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mercoledì 14 ottobre 2015

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea - Libro 2.28 Il costo dell'immigrazione maomettana per l'Europa



2.28 Il costo dell'immigrazione maomettana per l'Europa


Autore: Fjordman

Secondo voi gli stupri migliorano il PIL? Vi sembra una domanda offensiva, vero? Secondo il ministro delle finanze svedese Pär Nuder[1] servono altri immigranti in Svezia per mantenere il sistema dello stato sociale. In realtà, l'immigrazione pesa 40-50 miliardi di corone svedesi all'anno e ha portato lo stato sociale svedese sulla soglia della bancarotta[2]. Nel 2004 l'immigrazione è costata circa 224 miliardi di corone, cifra equivalente al 17.5 per cento degli introiti fiscali svedesi per quell'anno. Ciò è un peso assurdo su un paese che ha uno dei livelli di tassazione più alti del mondo.

Nello stesso periodo, il numero di condanne per violenza sessuale[3] in Svezia è quadruplicato rispetto a vent'anni prima. I casi di violenza sessuale su bambini sotto i 15 anni sono sei volte più alti rispetto a una generazione prima. La maggior parte dei colpevoli sono immigranti provenienti da Algeria, Libia, Marocco e Tunisia. L'avvocatessa Christine Hjelm ha investigato sui crimini violenti e ha dichiarato che l'85 per cento degli stupratori erano immigranti o figli di immigranti. I politici svedesi vogliono l'immigrazione dai paesi maomettani dato che aumenta il PIL, ma i fatti dicono che finora ha aumentato solo i tassi di violenza carnale. Nel frattempo, molte figlie di immigranti vivono nel terrore del delitto d'onore. Circa centomila ragazze nate in Svezia vivono come prigioniere in casa[4].

In Norvegia la grande maggioranza degli immigranti extracomunitari vive di sussidi [5], come dimostrato da uno studio di Tyra Ekhaugen[6] del centro per la ricerca economica dell'università di Oslo. Lo studio di Ekhaugen contraddice chi afferma che il mercato del lavoro norvegese dipende dagli immigranti, anzi afferma il contrario. Se la situazione continuerà in questo modo, l'immigrazione aumenterà la pressione sullo stato sociale dato che molti immigranti non pagano tasse[7]. Gli immigranti extracomunitari in Norvegia ricevono dieci volte i sussidi [8] dei norvegesi autoctoni, e ciò include gli immigranti di origine cinese, indiana e non maomettana, noti per essere grandi lavoratori. Ciò dimostra quale sia il peso dei maomettani sullo stato sociale.

Nel giugno del 2006, il giornalista Halvor Tjønn[9] del giornale Aftenposten, uno dei pochi giornalisti che critica l'immigrazione, ha citato un rapporto del NHO, la confederazione delle imprese norvegesi. Secondo il rapporto, le politiche di immigrazione odierne sono una minaccia all'economia della nazione. La Norvegia è il terzo esportatore di petrolio al mondo, dopo Arabia Saudita e Russia, eppure la Norvegia ha difficoltà a pagare le spese dello stato sociale per la popolazione di immigranti. Un comitato danese ha stimato il costo dell'immigrazione in 50 miliardi di corone all'anno, ed era una stima al ribasso. La Danimarca potrebbe risparmiare una spesa enorme fermando l'immigrazione[10], anche perché buona parte degli immigranti extracomunitari è incapace di svolgere un qualunque lavoro nell'economia moderna, anche quelli più semplici[11].

