamente le loro simpatie verso i sionisti, fra cui Ignatius Mubarak[6], l'arcivescovo di Beirut. Dato che i maomettani vedevano Israele come un ostacolo al mondo arabo maomettano, iniziarono a chiedere aiuto agli stranieri, tra cui i palestinesi prima e i siriani più avanti.


Le rivolte civili del 1958

Nel 1958 l'unione tra Siria ed Egitto causo' problemi all'egemonia cristiana, anche perché tale unione riceveva supporto politico dalla maggioranza degli sciiti e sunniti libanesi [7].

Il governo libanese guidato da Camille Chamoun temeva che i maomettani volessero far cadere il governo[8]. Il giorno 8 maggio, assassini sconosciuti uccisero un giornalista antigovernativo maronita a Tripoli, causando una rivolta urbana peggiorata dall'intervento di milizie e bande armate finanziate dagli estremisti Nassiriti e Ba'th[9].

Nel 1958 il presidente cristiano Chamoun chiese aiuto all'amministrazione Eisenhower. Gli americani inviarono immediatamente un contingente di 10,000 Marines in aiuto alle forze governative. Secondo Aziz Abu-Hamad il governo guidato dai maroniti e le milizie maronite combatterono contro un alleanza di milizie maomettane, comunisti e di estremisti Nassiriti a Tripoli, Beirut, Sidon e Tyre[10]. Secondo Aziz la crisi del 1958 terminò quando il Presidente Chamoun rinuncio' a candidarsi per un'altra legislatura[11]. I cristiani e i maomettani si accordarono per l'elezione del generale Fouad Shihab come nuovo presidente e di conseguenza gli americani si ritirarono dal Libano.

Durante la guerra civile del 1958 il governo cristiano combattè insieme alle milizie maronite contro i maomettani e i comunisti. Anche se la guerra era stata causata dagli scontri tra i nazionalisti libanesi e i nazionalisti arabi, tutti notarono come la società libanese fosse divisa dal punto di vista religioso, con i cristiani favorevoli al nazionalismo libanese e i maomettani favorevoli all'unificazione col mondo arabo.


La guerra arabo israeliana del 1967 e l'intervento palestinese in Libano

La guerra arabo-israeliana del 1967 contribuiva a peggiorare ulteriormente le relazioni tra cristiani e maomettani, anche perché i leader dell'esercito libanese si rifiutarono di intervenire. Il non intervento offese profondamente i maomettani libanesi[12]. Dopo la sconfitta araba, i palestinesi iniziarono ad attaccare i villaggi israeliti dal Libano. Israele reagiva agli attacchi bombardando le città e i villaggi libanesi.

Aziz Abu-Hamad scrive che l'intervento palestinese contro Israele era un altro motivo di divisione tra cristiani e maomettani:

Mentre i maomettani esprimevano il loro supporto per la causa palestinese, i cristiani si opponevano all'ingresso del Libano nel conflitto mediorientale[13].

Nel 1968 i maomettani avevano ormai la maggioranza numerica, grazie al loro tasso di natalita' e all'emigrazione dei cristiani. I maomettani, ancora in minoranza parlamentare, chiedevano cambiamenti nel governo, tra cui le posizioni di comandante dell'esercito e di governatore della banca centrale. [14].

Gli accordi del Cairo del 1969 davano l'autonomia amministrativa ai campi profughi palestinesi in Libano. I cristiani si opponevano agli accordi, dato che erano una violazione della sovranità territoriale libanese[15] e usavano i loro partiti come i Falangisti (Kata'ib) e i NazionalLiberali di Camille Chamoun per fondare campi militari per le loro milizie[16]. Queste milizie assistevano l'esercito libanese negli scontri contro i palestinesi del 1970. Anche se la crisi venne risolta temporaneamente riaffermando gli accordi del Cairo, i leader cristiani presero l'occasione per riaffermare la sovranità libanese e la natura cristiana del Libano[17].

Nel 1970 l'esercito giordano faceva espellere i guerriglieri palestinesi dalla Giordania. Tale espulsione era motivata dal fatto che i palestinesi attaccavano Israele dalla Giordania, e che Israele rispondeva a tali attacchi bombardando territorio giordano[18]. Molti dei guerriglieri palestinesi entrarono in Libano grazie agli accordi del Cairo del 1969, che gli offriva l'autonomia in territorio libanese. Secondo Aziz Abu-Hamad, varie fazioni maomettane libanesi usavano l'autonomia dell'OLP e il suo potere politico e militare in modo da ottenere più potere decisionale[19].

La guerra arabo-Israeliana del 1973 contribui' ad aumentare le diffidenze tra cristiani e maomettani. I cristiani erano scontenti nel vedere il Libano meridionale trasformato in un campo di battaglia tra israeliti e palestinesi, mentre i maomettani presero l'occasione per esprimere il loro scontento nel vivere in una nazione dominata da una élite cristiana[20].


Capitolo 3: Nazionalismo cristiano e maomettano

Questo capitolo parla del nazionalismo in Libano. Il Nazionalismo può essere considerato una delle cause della caduta del cristianesimo Libanese.

Meir Zamir descrive il Nazionalismo cristiano in Libano come uno dei tre grandi movimenti nazionalisti in Medio Oriente. Gli altri due erano i movimenti maomettano ed Ebraico[1]. In questo articolo mi limiterò a parlare dei movimenti cristiani e maomettani, dato che c'erano solo poche centinaia di ebrei in Libano.

Secondo Theodor Hanif, i nazionalisti Libanesi, particolarmente i cristiani, affermavano che il Libano esisteva da tempo immemorabile e ne esaltavano l'indipendenza e l'unicità. Invece, i nazionalisti maomettani Arabi consideravano il Libano come una provincia degli imperi Arabo-Islamici[2]. Secondo Hanif, c'erano delle dispute su quale fosse la parte del paese chiamata Libano per la prima volta e su quali comunità fossero state una nazione nel passato[3].

Marguerite Johnson identificava il nazionalismo cristiano nella sua accezione Mediorientale[4]. Il carattere della comunità cristiana era radicato nella separazione religiosa dal resto del Medio Oriente e dai legami culturali con l'Europa.

Il nazionalismo dei cristiani li aiutò a sopravvivere in Libano, ma contribuì alla loro caduta dato che contrastava con i nazionalismi maomettani e Arabi, altrettanto risoluti nel voler rimuovere i cristiani dalle posizioni di potere.

In Libano, fino a poco tempo fa, molti bambini cristiani venivano cresciuti con la nozione che il Libano fosse una nazione Fenicia e legata all'Europa, mentre i bambini maomettani crescevano con la convinzione che il Libano fosse una nazione Araba e parte integrante del mondo Islamico. Molti cristiani si sentivano Libanesi, non Arabi.

Ghassan Hage scrive che la classificazione tipica della Shari'a maomettana mette in evidenza lo status dei cristiani come minoranza religiosa[5].

La paura più grande dei cristiani è quella di vivere in una regione dominata da maomettani. Ciò li ha spinti a impedire ai maomettani di trasformare il Libano in una regione Araba e maomettana, diffondendo la loro idea di nazionalismo e il loro rifiuto di perdere la sovranità libanese in favore dell'influenza araba e maomettana.

