Emigrante

Per i post relativi all'immigrazione in UK pregasi cliccare "Inghilterra" nell'indice a destra, piccoli bambini speciali!

domenica 11 ottobre 2015

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea - Libro 2.26 I magnati e il loro ruolo nell'immigrazione

2.26 I magnati e il loro ruolo nell'immigrazione


Autore: John Laughland



La corte dei conti inglese ha dichiarato [1] che i vantaggi economici dell'immigrazione sono trascurabili e che l'immigrazione andrebbe fermata. Questo rapporto va contro l'idea del governo che vede l'immigrazione come un bene per l'economia e per la produzione.

La corte dei conti ha dichiarato che anche se l'economia cresce con l'immigrazione, ciò non vuol dire che ci sia un aumento della prosperità. Il reddito medio pro capite rimane lo stesso, ossia l'economia cresce solo perché c'è più gente. I benefici economici dell'immigrazione incontrollata sono nulli.

Invece, i costi sociali sono molto alti, il primo di tutti l'aumento del costo degli alloggi[2]. Secondo il rapporto, nel 2031 acquistare una casa costerà 10.5 volte il reddito annuale medio. Otto anni fa, il costo era di 4 volte, oggi è 6.5 volte.

L'aumento del costo degli alloggi causa un enorme danno sociale ed economico, anche se tanti padroni di casa inglesi sono convinti di essersi arricchiti dato che le loro case sono aumentate di prezzo in modo assurdo. Quando il costo degli alloggi sale l'intera economia ne soffre, dato che tutte le attività commerciali hanno bisogno di immobili da cui operare. Anche le famiglie ne soffrono, dato che molti rinunciano ad avere figli se non possono permettersi una casa con un'altra stanza da letto.

Il rapporto della corte dei conti è una grande rivincita per Sir Andrew Green, segretario di Migration Watch[3], una persona che ho avuto l'onore di conoscere personalmente. Quando il New Labour è arrivato al potere, Sir Andrew Green, ex ambasciatore in Arabia Saudita, è riuscito a parlare di immigrazione senza apparire minimamente razzista, anzi ha conquistato tutti con i suoi toni pacati e le sue statistiche [4]. Alla fine, il rapporto ha dato ragione a quello che lui diceva da anni.

Come mai ci sono stati così tanti a favore dell'immigrazione? La risposta è uno dei fatti più disgustosi della politica moderna, un fatto di cui nemmeno un esperto come Sir Andrew Green ha tenuto conto: l'alleanza tra i grandi capitalisti e la nuova sinistra.

Tale alleanza è nata sotto Tony Blair, noto per la sua ammirazione sfrenata verso i ricchi, ma è andata avanti durante i governi laburisti. Peter Hain, ex attivista contro l'apartheid, un progressista come pochi, si è dovuto dimettere a Febbraio [5] per avere accettato centomila sterline da un magnate farmaceutico, la cui compagnia è sotto indagine per la più grande truffa mai commessa nel Regno Unito.

L'alleanza tra i magnati e la sinistra non è basata solo sull'avidità dei politici o sul desiderio di potere dei magnati, ma anche sull'ideologia. I magnati amano l'immigrazione selvaggia perché gli permette di tenere bassi gli stipendi, ma anche perché sono a favore del multiculturalismo.

L'etica no global è contro il nazionalismo. Le multinazionali, come il lavoratore di Marx, sono “senza patria”. Il dirigente corporativo si sente a casa quando è in aeroporto o in un hotel, non quando è al pub. Per lui, il fatto che uno stato voglia proteggere i propri cittadini è una bestemmia: in caso, sarà disposto a trasferirsi verso un altro paese dove si pagano meno tasse. Insomma, le multinazionali sono le entità più cosmopolite del mondo e i migliori clienti del multiculturalismo e della fine dello stato nazionale.

Le corporazioni amano gli immigrati, dato che lavorano per molto meno e non si iscrivono al sindacato. Alle corporazioni non interessa se gli immigranti non pagano le tasse, se commettono crimini o se pesano in modo sproporzionato sulle scuole o sugli ospedali: sarà lo stato a pagare. Le corporazioni se ne fregano se c'è inflazione o crisi degli alloggi, dato che il loro interesse è il bilancio a fine anno, non i problemi sociali di qua a vent'anni. Il credo della corporazione è “privatizzare i profitti, socializzare le perdite”, ossia aumentare al massimo i loro guadagni e scaricare le perdite sul contribuente e sulla società in generale.

Come ha spiegato Pat Buchanan in “The Death of the West”, la storia economica dimostra che i periodi di immigrazione non coincidono con i periodi di crescita economica. Il Giappone ha avuto una crescita spettacolare dal 1955 al 1993, con zero immigrazione. I periodi di crescita economica negli USA erano periodi di bassa immigrazione, mentre ai periodi di grande immigrazione corrispondeva la stagnazione economica.

Fin dai tempi della Thatcher, l'etica politica britannica è stata a favore delle corporazioni. Lo slogan più gettonato è “free trade”, ma non è la stessa cosa. Ovviamente, negli anni '80 è stato necessario liberare l'economia dai sindacati che la facevano da padrone, ma nel frattempo i Tories hanno smesso di pensare e hanno preso il “free trade” come Vangelo. Ormai, il solo suggerire che si dovrebbe dare una regolata alle corporazioni significa vedersi dare del reazionario e del Luddita da tutti.

L'UK e molti altri stati europei sono nelle mani delle corporazioni così com'erano nelle mani dei laburisti solo una generazione fa. Speriamo che l'evidente fallimento dell'immigrazione faccia capire agli stati che si sono spinti troppo avanti e che bisogna tornare verso le vecchie politiche.

Fonti:

http://www.brusselsjournal.com/node/3144

1. http://www.publications.parliament.uk/pa/ld200708/ldselect/ldeconaf/82/8202.htm
2. http://www.telegraph.co.uk/news/main.jhtml?xml=/news/2008/04/01/nmigrants201.xml
3. http://www.migrationwatch.org/
4. http://www.dailymail.co.uk/pages/live/articles/news/news.html?in_article_id=552449&in_page_id=1770
5. http://www.monbiot.com/archives/2008/02/05/death-of-the-noble-idea/




Nessun commento :

Posta un commento

Ma che cazzo vuoi? Chi sono secondo te, quel porco di cristo?