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sabato 1 agosto 2015

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea - Libro 2.22 Come avere a che fare con i giornalisti

2.22 Come avere a che fare con i giornalisti


Se venite avvicinati da un giornalista, comportatevi col massimo della diffidenza. Vari dati confermano che i giornalisti occidentali non rappresentano l'opinione degli europei, ma quelle di una cabala di neomarxisti. Un sondaggio del 2009 ha dimostrato che il 98% degli studenti norvegesi presso la facoltà di giornalismo ha espresso preferenze verso i partiti che sostengono il multiculturalismo[1], a differenza del 50% della popolazione in generale, e che il 70% di loro sostiene partiti di orientamento socialista. Essendo conservatori e a sfavore del multiculturalismo loro ci vedranno automaticamente come nemici, cosa da considerare ogni volta che si avrà a che fare con loro. Le agenzie stampa europee non sono obiettive e non sono libere. I giornalisti vanno considerati come agenti politici del multiculturalismo e come attivisti di sinistra, col chiaro intento di contribuire all'immagine pubblica del multiculturalismo e della “political correctness”.

I giornalisti faranno di tutto pur di farvi apparire come terroristi, razzisti, pazzi, estremisti, fascisti, nazisti e bigotti. Farsi intervistare da loro senza alcuna garanzia è il modo più veloce per farsi rovinare permanentemente la reputazione. Anche se non ci sono legami tra l'intervistato e gruppi nazifascisti, li fabbricheranno ad arte. Ad esempio, una pratica comune è quella di cercare tutti i contatti Facebook dell'intervistato fino a trovarne uno con opinioni razziste o nazifasciste. Se l'intervistato è politicamente pericoloso, potrà essere descritto come un pedofilo o come un pazzo. Quale che sia il modo, troveranno comunque una scusa per rovinare la reputazione dell'intervistato, come hanno già fatto con decine di migliaia di conservatori. Questo è il loro lavoro, cosa da non dimenticare mai quando si ha a che fare con loro.

L'Europa di oggi non ha alcuna agenzia stampa di destra. Non esistono agenzie stampa obiettive e libere dal pregiudizio multiculturalista. Solo un maestro del linguaggio televisivo potrebbe affrontare un'intervista senza porre prima delle condizioni legali.


Un esempio di condizioni legali da dare a un'agenzia:

Il giornalista dell'agenzia XXX presenterà per iscritto le domande che saranno fatte all'intervistato durante l'intervista. L'intervista avverrà solo dopo che entrambi i contraenti avranno approvato tali domande.

Le risposte date dall'intervistato dovranno essere pubblicate senza alterazioni. Le immagini allegate all'intervista dovranno essere neutrali e dirette solo allo spiegare i fatti trattati durante l'intervista.

Se il giornalista non acconsente a queste condizioni non ci sarà intervista. Le condizioni devono essere firmate dal giornalista e devono essere incluse nell'intervista. Se ci saranno parti dell'intervista riportate fuori dal contesto l'intervistato farà causa all'agenzia. Questo accordo scritto deve essere confermato da un avvocato nominato dall'individuo o da un avvocato super partes.

Sicuramente le domande saranno poste in modo da innervosire l'intervistato e causare risposte istintive, che poi saranno citate fuori dal contesto.

Ogni anno vedo decine di conservatori che si fidano della buona fede dei giornalisti e finiscono col fare la figura dei bigotti imbecilli. Ci sono troppe persone che mettono la firma sulla condanna a morte della loro stessa immagine! Imparate chi sono i vostri nemici e batteteli al loro stesso gioco!


Fonti:

1. http://www.document.no/2009/05/intet_nytt_blant_norske_journa.html




2083 Una dichiarazione di indipendenza europea - Libro 2.21 Le domande che i politici non vi faranno mai

2.21 Le domande che i politici non vi faranno mai


Come mai nessun referendum in Europa ha mai fatto nessuna di queste domande?