Il nazionalismo cristiano rendeva i cristiani poco disposti a dividere il potere con i maomettani, almeno fino all'inizio della guerra civile del 1975. I cristiani temevano per il loro futuro come minoranza religiosa circondata da una maggioranza maomettana avida di potere e beneficiaria di superiorità numerica. I cristiani libanesi ricordavano bene le atrocità inflitte dai maomettani verso cristiani, in particolare verso gli Armeni e verso i Copti in Sudan e in Egitto. La maggioranza dei cristiani si vedeva come discendenti dai Fenici e non dai Beduini Arabi .

Antoine Najm non credeva che il nazionalismo fosse solo religioso. Secondo lui, gli Arabi, fossero cristiani o maomettani, volevano annettere il Libano al mondo Arabo o stabilire uno stato Islamico. I nazionalisti Libanesi non accettavano questa politica[6].

Si può illustrare lo scontro tra nazionalismi cristiani e maomettani in Libano con un incidente relativo al poeta Khalil Gebran. Poco tempo fa, l'unione dei Maroniti Americani scrisse al segretario di stato, il Generale Colin Powell, dichiarando che il poeta Libanese Khalil Gebran fosse Libanese, non Arabo[7]. L'unione protestava il fatto che l'associazione dei mediorientali americani avesse onorato Khalil Gebran come un Arabo/Americano in presenza di Powell[8]. Tom Harb, il segretario dell'unione dei Maroniti Americani spiega:

Di certo non ci opponiamo a chiunque voglia onorare Khalil Gibran, ma siamo perplessi nel vedere identificare questo grande poeta Libanese-Americano come un "Arabo-Americano"[9].

David Gordon spiega il modo in cui i maomettani e i cristiani si considerano a vicenda. Per lui, l'opinione dei maomettani nei confronti dei cristiani è questa:

  • Primo, i maomettani rifiutano il concetto di stato cristiano e il modo in cui i cristiani, particolarmente i Maroniti, dominano una nazione la cui maggioranza è maomettana. Inoltre, i maomettani credono che il potere vada distribuito in base alla maggioranza numerica, non su base settaria.
  • Secondo, i maomettani affermano che i cristiani hanno cercato varie volte di dividere il Libano dal mondo Arabo. Secondo loro i Maroniti sostennero le Crociate e il Patriarca Maronita Ignatius Mubarak ha sostenuto esplicitamente Israele.
  • Terzo, i maomettani affermano che i cristiani hanno favorito e promosso l'educazione privata e straniera, in modo da diminuire il prestigio della lingua Araba. Secondo loro, molti libri di testo hanno ridicolizzato le conquiste Arabe e hanno diffuso l'immagine del Libano come uno stato prima Fenicio, poi cristiano. [10]

David Gordon ha anche descritto il modo in cui i cristiani vedono i maomettani. Secondo lui, i cristiani considerano il nazionalismo Arabo come inevitabilmente maomettano. Inoltre, i cristiani affermano che i maomettani sono ipocriti nel volere uno stato secolare, ma solo a patto di mantenere le leggi coraniche riguardo a matrimonio ed eredità. Inoltre, i cristiani credono che integrarsi col mondo arabo, con le sue tendenze autoritarie e socialiste, servirebbe solo a minacciare la libertà e la prosperità di cristiani e maomettani Libanesi[11].

L'idea cristiana che il nazionalismo Arabo sia sempre maomettano è vera, dato che qualunque cittadino Arabo e qualunque governo Arabo confermerà la natura maomettana del mondo Arabo.

Questo capitolo ha spiegato il modo in cui i cristiani e i maomettani Libanesi espongono le loro idee nazionaliste. La separazione tra nazionalisti è stata resa più facile dall'esistenza di vari partiti politici e religiosi, di cui scriverò nel prossimo capitolo.



Capitolo 4: I partiti politici e le organizzazioni cristiane

Questo capitolo parla dei partiti politici cristiani e del loro ruolo nell'ascesa e nella caduta dei cristiani in Libano. Questi partiti hanno usato il nazionalismo come veicolo per promuovere la loro agenda politica e sono stati coinvolti nella guerra civile del 1975. Nonostante la fine della guerra nel 1990, i partiti cristiani continuano ad influenzare la politica in Libano, cercando di salvaguardare i diritti dei cristiani.


I Falangisti (Kataib)

I Falangisti erano sicuramente i più importanti tra i partiti cristiani nei momenti precedenti alla crisi del 1975. Nei primi anni 50, i falangisti diventavano un partito parlamentare e un partecipante nelle elezioni politiche Libanesi[1], reclutando anche non cristiani e non Maroniti. In generale, i Falangisti erano un partito Maronita e, secondo Rabinovich, progettavano una nazione cristiana[2].

Nell'estate del 1975 appariva chiaro che l'influenza cristiana su tutto il Libano non era più praticabile, quindi il partito (o almeno la parte più radicale), puntava su un Libano cristiano basato solo su Beirut Est, la parte Nord del Monte Libano e l'area costiera a Nord di Beirut. Questo sentimento veniva espresso attraverso la pubblicazione di un opuscolo a opera del Centro Intellettuale Maronita di Kaslik col titolo di “Greater Libano a half century's tragedy”. L'opuscolo affermava che la creazione del Grande Libano del 1920 a opera del mandato Francese non era a favore dei cristiani.

I cristiani sapevano che il loro dominio politico, aiutato dalla creazione del Grande Libano nel 1920 dai Francesi e dal patto del 1943, non era più possibile. La loro strategia era quella di ritirarsi in una nazione più piccola in modo da controllare e conservare la loro cultura. Gli eventi successivi mostreranno che i maomettani non erano interessati solo al prendere il potere in Libano, ma anche nell'impedire la formazione di una nazione cristiana in Libano. Per questo, i Falangisti erano interessati nella protezione degli interessi cristiani nel paese, di cui stavano iniziando a perdere il controllo in favore della maggioranza maomettana.

I Falangisti erano divisi in due scuole di pensiero: una rappresentata da Amin, figlio primogenito di Pierre Gemayel e da Karim Pakandouni. Questa corrente credeva che l'unico modo di sopravvivere fosse l'adattarsi all'ambiente, cercando un accordo con la Siria, i maomettani Libanesi e il mondo Arabo.
La seconda corrente era rappresentata dal fratello minore di Amin, Bashir, che nell'estate del 1976 divenne il Comandante delle forze armate del partito. Questa corrente non credeva nel fatto che gli Arabi e i maomettani volessero tollerare un'entità cristiana nel loro territorio, e credeva nella necessità di creare un'alleanza con Israele, lo sviluppo delle risorse Libanesi, la mobilitazione della Diaspora cristiana Libanese e la ricerca del supporto Americano[4].

La seconda corrente prevalse sulla prima. Quando Bashir mise da parte il suo fratello maggiore, molti credevano che avrebbe acceso un grande supporto nazionalistico verso i cristiani. Più avanti Bashir divenne presidente, ma venne assassinato dopo ventuno giorni. Suo fratello prenderà il suo posto, ma si rivelerà molto più debole di lui.