Kjetil Storesletten, insegnante all'università di Oslo, dichiara che è probabile che il contributo economico dato dai migranti sia negativo anche per la Norvegia. Secondo lui “Accogliere immigranti con un livello di scolarizzazione così basso non ci porta da nessuna parte. Le politiche migratorie che stiamo seguendo sono insostenibili.” In Norvegia i sussidi e i salari per i lavoratori a bassa specializzazione sono tra i più alti del mondo, mentre i salari per i professionisti sono bassi e la tassazione è elevata. Questa politica dei salari è il risultato di decenni di governi socialisti in Scandinavia e porta il paese ad attrarre figure poco specializzate e a respingere professionisti e ricercatori. Nonostante ciò l'UDI, l'agenzia che regola l'immigrazione verso la Norvegia, ha deciso di implementare politiche per attrarre i migranti [12]. Nel 2005 Trygve Nordby, segretario dell'UDI ha dichiarato che “Abbiamo bisogno di altri immigranti, anche non professionisti. Ci vuole più flessibilità.” A dire il vero, molti burocrati dell'UDI sono stati così “flessibili” che hanno gestito le loro politiche per l'immigrazione in modo “liberale”. Nel 2005 l'UDI ha violato la legge e le politiche direttive quando ha offerto il permesso di residenza a 200 curdi iracheni [13]. Dopo un'inchiesta, il segretario dell'UDI e il suo successore si sono dimessi [14].

A Oslo si spende più di metà dei fondi per l'assistenza sociale a favore dei migranti extracomunitari[15] e la proporzione è aumentata molto negli ultimi anni. Il capo del consiglio cittadino Erling Lae[16] mette in guardia contro i pregiudizi e afferma che senza gli immigranti Oslo sarebbe completamente nel caos. Nel frattempo, i giornali norvegesi si lamentano del fatto che i dibattiti su Internet siano pieni di “commenti razzisti” verso i maomettani. Uno dei “commenti razzisti” che menzionavano era questo: “C'è un gran numero di maomettani che decide di vivere in una società parallela dove si parla solo la loro lingua, si guarda solo la loro TV e ci si sposa solo tra di loro. L'unico contatto che hanno con i nativi che disprezzano è quando devono andare negli uffici statali per farsi dare i sussidi.”

Secondo Esten O. Saether, direttore del giornale online di sinistra Dagbladet[17], “Spesso i dibattiti vengono compromessi dall'ignoranza. Non avete il diritto incondizionato di parlare in pubblico. Ci vuole un minimo di intelligenza sociale per partecipare al dibattito pubblico.” Saether avverte che i giornali dovrebbero imporre la censura sui forum online e sui commenti agli articoli. In generale, il giornale Dagbladet non riesce a capire come mai c'è tanta gente maldisposta verso i maomettani e le loro pretese continue. La sinistra non ammetterà mai di aver avuto torto nel lodare gli effetti positivi dell'immigrazione maomettana e nel demonizzare i partiti di destra quando si chiedevano quali fossero i costi reali dell'immigrazione. Tali costi erano noti al pubblico da anni, ma non se ne poteva parlare nei media, più impegnati a parlare della povertà in Norvegia e della necessità di incrementare lo stato sociale.
La Norvegia è uno degli stati più ricchi del mondo ed è anche lo stato europeo con gli ammortizzatori sociali più sviluppati.

Secondo Aarebrot [18], insegnante di politiche comparate all'università di Bergen, il comportamento dei media norvegesi durante le elezioni rivela molto delle loro idee politiche: con poche eccezioni, i media norvegesi sono orientati verso la sinistra radicale e verso il politically correct. Circa il 70 per cento dei gionalisti vota Labour (Ap), Sinistra Socialista (SV) o l'Alleanza Rossa(RV), cosa che si riflette nel loro comportamento.

Se le cose continuano con questo ritmo, Oslo avrà una maggioranza extracomunitaria in pochi decenni. Ci sono varie ricerche che prevedono l'arrivo di una maggioranza alloctona in Norvegia, Svezia e Danimarca nel giro di pochi decenni. L'unica incertezza è il quando. Dato che i maomettani tendono a diventare molto più aggressivi e violenti non appena raggiungono una percentuale del 10 o 20 per cento, è probabile che in Scandinavia la popolazione nativa se la passerà molto male. Forse il comportamento dei maomettani in Scandinavia sarà diverso da quello dei loro colleghi in Thailandia, nelle Filippine o in Nigeria, dove hanno massacrato gli infedeli. Forse.