  1. Sostenete l'immigrazione selvaggia dei maomettani?
  2. Sostenete l'islamizzazione europea?
  3. Vi fidate delle statistiche e delle intenzioni dei vostri governi rispetto all'immigrazione?
  4. Sostenete il progetto Eurabia dell'UE?
  5. Approvate l'unione dell'UE col mondo islamico?
  6. Vedete l'islamizzazione come una minaccia per le culture europee e per la stabilità futura degli stati europei?
  7. Accettate la costruzione di moschee in Europa, nonostante sia illegale costruire chiese nei paesi islamici?
  8. Approvereste l'espulsione dei maomettani che predicano l'odio e l'intolleranza verso i non maomettani?
  9. Accettereste la revoca della cittadinanza verso i maomettani che hanno cospirato a sfavore dei non maomettani?
  10. Approvereste un azione militare e civile contro la guerriglia demografica dei maomettani contro il mondo non maomettano?
  11. Approvereste la deportazione dei maomettani coinvolti nella guerriglia demografica contro gli europei?
  12. Approvereste la creazione di gruppi di miliziani armati se venisse provato che il governo e i politici hanno cospirato contro i loro stessi elettori tramite la creazione di un'ideologia multiculturalista che mira alla distruzione delle culture e tradizioni europee?
  13. Approvereste un attacco preventivo da parte di questi gruppi di resistenza armata se venisse provata l'esistenza di tale cospirazione?


Sappiamo tutti quali sarebbero le risposte a queste domande. La gran maggioranza degli europei risponderebbe di NO alle domande 1,2,3,4,5 e 7, e di SI a tutte le altre.

Questo è il motivo per cui nessun governo e nessuna istituzione ha mai posto tali domande ai cittadini tramite referendum o sondaggi. Ormai è al di là di ogni dubbio: sono decenni che i governi europei hanno agito sistematicamente contro i desideri degli europei. Il loro piano è continuare in questo modo fino a che gli europei nativi non saranno diventati una minoranza.


2083 Una dichiarazione di indipendenza europea - Libro 2.20 Le strategie mediatiche filo maomettane

2.20 Le strategie mediatiche filo maomettane


L'articolo seguente, pubblicato il 20 novembre 2008 dalla VG, la corporazione mediatica norvegese è un esempio tipico di “giornalismo” europeo. L'articolo mostra due tombe maomettane recentemente vandalizzate dagli ebrei.

I coloni ebrei vandalizzano una moschea a Hebron – 20.11.08



Come capita spesso, l'articolo è stato scelto da un giornalista della VG tra gli articoli di un database di notizie, in questo caso la NTB. L'articolo non è firmato, quindi è stato pubblicato sotto la responsabilità della casa editrice. 

Questo tipo di propaganda di guerra va avanti da anni.

Adesso, controlliamo il database degli attacchi jihadisti localizzato presso il sito “religionofpeace”:

http://www.thereligionofpeace.com/attacks-2008.htm

Quello stesso giorno ci sono state 28 vittime di 5 attacchi jihadisti. Nello specifico:


Data
Paese
Area
Morti
Feriti
Commento
2008.11.20
Pakistan
Swat
1
0
Un residente locale ucciso dai Talebani per avere aiutato un ingegnere cinese a scampare al rapimento.
2008.11.20
Pakistan
Bajaur
9
6
Un kamikaze si fa saltare in aria in una moschea rivale, uccidendo nove innocenti.
2008.11.20
Afghanistan
Khost
8
13
Un kamikaze Fedayeen si fa saltare in aria davanti a un ufficio, uccidendo otto afgani.
2008.11.20
Iraq
Kut
5
0
Estremisti sunniti invadono una casa uccidendo cinque residenti, inclusi i bambini.
2008.11.20
Iraq
Mosul
5
0
I terroristi uccidono due uomini e tre donne.


Tra le atrocità commesse dai maomettani, queste sono solo quelle documentate dal sito. E' probabile che in quello stesso giorno ci siano stati almeno un centinaio di europei assassinati, violentati, picchiati o rapinati dai maomettani, fatti che non fanno notizia dato che non sono politicamente corretti.