Le Forze Libanesi (LF)

L'esercito Falangista si faceva chiamare Lebanese Forces (LF), forte di 20.000 truppe di cui 3.000 soldati professionisti. Sotto il comando di William Hawi prima e di Bashir Gemayel dopo, divenne una forza militare forte ed altamente organizzata. I Falangisti effettuavano una coscrizione nei luoghi che controllavano, arruolando i giovani. Durante le guerre civili e fino al 1982 le LF consolidarono il comando assimilando altre milizie cristiane, spesso con la forza[5].


Il partito NazionalLiberale

Il primo alleato dei Falangisti tra i Libanesi era il partito NazionalLiberale di Camille Chamoun, un piccolo partito organizzato attorno alla personalità dei leader e privo di dottrina e di struttura.

Camille Chamoun fu il presidente del Libano tra il 1952 e il 1958, un critico accanito e un oppositore del nazionalismo Arabo, oltre ad essere l'unico governante Arabo ad avere accettato la dottrina del presidente Americano Dwight Eisenhower, che puntava all'aiuto verso le nazioni Mediorientali aggredite dai comunisti, al punto da offrirsi di proteggerne l'indipendenza politica[7]. Il suo partito guida l'opposizione contro la presenza Siriana in Libano.

Partito di Al Marade

Questa unita'di 3,500 uomini, detta anche la brigata dei giganti (Marada), rappresenta gli interessi di Sulayman Franjiyah, Presidente del Libano all'alba della Guerra Civile. Detti anche Zhagartan Liberation Army, dato che Zgharta era la citta natale di Franjiyah, questa brigata operava intorno a Tripoli e alle altre zone nel Nord del Libano, ma ha combattuto anche a Beirut. L'alleanza militare tra i Marada e i Falangisti fini' nel 13 Giugno 1978, quando un attacco a sorpresa delle LF a Ihdin, quartier generale Marada, ne uccise il comandante, Tony Franjiyah[8].


L'Ordine dei Monaci Maroniti
La Chiesa Maronita gioco' un ruolo importante nella politica Libanese, cercando di salvaguardare i diritti dei cristiani. Nel 1975 il Patriarca Bulus Khureysh, capo della chiesa Maronita, non svolse alcun ruolo politico. Al contrario, il leader dell'ordine dei monaci Maroniti, Padre Charbel Qassis, mantenne una linea attivista e militante. L'ordine dei Monaci Maroniti, proprietari di una grossa porzione dei terreni agricoli Libanesi, fornì supporto politico e finanziario ai miliziani Maroniti[10].

L'Ordine dei Monaci Maroniti consiste in 200 preti[11]. Padre Bulus Na'aman, un altro chierico militante, sostituì Quassis[12]. Rabinovich scrive che i monasteri Maroniti nascondevano armi, munizioni e cibarie per i miliziani cristiani[13]. I preti capivano il bisogno di proteggere i cristiani dai maomettani e dai palestinesi che intendevano minacciare la loro esistenza.


Lega Maronita

La Lega Maronita era una milizia comandata da Shaker Abu Suleiman, un seguace di Qassis. Come i Guardiani del Cedro, era una milizia Maronita senza i problemi politici dei Falangisti e del NazionalLiberali, al punto da scegliere di combattere fianco a fianco con loro invece di farsene assorbire[14].


I Guardiani del Cedro

I Guardiani erano circa 500 uomini[15]. Anche se la loro ideologia era confessionale e non bellicosa, in pratica sono stati tra i combattenti cristiani più agguerriti.

Il leader politico e militare dei Guardiani era Etienne Saqr (detto Abu Arz) e lavorava per l'amministrazione Faranjiyya nei primi anni 70. Parlando di ideologie, Sa'id Aql cercava di tirare una distinzione chiara tra il nazionalismo Libanese e l'Arabismo. Secondo Aql's, il Libano nasceva da un passato Fenicio e contribuiva allo sviluppo della civiltà, con un contributo trascurabile da parte dell'Islam e dell'Arabia[16].

I Guardiani ammettevano chiaramente la loro relazione con Israele, a differenza dei Falangisti e dei NazionalLiberali che tentavano di nasconderla. I Guardiani affermavano pubblicamente nel 1976 che i cristiani dovevano chiedere l'aiuto di Israele per cercare di salvare quel che rimaneva del Libano. Come la Lega Maronita, erano un organizzazione separata che combatteva al fianco delle altre milizie[17].


At Tanzim

Termine Arabo per "l'organizzazione”. At Tanzim all'inizio era una piccola società segreta di ufficiali cristiani nell'esercito Libanese, alleata con i Falangisti. At Tanzim accettava anche civili, soprattutto professionisti e dirigenti, mantenendo una milizia di circa 200 unità[18].


Il Fronte Libanese

Nel Dicembre del 1975, quando si discuteva seriamente di cambiare il sistema politico Libanese e si convocava un summit maomettano, venne convocato anche un summit Maronita. I leader Maroniti Pierre Gemayel, Camille Chamoun, Charbel Quassis e Shaker Chaker Abu Suleiman si incontrarono nel palazzo presidenziale [19].

Nella primavera del 1976, il summit Maronita venne ribattezzato “summit Kafur”, con Camille Chamoun come Presidente del nuovo Fronte Libanese e Pierre e Bashir Gemayel, Bulus Na'aman, Edward Hunayian (che lavoro' con Raymond Edde) e due intellettuali cristiani, Charles Malek e Fouad Ephrem Al Boustani nel direttorio. Si formò un comando militare unificato tra le varie milizie, il cui nome collettivo era Forze Libanesi.

Le Forze Libanesi erano composte da quattro milizie: i Falangisti, i Guardiani del Cedro, i Numur di Chamoun e gli At Tanzim, con due rappresentanti ognuna. Nonostante la parità numerica, era chiaro che le Forze Libanesi fossero controllate da Bashir Gemayel.

Nonostante tutto, la formazione di un gruppo Maronita al di sopra delle parti sarebbe stata molto utile per lo sviluppo delle relazioni tra i leader cristiani[20]. Secondo Halim Barakat la destra cristiana del Fronte Libanese continuò a resistere all'eliminazione del settarismo politico[21].


La leadership cristiana dell'esercito

I leader cristiani nell'esercito erano un gruppo che rifiutava di cedere il proprio potere ai maomettani, tanto che l'esercito libanese si rifiuto' di prendere parte ai conflitti del 1952 e 1958, caso molto raro in Medio Oriente, dove la storia politica è composta spesso da interventi militari. Gli alti ufficiali dell'esercito erano cristiani, così come gran parte della truppa, tanto che l'esercito veniva visto come uno dei capisaldi della cristianità libanese e del sistema politico. Negli anni 50 e 60 i politici maomettani tentarono varie volte di far passare leggi che trasformassero l'esercito in una entità maomettana[22]. Il grosso dell'esercito era posizionato a Beirut e nel centro del paese.