Alcuni dicono che il problema è causato dal sistema di welfare europeo[19] e non solo dagli immigranti. Nima Sanandaji, iraniana, parla di come lei e la sua famiglia sono state accolte dal sistema svedese[20]: "In Svezia abbiamo incontrato un sistema politico davvero strano. L'interprete ci ha detto che in Svezia lo Stato ti manda un assegno ogni mese, anche se non lavori. Non c'è alcuna ragione per cercarsi un lavoro. (…) Mia madre ha avuto vari posti di lavoro, ma alla fine abbiamo visto che non le conveniva lavorare. Nei sedici anni che abbiamo passato in Svezia, lei ha lavorato per meno di un anno”

Uno dei problemi del sistema è la mentalità di alcuni dei maomettani che emigrano, ma non hanno alcun rispetto per il paese in cui sono emigrati. Secondo Erik Simonsen, l'amministratore della città di Odense, in Danimarca[21], ci sono molti immigranti che divorziano legalmente dalla loro moglie, ma continuano a vivere come se fossero sposati. Come risultato, ci sono molte donne “divorziate” che ricevono aiuti dallo stato. Alcuni maomettani sono poligami e fanno questo imbroglio con varie donne alla volta. Lo scrittore Mark Steyn ha osservato le rivolte maomettane nella Francia del 2005 e le ha definite: “Il primo caso nella storia di Jihad pagata con i sussidi statali”. Neanche gli immigrati che lavorano si comportano onestamente: secondo Simonsen. “L'80 per cento dell'economia degli immigranti a Odense è un'economia sommersa. Ciò è intollerabile, la legge è uguale per tutti”

Un maomettano norvegese ha dichiarato che [22]: “Ho lavorato in un negozio pakistano, dove si faceva tutto in nero. Nessuno pagava le tasse, e io ricevevo il sussidio per l'invalidità civile al 100%. Voglio fare più soldi possibile, è l'unica cosa che mi interessa qui in Norvegia”. Molti maomettani vedono i sussidi statali come una forma di Jizya, la tassa coranica per gli infedeli, data la loro situazione di inferiorità e di sottomissione ai maomettani. In Inghilterra, c'è stato un giornalista in incognito che ha chiesto consiglio a un imam, per sentirsi dire che lavorare e pagare le tasse era sbagliato dato che avrebbe contribuito all'economia degli infedeli[23].

Una delle ragioni per la disoccupazione tra i maomettani è il tasso di abbandono scolastico, particolarmente tra i maschi. I maomettani danno la colpa alla “poca integrazione” e all'essere messi da parte, ma molti di loro sono i primi a scoraggiare i loro figli dallo studio, per timore che si possano occidentalizzare. Migliaia di famiglie in Scandinavia mandano i loro figli alle scuole coraniche in Pakistan per evitare che “diventino come gli infedeli”. Quando l'organizzazione per i diritti umani norvegese ha criticato la pratica[24], i pakistani in Norvegia hanno avuto il coraggio di chiedere la fondazione di una scuola coranica in Norvegia, pagata dallo stato norvegese[25]. E' probabile che la riceveranno.



Secondo il giornale danese Copenhagen Post, quando le scuole riaprono dopo le vacanze estive, non tutti gli studenti tornano. Alcune scuole notano un tasso di abbandono scolastico di uno su cinque[26]. Il quotidiano Berlingske Tidende riporta che molti bambini non tornano a scuola dopo aver passato le vacanze estive nei loro paesi natali: “Quando gli studenti mancano l'inizio dell'anno scolastico, ne soffrono dal punto di vista scolastico e dal punto di vista dell'integrazione”, riporta il ministro dell'integrazione Rikke Hvilshøj. Secondo lei ci vuole un comitato che spieghi ai genitori che mandare i propri figli a scuola fin dal primo giorno sia importante: “Questi bambini hanno problemi nel seguire le lezioni e nell'integrarsi. Mancare i primi giorni di scuola non li aiuta per niente. Dobbiamo fare capire ai genitori che se i loro figli vogliono vivere in Danimarca, allora devono darsi da fare con la scuola”. La giornalista Rushy Rahsid ricorda di avere passato lunghe vacanze in Pakistan con i suoi genitori quando era bambina: “Le famiglie fanno questi viaggi così lunghi proprio per dare una dose di religione, cultura, tradizioni e valori familiari ai loro figli. Il viaggio è costoso, quindi ne approfittano per fargli conoscere tutta la famiglia”