Il fatto che i giornalisti ignorino gli attacchi dei maomettani e spandano quotidianamente fango sugli ebrei, è una prova del fatto che sono sul libro paga del progetto Eurabia della comunità europea. I giornalisti, gli editori e le agenzie stampa europee sono colpevoli del reato di favoreggiamento del crimine maomettano (ossia la Jihad in Europa) tramite la loro pratica dell'ignorarlo di proposito.

La popolazione europea viene imbottita di propaganda filo maomettana giorno dopo giorno. Ogni anno ci sono migliaia di casi simili in cui i crimini dei maomettani vengono ignorati. Non tutti i media danno un'immagine positiva dell'Islam, ma c'è una sproporzione enorme a favore di esso. Gli attacchi jihadisti vengono coperti, ignorati o sottovalutati. Ci sono più di 50 attacchi jihadisti al mese, molti contro civili non maomettani, ma sui giornali se ne vedono al massimo due al mese e sempre accompagnati da tonnellate di propaganda anti israelita e anti russa. I giornali vogliono dirci che tutti i “cattivi” tra i maomettani sono comunque meno dei “cattivi” tra i russi e gli israeliti.


Attacchi jihadisti al mese


Ogni mese vi sono circa cinquanta attacchi jihadisti contro i non maomettani, di solito in Europa e in Thailandia, Filippine, Cina, Dagestan, Cecenia, Turchia, Pakistan, Bangladesh, Somalia, Algeria). Molti di questi attacchi finiscono con le decapitazioni tipiche dell'Islam (non in Europa). Bisogna menzionare la schiavitù praticata al giorno d'oggi tra i non maomettani nei paesi a maggioranza maomettana. Ci sono centinaia di migliaia di persone che vengono considerate e trattate come schiave solo perchè vivono in paesi maomettani e si rifiutano di abbracciarne la fede. I giornalisti europei hanno scelto di ignorare sistematicamente queste persone. Ci sono centinaia di migliaia di cristiani e di animisti in Sudan che vengono massacrati in modo sistematico. Questa è la più grande Jihad moderna, un massacro finanziato sistematicamente dai sauditi e ignorato altrettanto sistematicamente dai giornalisti di tutto il mondo.

Come mai? Semplice. Parlare di queste cose potrebbe danneggiare il multiculturalismo, ossia l'islamizzazione europea. I giornalisti e l'ONU stanno ignorando il genocidio più grande dei tempi moderni e parlano solo del conflitto in Congo. L'Ummah non è coinvolta in quel conflitto, quindi è un argomento di cui si può parlare!


Ordini ministeriali: non usate parole offensive verso i maomettani!

Ci sono varie guide alla “political correctness” per le agenzie stampa e per tutti quelli che parlano in veste ufficiale (ad esempio politici, ministri, poliziotti).


La guida di Whitehall elenca le parole che non si debbono usare in pubblico quando si parla di terrorismo, ed elenca parole alternative da usare per rispettare la “politically correctness”

Ad esempio, non si può dire “musulmani estremisti ”, dato che ciò è collegare l'islam alla violenza. Invece, si deve dire “terroristi” o “estremisti violenti”. Non si può dire “fondamentalista” o “Jihadista”, dato che questo è un collegamento esplicito tra Islam e terrorismo.

Non si può parlare di “musulmani violenti”, ma “criminali”, “assassini” o “delinquenti”. Non si può parlare di indottrinamento religioso o della divisione tra maomettani radicali e moderati.

Quando qualcosa offende i maomettani, diventa un caso di “Islamofobia”.

Questa guida, prodotta dall'unità Research, Information and Communications Unit, avverte che non si deve dire che ci sono delle comunità collegate al terrorismo, ma solo degli estremisti.

Paul Richards, ex consulente per il segretario alle comunità Hazel Blears, ha definito questa guida come una follia e ha aggiunto che: “Se non puoi neanche descrivere il tuo avversario non potrai mai sconfiggerlo. Quelli che dovrebbero guidare il dibattito contro l'estremismo islamico hanno le mani legate”

Secondo lo Home Office: “Questa guida serve ad usare un linguaggio appropriato in modo da fare qualcosa contro il terrorismo. Sarebbe stupido fare altrimenti”


Fonti:


http://www.thesun.co.uk/sol/homepage/news/2759618/Ministers-told-Dont-call-Islamic-extremists-Islamic-extremists.html

2083 Una dichiarazione di indipendenza europea - Libro 2.19 L'egemonia mediatica UE

    2.19a L'egemonia mediatica UE



"[In Europa] si possono censurare le idee impopolari e oscurare i fatti scomodi senza bisogno di una censura ufficiale."