Leader cristiani collaborazionisti

Nella comunità cristiana c'erano anche politici cristiani moderati e personaggi pubblici come l'ex presidente Elias Sarkis e Raymond Edde (figlio del Presidente Emille Edde) che cercavano politiche di accordo con l'opposizione maomettana. Questi collaborazionisti erano disposti a cedere gran parte del potere alla comunità maomettana, opponendosi ad ogni scontro aperto.


Capitolo 5: il ruolo dei cristiani nella guerra civile libanese del 1975-1990

La guerra civile libanese cambiò lo status dei cristiani libanesi e ne accelerò il declino politico. La guerra iniziò nel 1975, anche se molti storici non concordano sulle cause scatenanti. Brenda Seaver cita due eventi che segnano l'inizio della guerra.

Il primo evento avvenne nel Febbraio 1975, quando i sindacati dei pescatori libanesi a Sidon, Tyre e Tripoli protestarono contro l'apertura della Protein Company, una compagnia di pesca industriale ad alta tecnologia con l'ex presidente Camille Chamoun, cristiano Maronita[1] come socio di maggioranza.

Secondo Brenda Seaver l'esercito sparò sui manifestanti ferendo a morte Ma'ruf Saad, il leader Sunnita della “Nasserite Organisation” di Sidon[2]. Dopo gli eventi di Sidon, si scatenarono rivolte urbane in tutto il Libano, con scontri tra soldati cristiani e miliziani armati assistiti da commandos palestinesi.

Secondo la Seaver il secondo evento avvenne il 13 Aprile 1975, quando degli assassini tentarono di assassinare Pierre Gemayel, leader dei Falangisti, durante la consacrazione di una chiesa nel sobborgo cristiano di Beirut di Ain Rumana. Gemayel si salvò, ma tre delle sue guardie del corpo persero la vita[3]. Seaver aggiunge che un gruppo di miliziani Maroniti di Ain Rumana risposero assalendo un autobus che trasportava Palestinesi diretti verso il campo rifugiati di Tel-Al Za'atar, uccidendo ventisette passeggeri[4]. L'incidente scatenò combattimenti tra Falangisti da una parte e Palestinesi e maomettani di sinistra dall'altra, causando oltre trecento morti in tutto il paese nel giro di tre giorni.
Il primo incidente è sintomo del livore dei maomettani verso i privilegi dell'élite cristiana, dato che non era solo una protesta contro una compagnia di pesca industriale, ma contro il fatto che appartenesse a un magnate cristiano. Tale incidente successe solo dopo una protesta costante da parte dei maomettani contro i privilegi e le ricchezze dei cristiani.

Dopo gli Accordi del Cairo del 1969, che autorizzava l'armamento dei Palestinesi in Libano, i cristiani vedevano la loro presenza come una grave minaccia.

Questi incidenti non sono stati gli unici fattori che hanno portato alla guerra civile. La natura del nazionalismo libanese ha reso la guerra inevitabile.

Second Twefik Khalaf i cristiani mantenevano degli obiettivi nascosti durante gli scontri tra Falangisti e palestinesi. I Falangisti volevano mantenere il terreno per pochi giorni, quindi coinvolgere l'esercito in una campagna contro i palestinesi simile a quella del Giordano[5].

Si può dare un pò di colpa ai cristiani per lo scoppio della guerra, dato il loro rifiuto di ascoltare le richieste di equità da parte dei maomettani. C'era un forte squilibrio nell'amministrazione pubblica a favore dei cristiani, iniziato durante il mandato francese e continuato durante la repubblica. Gli impiegati statali assunti negli anni 30 arrivarono alla pensione solo negli anni 60[6], ed erano in gran maggioranza cristiani.

Negli anni 50, gli sciiti erano molto meno rappresentati dei maroniti, melkiti e sunniti. Mentre le comunità maomettane mancavano di educazione universitaria, i partiti, le istituzioni e i politici maomettani premevano per l'applicazione del principio di proporzionalità sancito dall'articolo 95 della Costituzione, che prometteva una distribuzione equa dei posti nell'amministrazione pubblica[7]. I cristiani, con un'istruzione universitaria migliore, rifiutarono le richieste maomettane citando l'articolo 12 della Costituzione in cui si dichiarava che gli unici criteri dovevano essere merito e competenze[8].

Questo esempio mostra il modo in cui la costituzione veniva interpretata differentemente da cristiani e maomettani durante i loro conflitti politici.

Brenda Seaver critica le milizie cristiane, dato che sembrava spesso che agissero ignorando gli ordini del LF[9]. Ghassan Hage denuncia le atrocità commesse dai cristiani il 6 Dicembre 1975, il “Sabato Nero” in cui più di duecento maomettani sono stati massacrati brutalmente dai cristiani, evento che viene spesso definito come una vendetta per gli assassinii di cristiani nelle aree maomettane[10].

Simon Haddad denuncia i massacri dei rifugiati palestinesi ad Tal Al Za'atar nel 1976 e nei campi di Sabra e Shatila nel 1982[11]. Rex Brynen denuncia il massacro di circa un migliaio di maomettani palestinesi e libanesi e lo sfollamento di venti migliaia di palestinesi dalle aree protette di Al-Karantina e di Al-Maslakh[12].

Gli anni più bui per i cristiani furono tra il 1975 e il 1990, causati dalle atrocità commesse dalle milizie cristiane sui maomettani e dai maomettani e palestinesi verso i cristiani. Charles Sennott riporta le memorie di guerra di un contadino cristiano chiamato Michael Abu Abdella da Damour. Abu Abdella parlava degli attacchi che avevano devastato le comunità cristiane e costretto decine di migliaia alla fuga[13].

Durante l'invasione israelita del Libano nel 1982, una fazione Falangista guidata da Elie Hobaiqa attaccò i campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila, massacrando circa un migliaio di profughi disarmati, compresi donne, bambini e anziani[14]. Molti accusarono gli israeliani di non essere intervenuti per fermare i massacri[15].

Le forze libanesi negano la loro parte nei fatti, tanto che i parenti delle vittime hanno lanciato un'azione legale presso la corte suprema del Belgio contro il PM Israelita Ariel Sharon, Ministro della Difesa durante l'invasione del 1982.


Capitolo 6: Le cause del declino dei cristiani libanesi

Il declino dei cristiani libanesi e' stato causato da quattro fattori: Intanto, dalla lotta contro i maomettani. Secondo, dai conflitti interni. Terzo, dall'intervento straniero e quarto dall'emigrazione volontaria e non di molti cristiani.

I cristiani erano esausti per lo scontro continuo con la maggioranza maomettana. Fawaz Gerges scriveva che secondo Latif Abul-Husn la guerra del 1975 era stata causata dalla riforma del sistema politico, dall'identità nazionale e dalla sovranità libanese[1].

Secondo Abul-Husn, i cristiani erano in conflitto con i maomettani per i tre motivi di sopra. I maomettani volevano riformare il sistema politico che favoriva i cristiani, ottenendo il potere politico. Per loro i cristiani erano un ostacolo alla formazione di uno stato islamico simile al resto del Medio Oriente, scegliendo la guerra invece del dialogo.