Anche quando si riesce a fare frequentare la scuola ai figli, la situazione non migliora molto. Le scuole di Copenhagen sono luoghi ostili, dove gli studenti rischiano pestaggi, violenze[27], rapine e minacce, spesso perpetrate da bambini della loro stessa età. Alcune scuole, come le medie di Malmoe, in Svezia, hanno tali problemi di violenza da essere costrette ad installare telecamere e ad assumere vigilanti. Il consigliere comunale Matz Nilsson ha dichiarato che nelle scuole di Malmoe, città che ospita alcuni dei ghetti peggiori della Scandinavia, le violenze sono diventate un problema comune.

Nella primavera del 2006, c'è stato bisogno di un intervento della polizia in una scuola di Berlino [29] dato che gli insegnanti non riuscivano più a gestire l'aggressività e le violenze degli studenti. Un ex insegnante ha dichiarato al giornale Tagesspiegel che gli studenti di origine araba [30] picchiavano i turchi, i tedeschi e tutti quelli che non fossero arabi. Petra Eggebrecht, ex preside della scuola di Rütli ha dichiarato: “per loro la scuola è solo un posto dove combattere per farsi rispettare, dove si prendono i delinquenti come modelli da imitare”. In quei luoghi i giovani sono a rischio di essere reclutati da organizzazioni estremiste. Fuori dalla scuola di Rütli gli studenti salutano i visitatori in arabo.

Quando i giornalisti sono andati a visitare la scuola[31] sono stati presi a sassate dagli studenti, mentre il sindaco assisteva impotente. Un altro problema per le scuole tedesche è che gli studenti di origine araba rifiutano di ubbidire alle insegnanti. Gli studenti della scuola media di Ruetli non hanno avuto problemi ad ammetterlo: “Gli studenti tedeschi ci leccano il culo, ci danno i soldi e ci servono perchè altrimenti gli spacchiamo la faccia.” Ci sono anche conflitti tra studenti arabi e turchi, che riflettono le battaglie delle bande giovanili per le vie della città. I giovani immigrati non si integrano e non parlano tedesco, nemmeno quelli di seconda e terza generazione. Tra loro l'abbandono scolastico è elevatissimo, cosa che li condanna alla disoccupazione. Le famiglie di tedeschi si stanno trasferendo in massa dai distretti pieni di immigrati come Neukoelln.

L'immigrazione maomettana ha portato anche a un aumento del crimine. Fin dal 2002 Lars Hedegaard e il Dr. Daniel Pipes[32] dichiaravano che gli immigranti dal terzo mondo, molti dei quali provenienti da Turchia, Somalia, Pakistan, Libano e Iraq – erano meno del 5 per cento della popolazione ma consumavano fino al 40 per cento del welfare. Inoltre, i maomettani erano il 4 per cento della popolazione danese, ma erano la grande maggioranza tra i condannati per violenza carnale, in quasi tutti i casi perpetrata verso donne non maomettane. Tale sproporzione era comune anche tra gli altri crimini violenti.

Nel 2005 è stato riportato che l'82 per cento[33] dei crimini perpetrati a Copenhagen erano stati commessi da immigranti di prima e seconda generazione, e che la polizia perseguiva cinque crimini commessi da immigranti per ogni crimine commesso da un danese[34]. I buttafuori nei club di Copenhagen sono costretti a girare armati per difendersi dalle aggressioni delle bande di immigranti[35], che in certi casi sono andati a cercarli fino a casa. Le bande di immigranti sono violente e pericolose, molto più delle bande di bikers[36] come gli Hell's Angels e i Bandidos. Un ricercatore norvegese ha avvertito che le bande di stranieri potrebbero dare vita a un'ondata di crimine organizzato mai visto prima in Scandinavia[37]. Arne Johannessen[38], della polizia norvegese, avvertiva fin dal 2003 che il costo del crimine è raddoppiato durante gli ultimi dieci anni, in buona parte per via degli immigranti.