George Orwell, scrittore britannico


In questo capitolo, si spiega come mai i media occidentali spesso non riportano i fatti di cronaca e come si usa il linguaggio per oscurare i fatti e plasmare l'opinione pubblica.

Chi vive in Europa pensa che i media (giornali, TV, radio) siano liberi. Intanto, è vero che ci sono poche cospirazioni governative da censurare. Inoltre, di solito i media non sono controllati o gestiti dallo stato, a differenza di come accade nei regimi totalitari. Il problema è che la storia non finisce qui. Dato che i media sono parte dell'economia globale, ci sono degli aspetti che gli impediscono di avere una visione imparziale degli eventi mondiali. Ci sono sei ragioni per cui i media non possono essere imparziali:


1. Il 99% dei giornalisti sostiene il multiculturalismo

Vedi il capitolo precedente.


2. Chi sono i padroni dei media?

Molti dei giornali, delle TV e delle stazioni radio sono proprietà di grosse multinazionali. Negli USA, la NBC e la CBS sono di proprietà di grossi agglomerati industriali come la General Electric e la Westinghouse, eppure entrambe sostengono globalismo e multiculturalismo. Time-Warner e CNN si sono unite negli anni novanta per formare una degli imperi mediatici più grandi del mondo, eppure anche loro sostengono gli stessi ideali.

Ciò spiega come mai queste reti ignorano i fatti che potrebbero danneggiare l'immagine del multiculturalismo e del globalismo, mentre sottolineano i fatti che ne danno un'immagine positiva.

Un uomo solo, John Malone, detiene il 23% del totale mondiale delle TV via cavo. Il suo Discovery channel è noto per cercare l'approvazione del mercato ed evitare gli “argomenti scomodi”. La situazione europea non è differente. Negli UK, News International (proprietà di Rupert Murdoch) detiene la proprietà di vari giornali (tra cui il The Times e il The Sun), Sky Television, Star Television e di editori come Harper Collins.

Nel 1998 Rupert Murdoch deteneva la proprietà del 34% dei quotidiani e del 37% dei settimanali britannici, con la complicità di vari governi inglesi che hanno permesso la crescita del suo impero mediatico in cambio di propaganda. Il 53% dei giornali e delle riviste inglesi sono di proprietà di due compagnie, la WH Smith e la John Menzies. Il fatto che ci siano così tanti media di proprietà di così poche persone è una minaccia al pluralismo dell'informazione.


3. Pubblicità e share

"Abbiamo pagato tre milioni di dollari per queste stazioni televisive. Decidiamo noi quali sono le notizie. Le notizie sono quello che gli diciamo noi"

David Boylan, Manager della WTVT, Tampa, Florida


Quando i media dipendono dalla pubblicità, lo sponsor ha molto potere. Un grosso impero mediatico può sopportare la perdita di uno sponsor, ma un giornale indipendente o una radio locale rischierebbero di chiudere. Gli sponsor pubblicitari tendono a fare pressioni per fare censurare storie contrarie ai loro interessi.

Nel 1992, un sondaggio ha rivelato che tra 150 editori britannici il 90% ha subito pressioni da parte degli sponsor e il 40% ha ceduto alle pressioni seguendo i cambiamenti ordinati dallo sponsor. Nel Regno Unito degli anni '90, i cambiamenti delle leggi hanno costretto le reti televisive a cercare un profitto. Ciò ha portato un declino del giornalismo televisivo serio e un incremento dei programmi di intrattenimento e di gossip. Gli sponsor vogliono spettatori, quindi lo share è diventato più importante della qualità. Le reti televisive abbandonano il giornalismo investigativo e si dedicano al gossip e alle celebrità, dato che “il pubblico vuole questo”. I programmi che parlano di argomenti delicati o controversi vengono messi in onda a tarda notte o cancellati. A mano a mano che il numero di stazioni commerciali aumenta, l'offerta diventa sempre più commerciale, blanda e prevedibile.