Nel 1983 iniziò una guerra civile tra i Falangisti e i Drusi, con la vittoria dei secondi che non fecero distinzioni tra i cristiani che li avevano sostenuti e i loro avversari. I Drusi devastarono circa sessanta villaggi, uccidendo migliaia di civili e sfollando decine di migliaia. Il capo spirituale dei Drusi, lo Sceicco Abu Shakra, riassumeva la brutalità della guerra civile dicendo che i cristiani non avrebbero più abitato tra le montagne dei Drusi[2]. Per i cristiani, questo episodio fu un disastro simile a quello di Chouf del 1983, quando circa cinquanta villaggi cristiani vennero rasi al suolo [3].

Theodore Hanf nota i cambiamenti radicali nella parte meridionale del Monte Libano, nel Metn, nelle regioni di Aley e di Chouf. Nel 1975, i cristiani erano la metà della popolazione, dieci anni dopo l'uno per cento. I cristiani erano stati cacciati dalla costa durante i primi due anni di guerra[4] e sostituiti da maomettani. Ci sono state tante guerre tra cristiani e maomettani, ma la guerra del 1983 e' la più significativa, con la morte e lo sfollamento di migliaia di cristiani.

Alla fine della guerra civile, nel 1990, le relazioni tra cristiani e maomettani migliorarono e i cristiani iniziarono a tornare nei loro villaggi. Il governo iniziò a dare aiuti finanziari a coloro che volevano ricostruire le loro case.

La guerra contro i maomettani convinse i cristiani a rinunciare alla loro posizione di potere e a emigrare in cerca di un futuro migliore.

Inoltre, le divisioni interne peggiorarono la situazione cristiana. I Falangisti tolleravano il pluralismo politico, ma volevano che il potere militare fosse unito sotto la loro autorità[5], al punto da spezzare l'indipendenza dei loro concorrenti principali, i Franjiyya e il partito Nazional Liberale. Le relazioni con i Franjiyya peggiorarono dopo i loro disaccordi riguardo al rapporto con i siriani.

I Falangisti volevano espandersi nel Libano Settentrionale e indebolire il potere economico della famiglia Franjiyya impedendogli di riscuotere le tasse nella regione industrializzata di Chekka, a sud di Tripoli[6]. I Franjiyya risposero uccidendo il capo degli organizzatori Falangisti, Jud Bayeh. I Falangisti si vendicarono bombardando la casa di Tony Franjiyya nel villaggio di Ehden, uccidendolo insieme alla sua famiglia nel Giugno del 1978[7]. Itamar Rabinovich si domanda se l'assassinio fosse pianificato o no. E' ovvio che l'eccessiva brutalità divideva gli attivisti cristiani [8]. Franjiyya accusava la LF di collaborazionismo con Israele e preferiva allearsi con la Siria[9].

Nel 1980 la milizia di Bashir Gemayel distruggeva l'infrastruttura militare delle Tigri, la milizia del partito Nazional Liberale, a Beirut. I Falangisti volevano espandere il loro mandato e il loro territorio diventando l'autorità rappresentativa di tutti i cristiani libanesi, non solo dei Maroniti[10].

Il 31 Gennaio 1990, dopo che le forze libanesi annunciarono il loro supporto poco convinto all'accordo di Ta'if, Michel Aoun tento' di consolidare la sua posizione tra i cristiani, tentando di prendere il controllo dell'area a maggioranza cristiana tra Beirut e Jebail. Il suo tentativo riusci' solo a causare una guerra civile tra cristiani[11]. Kail Ellis scrive che il conflitto durò fino a Giugno senza alcun vincitore[12], ma causo' 750 morti e 3000 feriti tra i civili. Le forze libanesi continuarono a rispettare il nuovo accordo[13]. Secondo Ellis la guerra causo' solo conseguenze negative verso la politica della comunità cristiana e circa un miliardo di dollari di danni economici[14].

Non tutti i cristiani condividevano il sogno di uno stato cristiano. Ad esempio i cristiani dei partiti comunisti e progressisti volevano uno stato secolare in cui il sistema politico a base religiosa fosse abolito. Anche per questo, Theodore Hanf riporta che la guerra civile tra le comunità cristiane le indebolì molto più degli attacchi dall'esterno[15].

Secondo il giornalista Ghassan Tueni, la guerra in Libano era una guerra di altri dato che il Libano venne usato come campo di battaglia per gli scontri in medio oriente e per le rivalità tra le potenze straniere coinvolte nella Guerra Fredda[16].


Eyal Zisser commentava che le relazioni tra Israele e la comunità maronita avrebbero portato alla guerra civile del '75[17], oltre ad affermare che tali relazioni erano dirette a forgiare un'alleanza contro gli attacchi dei maomettani arabi[18].

Secondo Brenda Seaver, senza i palestinesi il sistema libanese avrebbe avuto una possibilità di sopravvivenza:

Se non ci fosse stato il problema palestinese, ci sarebbe stato modo per creare una leadership in grado di gestire la modernizzazione tramite la tradizione Shihab di riforme sociali e politiche[19]


Brenda Seaver scrive un rapporto molto accurato in cui si rivela il contributo palestinese al crollo del Libano. I palestinesi, nel tentativo di creare uno stato permanente che li ripagasse della perdita della loro madrepatria, riuscirono solo ad aggravare gli scontri tra cristiani e maomettani, popoli che avevano collaborato tra loro per secoli. 

Nonostante sia intervenuta nel '76 in favore dei cristiani, la Siria ha contribuito al loro declino piu' avanti. [20]. Secondo Ghassan Hage: 


Senza dubbio, la volontà dei siriani era quella di evitare la creazione di un mini stato cristiano nelle aree sotto il loro controllo[21].

E' importante notare che la Siria aiuto' i cristiani nello stabilire una testa di ponte in Libano. Purtroppo i leader cristiani, che governavano all'inizio della guerra civile, non riuscirono a capire le implicazioni dell'intervento siriano. Secondo Rex Brynen, l'intervento siriano fini' per "arabizzare" il conflitto, spostandolo dalla sua dimensione originaria in Libano verso il teatro dell'intera regione[22].

L'amicizia tra cristiani e siriani non sarebbe durata a lungo. Secondo Ghassan Hage, durante il viaggio del presidente Egiziano Anwar Sadat's a Gerusalemme, Israele concepì un piano di pace (detto Begin plan') secondo cui la destra cristiana (i Falangisti) avrebbe guadagnato potere. I Falangisti non esitarono nel prendere l'opportunità e per attaccare la Siria[23].

Il giorno 7 Febbraio 1978 avveniva una scaramuccia tra l'esercito siriano e alcuni cristiani dell'esercito libanese. La situazione degenero' rapidamente in un conflitto armato [24]. Il piano Begin permetteva all'esercito israelita di invadere il Libano meridionale e di occuparlo fino alla risoluzione del conflitto, in modo da impedire il ritorno dei guerriglieri palestinesi [25]. I cristiani, rappresentati dal Fronte Libanese, chiesero l'eliminazione totale della forza combattente palestinese[26], causando le ire dei siriani che vedevano un'alleanza tra cristiani e Israele. La Siria rispose ordinando il bombardamento del quartiere cristiano di Beirut[27].