La Svezia ha visto un incremento del crimine e della violenza[39] durante l'ultima ondata di immigrazione. Ovviamente, i politici svedesi non hanno fatto il collegamento. In uno dei pochi casi in cui un giornale svedese ha detto la verità, lo Aftonbladet ha rivelato che 9 tra i dieci gruppi criminali più attivi in Svezia sono maomettani, [40] cosa riportata anche in altri paesi come la Francia, dove i maomettani sono il 10 per cento della popolazione, ma il 70 per cento della popolazione carceraria.

Non che le prigioni europee facciano tanta paura agli immigranti. Ci sono state controversie per le condizioni di una prigione in cui sono detenuti alcuni tra i criminali più pericolosi di tutta l'Olanda[41]. Sono state pubblicate immagini di prigionieri tatuati che si godevano feste a base di birra, causando grande imbarazzo per le autorità carcerarie. Un carcerato presso la prigione di Esserheem, condannato a 14 anni per omicidio, ha dichiarato: “Abbiamo un bar e facciamo una festa ogni fine settimana. Abbiamo cibo pronto, gelati, birra, carte, biliardo e musica. Se il tempo è bello giochiamo a tennis.” Un altro detenuto ha fatto i complimenti per il cibo e ha detto di potersi godere cibo di tutti i tipi, anche sushi e sake. Nei Paesi Bassi[42] la tipica scusa dei multiculturalisti di sinistra e dei ricchi conservatori, ossia che gli immigranti lavorano, portano risorse alla popolazione e fanno ricambio generazionale, è completamente falsa. Non ci sono stati benefici economici dovuti all'ingresso di grandi quantità di gente senza scolarizzazione. Secondo Paul Scheffer, critico del multiculturalismo e insegnante di sociologia urbana all'università di Amsterdam, circa il 60 per cento degli immigranti turchi e marocchini sono disoccupati.


Andrew Bostom, editore di “The Legacy of Jihad”, cita le osservazioni del Dr. Muqtedar Khan, un maomettano moderato americano al ritorno dal Belgio[43]. Persino Khan ammetteva che lo stato belga fosse troppo generoso verso i maomettani: “L'assegno di disoccupazione è circa il 70-80 per cento del salario medio. Uno che è sposato e con figli ci può vivere tranquillamente e arrivare a comprarsi casa.” Lo scrittore americano Bruce Bawer, ora residente in Norvegia, scrive nel suo libro “While Europe Slept” che gli imam di Oslo predicano che i maomettani devono approfittare del welfare e rubare dai negozi, come forma di Jizya da parte degli infedeli. Bostom si chiede: “Questo atteggiamento, qualunque ne sia l'origine ci fa porre una domanda: come mai l'occidente continua a sopportare il bigottismo dei maomettani che arrivano al punto da negare l'ingresso alla Mecca e alla Medina agli infedeli, mentre i maomettani hanno la possibilità di essere ospitati generosamente in Europa e in America?”

Intanto, alcuni maomettani sono coinvolti direttamente o indirettamente nelle attività jihadiste. Il Mullah Krekar è stato condannato per terrorismo in Giordania[44], è stato sospettato di legami con i terroristi di Madrid[45], ed è stato accusato dalla CIA di avere ordinato attacchi esplosivi [46] in Iraq. Nonostante tutto, è vissuto per anni a Oslo, dove riceveva i sussidi e veniva trasportato gratis dai tassisti maomettani che lo apprezzano per la sua devozione. Krekar ha minacciato il paese che lo ha ospitato e mantenuto [47] insieme alla sua famiglia per 14 anni, continua a lottare contro la sua estradizione in Iraq, e definisce tale ordine “un'offesa da punire. Io difendo i miei diritti in corte come un occidentale. Sono paziente come loro. Ma se la mia pazienza cede, reagisco come un orientale.” Quando gli è stato chiesto come reagiscono gli orientali, Krekar si è rifiutato di commentare. Finora, Krekar ha difeso il terrorista Osama bin Laden e il leader iracheno di al-Qaida leader Abu Musab al-Zarqawi[48].