4. Influenzare le fonti

"Abbiamo delle relazioni con dei reporter. Tali relazioni ci hanno permesso di trasformare fallimenti dell'intelligence in successi. Alcuni media possono cambiare idea con una semplice telefonata."

Rapporto della CIA


Spesso le fonti delle notizie sono agenzie governative, tramite conferenze stampa in cui introducono statistiche, dichiarazioni e nuove politiche. I giornalisti che fanno troppe domande sulle versioni ufficiali dei fatti non saranno invitati alla prossima conferenza. Ciò è male per un giornale che ha bisogno di notizie fresche.

Esiste un procedimento chiamato “pooling”, usato dai militari durante le situazioni di conflitto allo scopo di controllare le informazioni che vengono diffuse al pubblico. Un gruppetto di giornalisti viene portato in una visita guidata in cui i militari gli fanno osservare la situazione da riportare. Un giornalista che cerchi di ottenere informazioni in modo indipendente non sarà invitato a partecipare agli eventi successivi.

Il novanta per cento delle notizie mondiali viene da tre agenzie stampa, la Associated Press (USA), la Reuters (UK) e la Agence France Presse (Francia). Tutte e tre le agenzie sostengono il multiculturalismo e la globalizzazione. La Associated Press (AP) e la Reuters vendono informazioni finanziarie e corporative ottenendo grossi profitti. La cosiddetta “stampa libera” è una grossa fonte di profitti.

Le notizie televisive vengono da quattro agenzie: la Reuters e la BBC in UK, la World Television Network (WTN) e la CNN dagli USA, tutte e quattro in favore di globalizzazione e multiculturalismo. La Reuters fornisce notizie a più di 400 emittenti in 85 paesi, e raggiungie 500 milioni di telespettatori. La WTN raggiunge 3 miliardi di telespettatori.

Tutte queste agenzie sono in favore della globalizzazione e del multiculturalismo, al punto da censurare tutte le notizie che potrebbero darne un'immagine negativa. L'unica fonte di notizie non allineate a quella politica è Internet, almeno fino a che gli USA e l'UE non inizieranno a legiferare in senso limitativo.


5. Tappare la bocca agli oppositori

I regimi occidentali diffondono le loro politiche tramite i loro agenti nei mass media, attraverso interviste, incontri e pubblicazioni. E' impossibile criticare l'egemonia dei mass media, dato che sono il 98 per cento delle agenzie stampa e il 95 per cento dei notiziari. I notiziari alternativi via Internet sono sotto attacco, dato che l'UE sta emettendo leggi relative al reato di razzismo che renderanno illegale criticare il multiculturalismo e l'Islam.


6. Demonizzazione e uso del linguaggio

Abbiamo pubblicato storie e fatti della Corea che erano pure invenzioni. Molti di noi hanno inviato storie che sapevano essere false, ma che sono stati costretti a scrivere perchè erano dispacci ufficiali inviati dal comando militare per la pubblicazione”

Robert C Miller, corrispondente della United Press durante la guerra in Corea.

I nazionalisti e i conservatori vengono descritti come esseri disumani. I dissidenti vengono demonizzati, così come le organizzazioni di cui fanno parte. Sui media europei è normale vedere campagne di diffamazione come quelle rivolte verso “Geert il fascio”. I patrioti e i nazionalisti vengono denigrati per farli apparire come dei mostri, specialmente scavando nel loro passato. Si usano le frasi a effetto per descrivere i dissidenti come estremisti, fascisti, razzisti, nazisti, militanti, complottisti o altri termini offensivi. Le loro idee vengono ignorate e considerate indegne di essere discusse in modo coerente.