Ghassan Hage descrive le ragioni per l'aggressione siriana:

Il presidente siriano Assad era infuriato nel vedere la destra cristiana, di cui lui aveva salvato le vite e che aveva trattato col massimo della cura, pugnalarlo alle spalle senza esitazione[28].


Nel 1978 si diceva che la Siria e i maomettani volessero cancellare l'unicità del Libano e la sua popolazione cristiana, al punto che Camille Chamoun chiese al "mondo civilizzato" di aiutarlo a fermare i bombardamenti siriani nelle aree cristiane[29].

Gli errori politici dei leader cristiani causarono grandi sofferenze ai civili. I governanti non immaginavano che la Siria avrebbe chiesto un compenso per il proprio intervento. La Siria sosteneva la presenza palestinese nel sud del Libano e ciò non andava d'accordo con il sogno cristiano di un Libano libero. Ogni volta che i loro governanti non ubbidivano alla Siria o ai maomettani del movimento nazionale libanese, i civili soffrivano sotto i bombardamenti.

Il conflitto era combattuto tra cristiani e maomettani, ossia tra i cristiani libanesi e i maomettani siriani col supporto di migliaia di guardie rivoluzionarie iraniane [Hezbollah]:

- Il conflitto libanese era tra i governanti maroniti a Beirut Est e Hafiz al-Asad a Damasco[30].


Il potere politico dei cristiani decadde ulteriormente dopo la guerra civile del '90. Alan George descrive il modo in cui i maroniti erano stati messi da parte:


- Tramite la mancata rappresentazione politica e l'esilio o la prigionia dei loro leader politici[31].


La posizione cristiana peggiorò ulteriormente quando gli Stati Uniti, da sempre alleati, si rifiutarono di intervenire in Siria per costringerli al ritiro delle truppe. Nel 1958, gli Stati Uniti andarono a soccorrere il presidente Camille Chamoun da una rivolta organizzata dai maomettani e dai seguaci del presidente egiziano Abdel Nasser. Piu' avanti gli Stati Uniti abbandonarono il loro ruolo in Libano dopo l'attentato del 1983 in cui un terrorista si fece saltare in aria uccidendo più di 60 persone[32] nell'ambasciata americana. Sei mesi dopo, i terroristi attaccavano la forza multinazionale tramite devastanti attacchi suicidi che lasciavano sul campo 58 parà francesi e 241 marines americani. A questo punto gli americani decisero di abbandonare il Libano.

I cristiani non erano felici riguardo al fallimento degli Stati Uniti nell'ordinare il ritiro dei siriani dal Libano. Jose Navalpotro scrive che gli Stati Uniti credevano che il ritiro delle truppe siriane fosse una faccenda da discutere tra Damasco e Beirut[33] e che Washington non riteneva la questione di importanza vitale[34].

Un'altra cosa che contribuì alla decadenza dei cristiani fu l'emigrazione. Gli emigranti furono cristiani e maomettani, ma furono molti più i cristiani ad andarsene. Da una popolazione di circa 4 milioni, 500mila dei 700mila emigranti erano cristiani. E'impossibile dire quanti cristiani siano rimasti in Libano, dato che non ci sono censimenti ufficiali. Alcuni stimano che ci siano 1 milione di cristiani, circa il 25% della popolazione. Tale numero è meno della metà rispetto al 1970.


William Harris mostra i dati sul declino della popolazione cristiana Libanese negli anni[35].


1911 79% cristiani
1921 55%
1932 51%
1943 52%
1970 42%
1990 35%
(2008 25%)


Vedendo le statistiche di Harris, riesce difficile immaginarsi come cambiare le cose. E'probabile che in 50 anni non ci saranno più cristiani in Libano. I cristiani hanno bisogno della forza dei numeri per potere condividere il potere con i maomettani. Charles M.Sennott citava l'avvocato cristiano Nehmatalla Abi Nasr riguardo agli effetti dell'emigrazione:


I cristiani se ne vanno per cogliere opportunità migliori in Occidente o per fuggire dalla guerra, quelli che restano perdono sempre più influenza e quelli che se ne vanno hanno paura di tornare.” [36].


L'emigrazione dei cristiani libanesi li ha fatti declinare politicamente, dato che non hanno più la maggioranza. La migrazione volontaria si aggiunge al fatto che migliaia e migliaia di loro sono stati uccisi in guerra o sono stati sfollati dalle loro case e dalle loro terre. Il patriarca Maronita, Cardinale Nsrallah Boutrous Sfeir, si lamenta della forte immigrazione non cristiana oltre che della decisione del governo di offrire la cittadinanza ad un gran numero di maomettani, indebolendo ulteriormente la posizione dei cristiani[37]


Capitolo 7 - La fine della guerra civile, gli accordi di Ta'if e l'ultima offesa

La guerra civile fini' nel '90 dopo la sconfitta del leader militare libanese Aoun da parte dell'esercito siriano. Secondo William il crollo dell'enclave autonoma di Beirut Est fu un colpo gravissimo per il potere cristiano in Libano[1].

I cristiani non solo avevano sofferto la fine della loro autonomia durante il 13 Aprile, ma anche gli accordi di Ta'if che riducevano il loro potere in favore dei maomettani.

Il 30 Settembre 1989 venivano firmati gli accordi di Ta'if. I 62 parlamentari libanesi sopravvissuti, inclusi 31 cristiani e 31 maomettani, si incontrarono in Arabia Saudita[2]. Molti cristiani considerano tale evento l'inizio della loro caduta. Gli accordi riunivano la nazione, ma non davano abbastanza risorse ai cristiani, tanto da inficiarne la sopravvivenza. 

Dopo gli accordi di Ta'if agreement, i maomettani più ambiziosi videro l'occasione per consolidare il loro potere, eliminando la presenza cristiana nel governo[3]. Jose Navalpotro scrive che:


Il Cardinale Sfeir poneva la questione senza mezzi termini: senza una presenza cristiana nel governo, quale sarebbe stato l'incentivo a mantenere un Libano indipendente? Come poteva sopravvivere la minoranza cattolica circondata da un oceano maomettano, senza un accordo chiaro con i vicini maomettani?

Gli accordi di Ta'if si basavano su tre fattori: Primo, la nuova costituzione iniziava con un proclama di affiliazione al mondo arabo e di identità araba. Secondo, la nuova costituzione dichiarava che il nuovo sistema si sarebbe basato sulla giustizia sociale e sull'eguaglianza tra i cittadini. Terzo, si proclamava l'abolizione del settarismo politico. 

Sami Ofeish asseriva che gli accordi di Ta'if affrontavano le cause della guerra civile[5], ad esempio, l'articolo 24 degli accordi descrive le basi per la distribuzione dei seggi del parlamento. Quest'articolo dice che finché i parlamentari non dichiareranno una distribuzione non settaria dei seggi, essi andranno distribuiti ugualmente tra cristiani e maomettani[6]. Sami Ofeish commenta che i principi di distribuzione settaria non sono stati implementati correttamente e non hanno tenuto conto dei movimenti demografici che dimostrano il fatto che i maomettani hanno ottenuto la maggioranza numerica fin dagli anni '60[7].