In Gran Bretagna, la polizia ha investigato il fatto che i quattro attentatori di Londra [49] del Luglio 2005 abbiano ricevuto mezzo milione di sterline in sussidi statali, usando varie identità false. Uno di loro, Mr Ibrahim, aveva sei identità false. Gli altri avevano varie identità false, con nazionalità, età e codici fiscali differenti. Gli investigatori ritengono che le loro identità fasulle siano servite a chiedere benefits sotto falso nome. Due di loro avevano ottenuto lo stato di rifugiati usando passaporti e nazionalità false. Mr Ibrahim, l'attentatore del bus di Hackney, aveva usato due date di nascita, sei nomi falsi, due codici fiscali e due residenze. Mr Osman aveva cinque nomi falsi, alcuni eritrei e altri somali, usando quattro indirizzi differenti nella parte a sudovest di Londra. Mr Omar, collegato ad un attentato su un treno della metro vicino a Warren Street, aveva cinque identità.

Il giornale London Times[50] riportava la paura che la Gran Bretagna stesse: “andando verso l'apartheid senza rendersene conto”, data la segregazione razziale sempre più pronunciata. Il giornale teneva conto delle situazioni di difficoltà economica e sociale dei quattro attentatori suicidi del 7 Luglio, senza tenere conto delle numerose incitazioni alla violenza del Corano e delle Hadith. Il London Times parlava dei problemi economici dei maomettani in UK, del loro tasso di abbandono scolastico e del tasso di disoccupazione, riportando che metà dei maomettani sono economicamente inattivi e che il loro tasso di disoccupazione è tre volte quello degli altri gruppi religiosi.

DP111, un commentatore britannico di siti come Jihad Watch, Little Green Footballs e del blog di Fjordman, scriveva che le famiglie maomettane sono molto grandi e che un solo stipendio non basta mai. Per loro è normale affidarsi ai benefits statali, al punto che circa l'80 per cento dei maomettani riceve soldi dallo stato: “Buona parte dei soldi donati ai maomettani dal contribuente inglese finiscono per finanziare la Jihad. Ciò avviene in tutti gli stati europei con una grossa popolazione maomettana (…) Siamo ridicoli: stiamo nutrendo e coccolando un popolo che ci odia e ci vuole morti. I maomettani non vogliono altro che rubare e saccheggiare quello che gli altri hanno guadagnato. Nel passato, lo facevano tramite conquiste e razzie. Ora, lo fanno tramite invasione, accattonaggio e crimine. Nel frattempo, l'occidente sta concedendo grossi prestiti alle nazioni maomettane, ben sapendo che non pagheranno mai. Dal punto di vista economico, i maomettani vivono di furto, prestito ed elemosina (...) Come mai l'occidente, che non ha mai amato farsi rapinare, ha deciso di finanziare un popolo nullafacente, aggressivo e deciso a distruggerlo? Cosa è successo alla civiltà più avanzata del pianeta? Si è rimbecillita?”

DP111 ricordava che il costo dell'immigrazione selvaggia è più alto del semplice welfare: “Bisogna tenere conto anche della mancanza di sicurezza dei mercati, della perdita di nuovi investimenti, della paura di volare e del fastidio verso le misure di sicurezza necessarie. Inoltre, anche del costo delle assicurazioni su tutte le attività.” Tutto ciò ci rende meno competitivi verso i paesi che non hanno una presenza maomettana sul territorio, come il Giappone, la Corea e Taiwan. Stiamo parlando di milioni di dollari all'anno per ogni maomettano sul territorio. Come se non bastasse, gli diamo enormi quantità di soldi come aiuti umanitari, mentre noi dobbiamo vivere nel terrore e avere le nostre libertà sospese o eliminate.