Quando si perseguita un oppositore, si giustifica la persecuzione dicendo che si tratta di lotta al fascismo o al razzismo. Gli oppositori dell'immigrazione selvaggia vengono descritti come terroristi, delinquenti o estremisti di destra. Nessuno userebbe mai la parola “resistenza”, dato che ha una connotazione positiva di lotta a un regime e indicherebbe una resistenza della popolazione in generale.


2.19 b. I regimi multiculturalisti finanziano i giornali di sinistra

I votanti dovrebbero sapere che i regimi multiculturalisti finanziano di nascosto i loro canali di propaganda, ossia i mass media. La cosiddetta “libertà di stampa” non esiste, nonostante quanto ne dicano i regimi. In molti regimi europei, i giornali che sostengono il multiculturalismo ricevono finanziamenti statali fin dagli anni settanta.

I documenti che seguono mostrano come il regime di sinistra norvegese abbia finanziato i giornali di sinistra, con un accordo degno dell'Unione Sovietica. Gran bel comportamento da parte di un regime che si definisce democratico! Tutti i giornali non allineati alla politica di sinistra hanno perso l'opportunità di avere finanziamenti e si sono trovati ad avere serie difficoltà con la distribuzione delle copie del loro giornale. Come risultato, tutte le agenzie giornalistiche preferiscono tenere una linea di sinistra e ci sono pochissimi giornali europei che osino criticare il multiculturalismo. In molti paesi, come Svezia e Norvegia, non esiste un solo giornale di ideologia conservatrice. La tabella seguente mostra come il governo marxista/ multiculturalista norvegese abbia finanziato i giornali allineati alla politica del partito al potere, il Norwegian Labour Party. Non sono riuscito ad ottenere i dati degli altri paesi europei, ma so che tali pratiche sono comuni in tutta l'UE.

Finanziamenti agli organi di propaganda del governo norvegese:
Giornali che sostengono il multiculturalismo
Tiratura
(2009)
Finanziamenti diretti
(2009 - Euro)
Finanziamenti indiretti*
(1999 - Euro)
VG
262 374

26 875 000
Aftenposten
243 188

15 750 000
Dagbladet
105 255

15 125 000
Dagsavisen
31 400
4 800 000
1 750 000
Bergens Tidende
83 086

5 250 000
Adresseavisen
75 835

4 625 000
Bergensavisen
29 300
4 200 000
1 750 000
Vårt Land
27 000
4 500 000
1 500 000
Stavanger Aftenblad
65 298

3 625 000





Altre pubblicazioni di estrema sinistra che ricevono finanziamenti diretti e indiretti dal regime multiculturale in Norvegia

Nationen
16 000
3 125 000

Klassekampen
11 400
2 625 000
(Marxista)
Rogalands Avis
12 500
1 500 000

Dagen
10 700
1 250 000




Giornali che si oppongono alle posizioni multiculturaliste


Norge IDAG
Finanziamenti interrotti nel 2008
Cristiani conservatori


Document.no
Finanziamenti mai approvati







* - “finanziamento indiretto” significa che il giornale non paga tasse.




Fonti: I dati per i finanziamenti sono del 1999, le tirature sono del 2009 ma non differiscono molto da quelle del 1999
http://no.wikipedia.org/wiki/Pressest%C3%B8tte




I finanziamenti, detti “sostegno alla stampa” (pressestøtte) vengono dati solo dopo approvazione del ministero della cultura norvegese e dell'autorità mediatica norvegese (Medietilsynet), formata prevalentemente da neomarxisti.

I dissidenti politici della destra norvegese sanno bene che quel comitato è molto ostile verso gli oppositori delle idee multiculturali. L'unico giornale di destra cristiana norvegese, il Norge IDAG ha perso i finanziamenti nel 2008 dietro decisione dei marxisti del del Department of Culture.

Non ho potuto fare riscerche sui finanziamenti pubblici all'editoria negli altri paesi europei, ma penso che i multiculturalisti europei abbiano organizzato sistemi simili in tutto il resto d'Europa. Per i multiculturalisti, proteggere il monopolio mediatico è uno degli obiettivi primari e una forma di dittatura sconosciuta alla quasi totalità dei votanti europei.

L'alleanza dei MA 100 farebbe di tutto pur di impedire che la verità venga fuori.