Gli accordi di Ta'if ‘s migliorano la posizione del primo ministro alle spesi di quella del presidente. Secondo l'articolo 64, il PM e' diventato il capo del governo e il suo rappresentante. Il termine della carica del capo del parlamento (sciita) è esteso a quattro anni.

La presidenza maronita e' diventata simbolica. Sami Ofeish scrive che nonostante il Presidente sia ancora il capo di stato (Articolo 49), i suoi poteri sono stati distribuiti nel consiglio dei ministri (Articolo 17) e deve dividere il potere decisionale col PM e il consiglio[8].

Possiamo notate che adesso il Libano sia guidato da tre cariche: il Presidente della Repubblica, il Presidente del consiglio dei ministri e il Presidente della camera dei deputati. Gli accordi di Ta'if hanno ridotto il potere dei cristiani in favore dei maomettani. 

Secondo Christine Asmar:

Il Ta'if avrebbe dovuto segnalare un rilassamento delle ostilità religiose, invece si limitò a congelarle sul momento, facilitando la ripresa del governo e lasciando i problemi religiosi irrisolti, specialmente per l'uomo della strada[9].


Una delle conseguenze del Ta'if fu la firma di un trattato di cooperazione, fratellanza e coordinazione tra Siria e Libano[10], trattato criticato dalla maggioranza dei cristiani, come dice William Harris:


Molti cristiani rifiutavano il regime Ta'if, dato che si sentivano alienati sia dai rappresentanti cristiani al governo, sia dagli altri partiti cristiani come il Kata'ib e il LF, che avevano accettato il nuovo ordine ma non erano d'accordo sui dettagli[11].
I cristiani hanno boicottato le prime elezioni dopo il Ta'if’s, nel '92. Judith Harik nota che la comunità maronita temeva che il nuovo parlamento avrebbe emanato leggi contro la sua posizione privilegiata nelle politiche e nella società maronita[12]. I maroniti volevano i siriani fuori dal paese e credevano che le truppe siriane avrebbero influenzato le elezioni[13]. Judith Harik afferma che i cristiani boicottarono le elezioni del '92 perché il nuovo parlamento non avrebbe rappresentato i loro interessi[14].


Le paure dei cristiani sarebbero diventate realtà nel '93 con l'elezione di un presidente pro Siria. I parlamenti successivi conterranno meno cristiani di prima e di questi ancora meno cristiani nazionalisti. 

Il declino dell'influenza politica dei cristiani corrispose con l'aumento del potere politico dei maomettani. Jose Navalpotro scrive:


Sotto il regime di Hariri, le istituzioni controllate direttamente dai maomettani ricevono aiuti finanziari che arrivano direttamente da altre nazioni del mondo arabo[15].


La superiorità economica dei cristiani è finita. Il mondo arabo sta aiutando finanziariamente le istituzioni maomettane, raddoppiando la ricchezza dei maomettani rispetto a prima della guerra. E' risaputo che la compagnia Solidaire di proprietà privata del primo ministro Rafic Hariri sia proprietaria del distretto commerciale di Beirut e riceva  appalti per tutti i lavori pubblici del nuovo governo. La ricchezza dei nuovi ricchi maomettani sta attraendo investimenti dall'estero, cosi' come la zona meridionale a maggioranza sciita. In tutto questo, i cristiani sono relegati a un ruolo di minoranza. 

Jose Navalpotro nota l'assenza di leader cristiani. L'ex comandante dell'esercito Michel Aoun è in esilio in Francia, l'ex presidente Amin Gemayel si trasferì negli Stati Uniti dopo il suo mandato, Dory Chamoun, che successe a suo fratello Danny dopo il suo assassinio, non riusci' a raccogliere il seguito tra i suoi seguaci. [16]. La famiglia Gemayel tornò in Libano solo nel 2000 e il figlio di Amin Gemayel venne eletto in parlamento solo alla fine del 2000.

La comunità cristiana ha sofferto per la mancanza di figure di comando che riuscissero a catalizzare l'influenza politica. Samir Geagea, leader dei miliziani libanesi, è uno dei tanti leader cristiani ad essere stato imprigionato. Navalpotro riporta che nel Marzo 1994 il governo ha messo fuorilegge il suo partito e lo ha arrestato con l'accusa di aver progettato un attentato a una chiesa cattolica di Beirut e l'assassinio di of Danny Chamoun. I vescovi cattolici riportavano che il governo lo aveva imprigionato senza prove [17]. 

Ottobre 1990 - Danny Chamoun, il leader dei cristiani Maroniti, viene assassinato insieme alla sua famiglia.

Maggio 1991 – Il Patriarca Sfeir denuncia il patto Siria-Libano, dichiarando che compromette la sovranita' della nazione e che infrange il “patto nazionale” del 1943.

Agosto- Il Generale Michel Aoun, l'ultimo leader cristiano, viene esiliato in Francia con la proibizione di tornare prima di cinque anni.

Settembre 1992 – I cattolici boicottano le elezioni legislative. Percentuali tra il 70 e l' 85 per cento dei cattolici rifiutano di partecipare. Un deputato cristiano viene eletto per quaranta voti [18].

Maggio 1993 – Rivolte anti cattoliche nella regione di Chouf. I vescovi Libanesi denunciano l'acquisto di terreni nelle aree cristiane, dato che servirà a cambiare la demografia della nazione.

Giugno – Tre terroristi muoiono durante l'esplosione di una bomba che stavano preparando nel sito di un incontro tra vescovi cattolici e ortodossi.

Ottobre – Una serie di arresti tra i leader politici cristiani. Molti di loro sono portati a Damasco.

Dicembre – A Mansourieh viene devastato un cimitero cristiano, come minaccia per i cristiani che celebrano il natale.

Febbraio 1994 – Una bomba esplode in una chiesa cattolica durante la Messa, uccidendo otto fedeli. L'atto terrorista avviene vari giorni dopo il massacro di maomettani da parte di un estremista Israeliano a Hebron.

Giugno – Il Primo Ministro Hariri ordina la chiusura della rete televisiva ICN e del quotidiano Nida'al Watan per avere espresso preoccupazione da parte dei cristiani riguardo all'acquisto di terreni da parte del PM in zone tradizionalmente cristiane[19].

Luglio – I vescovi Maroniti esprimono allarme riguardo al turbamento degli equilibri tra cristiani e maomettani nel governo della nazione.

Gennaio 2000 – Un gruppo di militanti maomettani assale un villaggio cristiano uccidendone un residente durante uno scontro con l'esercito.

Settembre – Il Concilio dei vescovi Maroniti chiede il ritiro delle truppe siriane dal Libano, esprimendo la protesta cristiana verso la loro presenza.

Dicembre – La Siria libera circa 50 prigionieri politici cristiani libanesi, ma si stima che ci siano varie migliaia di prigionieri politici ancora in carcere[20].

Agosto 2001 – I siriani arrestano 200 giovani cristiani durante una retata, insieme all'ex consigliere di Samir Geagea, Twefic Hindi e al rappresentante di Aoun, Nadim Lteif. Le accuse sono tradimento e collaborazionismo con Israele.