L'ex maomettano Ali Sina[51] afferma che persino negli USA, che hanno una popolazione maomettana più piccola e meno sicurezza sociale, i maomettani sono una perdita economica enorme: “Dato che ci sono circa 2 milioni di maomettani in America e dato che ci sono terroristi tra loro, gli americani sono costretti a spendere centinaia di miliardi di dollari per la sicurezza nazionale. Non conosco il costo esatto, ma lo posso stimare in 200 miliardi di dollari all'anno. Ogni maomettano finisce per costare al contribuente centomila dollari all'anno. Questo è il cosiddetto contributo dei maomettani all'economia americana, signor Presidente. Una volta aggiunti i costi degli attentati terroristici, il costo è ancora maggiore, e stiamo parlando solo dei costi monetari. Si possono quantificare le sofferenze delle famiglie delle vittime del terrorismo? Questa situazione è la stessa in tutti i posti dove i governi sono stati costretti a spendere soldi per la sicurezza nazionale”

Nel suo libro “Eurabia - The Euro-Arab Axis” la Bat Ye'or descrive il processo di trasformazione dell'Europa moderna come il risultato di una politica pianificata. Durante un'intervista con il giornale israelita Haaretz[52], la Bat Ye'or esprime il timore che l'Europa diventerà sempre più islamizzata, fino a diventare un satellite del mondo maomettano: “I governanti europei hanno deciso un'alleanza col mondo arabo, con cui hanno accettato l'atteggiamento maomettano verso Israele e gli USA. Ciò non vale solo per la politica estera, ma anche riguardo alle politiche interne come immigrazione, integrazione e il ruolo dell'islam in Europa”

Durante gli anni 60 l'ex primo ministro francese Charles de Gaulle, irritato dalle perdite delle colonie francesi in Africa e in Medio Oriente, oltre che dalla perdita di potere internazionale da parte della Francia, decise di creare un'alleanza strategica col mondo arabo contro le influenze americane e russe. Questa alleanza divenne la base della politica della Comunità Europea (l'antenato dell'UE) degli anni '70, durante il dialogo Euro Arabo. Questa alleanza richiedeva l'immigrazione di milioni di maomettani in Europa, l'adozione di una politica anti americana e anti israelita, e trasformerà l'Europa in un continente sotto il dominio dell'Arabia Saudita.

Come dice la Bat Ye'or, buona parte delle azioni dell'Eurabia sono nascoste al pubblico, ma a volte se ne possono vedere gli effetti. Il primo ministro Romano Prodi, presidente della Commissione Europea (il Politburo dell'UE) dal 1999 al 2004, voleva più cooperazione con i paesi arabi. Prodi parlava di una zona di libero scambio col mondo arabo, espandendo anche a loro le quattro libertà dell'UE, tra cui la libera circolazione degli individui. Questo è stato detto chiaramente in un documento del 2003[53], ma non è menzionato quasi mai nei media europei, soprattutto non nelle sue conseguenze. Durante la sesta conferenza ministeriale Euro-Med a Bruxelles, si affermava che questa iniziativa avrebbe offerto “un'integrazione graduale coi mercati interni europei e la possibilità di raggiungere le quattro libertà fondamentali europee, ossia libertà di movimento di beni, servizi, capitali e individui.” I ministri avevano il dovere di aiutare la Commissione Europea ad organizzare una fondazione Euro-Mediterraneana per il dialogo tra le culture, un'assemblea parlamentare Euro-Mediterraneana e una banca europea.

Nel giugno 2006, dopo che la sua coalizione di sinistra aveva annunciato che avrebbe reso più facile l'immigrazione dai paesi maomettani all'Italia, il primo ministro Romano Prodi ha dichiarato che: “E' il momento di guardare al sud e rilanciare una nuova politica di cooperazione [54] mediterranea.” Prodi stava pensando al partenariato Euro Mediterraneo, lanciato a Barcellona nel 1994. Il primo ministro ha spiegato che il Processo di Barcellona, che includeva la creazione di una zona di libero scambio nel 2010, non era più sufficiente e che serviva un nuovo approccio, dichiarando che “I paesi della sponda meridionale del mediterraneo si aspettano questo da noi”.

L'immigrazione dei maomettani ha un costo enorme e sta devastando l'Europa. Nel frattempo, i burocrati dell'UE stanno facendo di tutto per importare altri maomettani in Europa, dato che i loro padroni sauditi glielo hanno ordinato. Grazie per averci avvisato, Romano Prodi: grazie a te abbiamo capito che l'UE deve essere distrutta [55] e che gli eurocrati sono una casta di traditori corrotti che deve essere spazzata via.

Fonti:


http://59.911.10.738subf36:EMlpoga918318646547НЖ




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