Settembre – Il Concilio dei vescovi Maroniti rinnova le sue richieste ed esorta i cristiani a non lasciare il paese.

Ottobre – Due chiese a Sidon e a Tripoli vengono attaccate. I cristiani non sono ottimisti riguardo alla loro sicurezza.

Gennaio 2002 – L'ex comandante dell'esercito Falangista (Forze Libanesi) e l'ex ministro Elie Hobaiqua vengono assassinati a Beirut insieme a tre guardie del corpo.


Capitolo 8 – Implicazioni del declino cristiano in Libano

La guerra ci ha insegnato una lezione: i governi maomettani dell'area, ad esempio la Siria, non accetteranno mai la presenza di una nazione cristiana. I cristiani ora sono ridotti a sperare che i maomettani non colgano l'occasione per un attacco finale volto al prendere il controllo totale del Libano.

La sopravvivenza dei cristiani dipende ora dalla loro capacita' di rimanere uniti e dalla volontà maomettana di permettere la loro esistenza. Dato che il numero dei cristiani è calato, i maomettani controllano il destino di tutti i libanesi, maomettani e cristiani. Una delle poche scelte dei cristiani è la resistenza a oltranza unita all'incremento demografico . Marguerite Johnson scriveva, ottimistica:


I cristiani potranno perdere la loro posizione di dominio, ma che siano a Beirut o tra i cedri del Monte Libano, continueranno a mantenere la testardaggine e la voglia di vivere che li ha resi un valore e una minaccia verso i loro vicini maomettani per dodici secoli[1].


Ci sono prove della volontà cristiana di rimanere in Libano. Charles Sennott scrive che il Patriarcato Maronita ha intentato causa contro il governo Hariri del 1995 che ha naturalizzato trecento mila maomettani provenienti da Siria, Iraq e altri paesi[2], con l'obiettivo di marginalizzare i cristiani in Libano[3].

Charles Sennott scrive che la morte di George Saade, leader falangista, simboleggiava la fine del ruolo di dominio cristiano nel governo libanese[4], descrizione accurata dello status dei cristiani. La gran maggioranza dei cristiani e' pessimista riguardo alle loro possibilità di sopravvivenza e si domanda quale futuro possa avere.


Epilogo

Questi sono giorni amari per la comunità cristiana libanese, ora al minimo del suo potere e della sua influenza. Lo status dei cristiani è in pericolo a causa dello spostamento demografico in favore dei maomettani, oltre che da una classe di intellettuali maomettani radicalizzati che preme per una svolta verso il pan-Arabismo[1].

Secondo l'Abate Paul Naaman, i Maroniti di oggi devono seguire il percorso di coloro che sono venuti prima di loro e hanno lavorato per secoli verso lo stesso obiettivo[2]. I cristiani libanesi devono lavorare per conservare un Libano libero per i propri figli, non fare altre concessioni ai maomettani senza garanzie scritte e farsi rappresentare da leader decisi.

Adesso i cristiani temono che i maomettani, con la loro maggioranza numerica, continueranno a chiedere altro potere. Antoine Najm scrive che uno studioso cristiano, il Reverendo Jean Ducruet, consiglia una soluzione ai problemi dei cristiani[3]. Ducruet scrive che si dovrebbe stabilire un nuovo sistema politico in cui tutte le confessioni condividano il processo decisionale della nazione, in cui nessuna confessione possa imporre una decisione che non sia accettabile dalle altre[4]. Inoltre, aggiunge che la maggioranza numerica non è compatibile con la democrazia consensuale, che ha bisogno di un governo di coalizione e di un veto sulle decisioni contrarie agli interessi vitali di ogni comunità. Questa idea sarebbe sensata, ma non ci si aspetta che la maggioranza maomettana accetti, dato che è interessata soltanto a dominare completamente il paese.

La causa cristiana è defunta, la sopravvivenza cristiana incerta.

-- Fouad Abi-Esber BA MA


Vedi anche:

Riguardo alle persecuzioni verso i cristiani orientali, vedi "Persecution of Maronites and other Eastern Christians[39]," "The Syriacs[40]," "The Palestinian Christian: Betrayed, Persecuted, Sacrificed[41]," and in the Assyrian site: "Genocides Against the Assyrian Nation[42]" or in the "CopticWeb dedicates to the persecuted Copts of Egypt[43]".

Fouad Abi-Esber


Sources:

http://phoenicia.org/christiansmea.html


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2. Akarli Engin Deniz, The Long Peace, Ottoman Libano, 1861-1920 , (University of California Press,Los Angeles, 1993)
3. Andrews John, A War with Many Losers, The Economist, London, Feb 24, 1996.
4. Asmar Christine, Maroun Kisirwani; Robert Springborg, Clash of politics or civilisations? Sectarianism among youth in Libano, Arab Studies Quarterly, Fall 1999 v21 i4 p 35.
5. Barakat Halim, Toward A Viable Libano, Croom Helm London and Sydney, Centre for Contemporary Arab Studies, Georgetown University Washington 1988.
6. Betts Robert Brenton, Libano Defied, Musa al-Sadr and the Shi'a community Middle East Policy, Washington, Jan 1998.
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24. Kolvenbach Peter-Hans, Maronites between two worlds, http://www.stmaron.org/twoworld.html , 6/6/2001
25. Library of Congress, The opposing Forces in the Lebanese Civil war, Federal Research division http://rs6.loc.gov/frd/cs/Libano/lb_appnb.html ,6/6/2001
26. Naaman Paul, Church and Politics in the Maronite Experience (1516-1943), The Journal of the Maronite Research Institute, The Journal of the Maronite Studies (JMS), January 1998 http://www.mari.org/JMS/january98/ , 6/6/2001
27. Najm Antoine, Envisioning A formula for living together in Libano in light of the Apostolic Exhortation, The Journal of Maronite Studies, the Maronite Research Institute April 1998. http://www.mari.org/JMS/april98/ ,8/6/2001
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29. Ofeish Sami, Libano's Second Republic: Secular Talk, Sectarian Application. Arab Studies Quarterly, Winter v21 i1 p97, 1999
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38. Zisser Eyal, The Maronites, Libano and the State of Israel: early contacts, Middle Eastern Studies, October 1995 v31 n4 p889.
39. http://phoenicia.org/persecution1860.html
40. http://phoenicia.org/syriacs.html#SyriacMassac
41. http://phoenicia.org/xtianpalestine.html
42. http://www.aina.org/martyr.htm
43. http://www.copticweb.com/
44. http://phoenicia.org/maronites.html
45. http://phoenicia.org/persecution1860.html
46. http://phoenicia.org/xtian.html
47. http://phoenicia.org/xtiantranslateforarabs.html
48. http://phoenicia.org/melkites.html
49. http://www.coptic.net/EncyclopediaCoptica/
50. http://53.415.-2.973plusf37:OHawrpc639174173148ГЋ


Also, see interview with Brigitte Gabriel – American Congress for Truth http://video.google.com/videoplay?docid=-3928169851397891989#






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